Alpi minacciate e Venezia senza acqua (!!)

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Il rapporto degli esperti Onu a Bruxelles. “Fra tre generazioni non si potrà sciare”

MARCO ZATTERIN CORRISPONDENTE DA BRUXELLES

I figli dei nostri nipoti non potranno più andare a sciare. Senza un intervento globale e deciso per frenare il riscaldamento climatico, nel 2050 i grandi ghiacciai che incoronano il nord dell’Italia saranno ridotti anche del 70 per cento. L’effetto della temperatura che sale è inesorabile: ogni grado di media in più comporterà un arretramento di 60-140 metri della massa gelata, le nevicate si faranno più rare e la «quota zero gradi» più elevata. Inizialmente lo scioglimento delle acque saturerà i laghi naturali alpini aprendo la strada a pericolose esondazioni. Ma l’abbondanza finirà in fretta. Saremo costretti a dire addio alle piste imbiancate che non potranno più contare nemmeno sugli impianti artificiali ormai asciutti. Niente seggiovie e skipass. Allora, in un mondo dal clima impazzito, tutto questo potrà però sembrarci il minore dei mali.

Nelle salette di Palazzo Charlemagne si lavora da quattro giorni su cause, effetti, scenari e soluzioni del riscaldamento globale, la peste del XXI secolo. A Bruxelles sono arrivati da ogni parte oltre duecento esperti dell’Ipcc, il Panel intergovernativo sul cambiamento climatico, che stamane presenterà la sintesi delle oltre 1.500 pagine e dei venti capitoli del loro IV Rapporto sul pianeta che muore. Per scriverlo hanno tirato tardi in un giovedì di vera Passione. A tutto ieri pomeriggio la sezione su come adattarsi alla nuova situazione non era stata discussa. Quella dell’analisi paese per paese risultava invece ultimata, con la conferma dell’orizzonte drammatico già dipinto dalle indiscrezioni dei giorni scorsi. Un quadro che, secondo la bozza ottenuta da «La Stampa», non salva nessuno. Nemmeno l’Italia e, soprattutto, le sue montagne.

«Le Alpi potranno essere una delle regioni più toccate dalla variazione delle temperature» afferma il Panel costituito sotto l’egida delle Nazioni Unite: «Ci si attende che la durata dell’innevamento nelle zone montane diminuisca di diverse settimane per ogni grado di caldo in più alle medie altitudini nelle regioni alpine». Già oggi, secondo una recente stima del WWF-Italia che chiede una moratoria per gli impianti, il 60 per cento dei quasi 5.000 chilometri di piste da sci delle sole Alpi viene innevato artificialmente. È solo l’inizio. A proposito dell’Austria, nostra vicina di casa, il rapporto rivela che un grado di aumento medio della temperatura può ridurre la stagione degli sport invernali di quattro settimane.

Ci sarà un vero e proprio restyling del paesaggio alpino. «Il riscaldamento climatico indurrà una migrazione della vegetazione alpina verso quote ancora più alte – rilevano gli studiosi dell’Ipcc – intensificando un fenomeno di accelerazione che in quest’inizio di secolo è apparso evidente. L’aumento della temperatura renderà più verdi le cime delle montagne. I boschi saranno invasi dalle specie sempreverdi a foglia larga».

Profittando del disequilibrio delle stagioni, sostiene il documento riservato, alcuni insetti dannosi per la biosfera avranno maggiore facilità di riproduzione, cosa che del resto si è già visto in diverse regioni alpine con la processionaria del pino.

la stampa

FONTE:http://www.ecohysteria.net/?p=992