Benvenuti a Cancun da Ixchel

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Benvenuti a Cancun da Ixchel

lunedì 29 novembre 2010

La cerimonia di apertura della COP 16 di Cancun è appena finita. Tra gli interventi anche il premio Nobel messicano per la chimica 1995 Mario Molina. Nel suo intervento la segretaria dell’UNFCCC Cristiana Figueres ha dato ai delegati di quasi 200 nazioni il benvenuto nella terra della dea Maya Ixchel. “Ixchel – ha detto Figueres – era la dea della luna, ma anche la dea della sapienza, della creatività e della tessitura. Mi auguro che possa ispirarvi, perché oggi tutti voi siete riuniti a Cancun per tessere assieme gli elementi di una risposta concreta al cambiamento climatico, usando come strumenti sia la creatività che la ragione”.

FONTE: http://emiliodalessio.blogspot.com/2010/11/la-cerimonia-di-apertura-della-cop-16.html
27/05/2011

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DUNQUE IDIOLATRIA?..IL “SANTUARIO FORESTALEIL CULTO DI “GAYA” la RELIGIONE “GREEN”? Come vedremo in questo succssivo art.
Cristina Figueres, segretaria generale dell’UNFCCC, la Convenzione delle Nazioni Unite che fa da cornice ai negoziati, ha invocato su tutti l’ispirazione della dea maya Ixchel, nume della ragione e della creatività, perché “metterle insieme è necessario per tessere il tappeto che ci guida a una nuova fase di implementazione del Protocollo di Kyoto”.

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Clima, la speranza di un accordo

25 ambulanze. Riservate a chi dovesse “avere problemi con la sicurezza” nei giorni del 16esimo Vertice delle Nazioni Unite sui Cambiamenti climatici, che da ieri e fino al 10 dicembre prossimo occuperà chilometri di spiagge transennate a Cancun, capitale messicana del turismo balneare. Poi 6mila poliziotti e soldati, un altro migliaio di marines. Solo questi bellicosi numeri ci richiamano alla memoria le concitate giornate della COP15 di Copenhagen, dove nel dicembre 2009 i leaders di mezzo pianeta hanno fatto a gara per affacciarsi alla vetrina Onu, immaginando che il mondo sarebbe riuscito a darsi una verniciatina più credibile di verde mettendo in campo fondi e iniziative certi per affrontare l’emergenza.
Memori del fallimento, ad aprire la Conferenza 2010 i politici lasciano la la scienza: Mario Molina, presidente del Centre for Strategic Studies on Energy and Environment e Rajendra Kumar Pachauri, presidente del Panel intergovernativo sui cambiamenti climatici che per primo ha dimostrato che sono state le attività umane ad incendiare l’atmosfera. I dati sono sotto gli occhi (e gli ombrelli) di tutti noi: il 2009 secondo la NASA è stato l’anno più caldo dopo il 1880, data in cui si fa cominciare l’industrializzazione dell’Occidente e le emissioni climalteranti. “Dobbiamo trovare mezzi e strumenti per risolvere l’emergenza – ha denunciato Molina – e non ci sono giustificazioni che tengono visto che il costo che dovremmo affrontare per mantenere l’aumento della temperatura globale al di sotto della soglia rischio dei 2 gradi va tra l’1 e il 3% del Pil globale, a fronte dei costi astronomici che dovremmo sostenere se non lo facessimo in tempo utile”. La finestra delle opportunità, poi, potrebbe chiudersi, e per questo non bastano le politiche di adattamento: “senza uno stop ai cambiamenti climatici, il rischio è grande – ha continuato Kumar Pachauri – perché gli impatti più gravi li subiranno proprio quei popoli che meno hanno contribuito all’inquinamento globale, i più poveri e privi di mezzi per reagire”.
L’emergenza clima, ha ammonito il padrone di casa, il presidente messicano Felipe Calderon, “non conosce confini né colori. Quando negoziamo – ha ricordato ai suoi colleghi dei Governi – dobbiamo ricordarci che lo facciamo non solo per i nostri Paesi, ma per quei bambini e quelle bambine cui è nostra responsabilità di dare un futuro”. Noncuranti gli Stati Uniti – i principali inquinatori ”storici” – e la Cina il principale inquinatore “attuale”” – guidano allo scontro i due blocchi contrapposti dei Paesi industrializzati e degli emergenti cercando di strappare gli uni gli altri i maggiori tagli di emissioni e i maggiori finanziamenti. Cristina Figueres, segretaria generale dell’UNFCCC, la Convenzione delle Nazioni Unite che fa da cornice ai negoziati, ha invocato su tutti l’ispirazione della dea maya Ixchel, nume della ragione e della creatività, perché “metterle insieme è necessario per tessere il tappeto che ci guida a una nuova fase di implementazione del Protocollo di Kyoto”. L’unico documento con impegni vincolanti di tagli delle emissioni, infatti, “scade” nel 2012 e moltissimi tra i Paesi emergenti e industrializzati vorrebbero mandarlo in pensione senza assumersi nuovi impegni.
La faccia, se non ce la mettono i Governi, ce la mette Simona Lopez, leader della comunità Tzeltal del Chiapas. Il Presidente Gonzales, anche per recuperare terreno rispetto al collega boliviano Morales sulla causa indigena, sta spingendo perché nella “visione condivisa” che apre il documento-guida del negoziato, siano riconosciuti i diritti delle popolazioni indigeni come custodi e registi della protezione del territorio, in particolare delle foreste. Racconta una storia semplice, Simona Lopez: quella di donne che vive facendo e vendendo vasi di coccio. Per cuocere i vasi e fare da mangiare, generazione dopo generazione, hanno contribuito alla deforestazione. Certo, la responsabilità più grande non è la loro: è delle multinazionali del legname, delle piantagioni, del clima che cambia. Il risultato è che oggi per trovare la legna per pranzo e cena gli ci vogliono oltre 5 ore di lavoro. Ma da qualche anno Simona e le altre hanno imparato come cuocere vasi e cibo proteggendo la foresta, la loro più grande risorsa. E’ bastato un piccolissimo finanziamento e un po’ di formazione. “. Potreste dire che abbiamo fatto una piccola cosa– dice con semplicità ai negoziatori – come abbiamo fatto noi, ma è concreta, è un vero cambiamento per la nostra comunità. Adesso tocca a voi, fate la vostra parte, fate qualcosa per il pianeta”. Che la dea Ixchel sia rimasta l’unica speranza?
Aggiornamenti in diretta da Cancun all’indirizzo www.faircoop.net/campagne

Monica De Sisto *Responsabile Fair economie solidali e commercio internazionale approfondimenti su http://www.faircoop.net/campagne/in data:29/11/2010

FONTE:http://www.liberazione.it/news-file/Clima–a-Cancun-il-via-alla-conferenza–La-speranza-di-un-accordo—LIBERAZIONE-IT.htm      27/05/2011

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IL SECOLO XIX

Cancun: «Tutelare i santuari forestali»

03 dicembre 2010 Alberto Zoratti

Per svuotare un lavandino troppo pieno non abbiamo molta scelta. O chiudiamo il rubinetto o togliamo il tappo. Fuor di metafora, per impedire di ammorbare il pianeta e le future generazioni di gas climalteranti abbiamo due modi tra loro complementari: diminuire le emissioni ed aumentare le zone di assorbimento. Come le foreste, il cui taglio e degradazione assommano tra un 15% ed un 20% del totale delle emissioni di gas globali.

E non sarà un caso che il tema della tutela dei santuari forestali sia tra i documenti in discussione in questi giorni a Cancun, alla sedicesima Conferenza delle Parti Onu sul cambiamento climatico. Il capitolo specifico ha un acronimo semplice, REDD (Reducing Emission from Deforestation and Forest Degradation) e con tutte le sue varianti dovrebbe un terreno di confronto meno accidentato di altri. Dovrebbe, perché dietro al negoziato REDD si stanno scontrando diverse visioni del mondo, tra chi quelle foreste abita da secoli, se non millenni, e chi le vede come un’ottima opportunità di business, magari sotto l’egida delle Nazioni Unite. Lo schema è semplice quanto banale: pagare per tutelare.

Ed in cambio si possono portare a casa crediti di carbonio nella logica dello scambio dei diritti di emissione. Se io non riesco a raggiungere l’obiettivo di mitigazione che mi sono dato, posso finanziare progetti di “sviluppo pulito” come la tutela delle foreste e la riforestazione. Ma non tutto è oro quello che luccica, come hanno denunciato durante la Global Conference on Indigenous Women di Manila oltre 75 comunità indigene provenienti da 28 Paesi diversi, poche settimane prima del vertice di Cancun. REDD può essere un’opportunità ma anche un rischio soprattutto se impatta sulle comunità indigene nel loro diritto di contribuire alla gestione delle risorse forestale ed al mantenimento del loro stile di vita, spesso vittima a sua volta delle politiche scellerate di un commercio del legname senza scrupoli. Le cui imprese stanno tentando di fare di necessità virtù, cercando tra le righe di un accordo ancora imperfetto le possibilità di profitto. Come la compagnia giapponese Oji Paper una delle principale industrie produttrici di cellulosa al mondo, con un totale di 240mila ettari gestiti in Laos, Vietnam, Cina, Indonesia, Australia, Nuova Zelanda, Canada e Brasile.

La non chiarezza sul tema della riforestazione sta creando una situazione ai limiti dell’assurdo dove l’impresa giapponese sta cercando di far passare come foresta, e quindi degna di finanziamento, la piantumazione di oltre 50mila ettari ad eucaliptus (in monocoltura) nelle zone centrali del Laos. Assieme ad un altro progetto nel Laos meridionale di oltre 30mila ettari. Intere comunità come quella di Ban Pak Veng nel distretto di Hinboun hanno subito le attività della Oji Paper e dei suoi bulldozer, nei termini di una terra che non produce più nulla. Ma questo non impedisce all’impresa di essere eleggibile per nuovi finanziamenti. Perché la gestione forestale presuppone un approccio molto complesso, in cui le comunità indigene non possono giocare un ruolo secondario. E’ quello che stanno chiedendo a Cancun i rappresentanti delle comunità in rappresentanza di oltre 360 milioni di nativi. Il messicano Adelfo Regino Montes, in rappresentanza dell’International Indigenous Peoples’ Forum on Climate Change (IIPFCC) ha già fatto presente in apertura della Conferenza che non ci saranno sconti “I popoli indigeni sono in prima linea per gli impatti globali del cambiamento climatico. La minaccia alla nostra sopravvivenza e le violazioni dei nostri diritti come risultato del cambiamento climatico stanno crescendo di giorno in giorno”, ha dichiarato Regino Montes, e soluzioni basate sul mercato come il REDD “minacciano ulteriormente i nostri diritti”.

Quando si dice la chiarezza. Gli fa eco Miguel Palacin, dal Perù. “I Paesi devono garantire la piena, efficace e diretta partecipazione in tutti i processi legati alla lotta al cambiamento climatico delle popolazioni indigene, sia a livello locale, nazionale e regionale che globale”. Insomma, la questione del riscaldamento globale parla anche la lingua della partecipazione democratica. Come le cinque carovane di contadini e movimento sociali che da diverse parti del Messico stanno convergendo su Cancun, dove arriveranno nei prossimi giorni. Porteranno una moltitudine di esperienze che parlano di terreni oramai improduttivi, di fiumi prosciugati, di miniere inquinanti e mai bonificate.

FONTE: http://www.ilsecoloxix.it/p/mondo/2010/12/03/AMfiZEKE-forestali_tutelare_santuari.shtml

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Art. esteri chiaramente mettono in risalto il vero “VOLTO” di questo mistico-religioso eco-delirio collettivo.

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Global Warming Summit in Cancun Opens with Prayer to Pagan Goddess Ixchel

During a congressional hearing in March 2009, manmade global warming skeptic Rep. John Shimkus (R-Ill.) referred to God’s promise in the the book of Genesis to never again flood the entire Earth as one reason why he is dismissive of global warming alarmists.

“The earth will end only when God declares its time to be over. Man will not destroy this earth. This earth will not be destroyed by a flood,” Shimkus insisted, after quoting from Genesis 8:22.

Ever since then, the media have gone back from time to time to scoff at Shimkus’s statement, citing his religious beliefs as reason he should not considered credible when it comes to challenging climate change science.

But if the media think that’s fair game, shouldn’t they apply the same standard to religious language employed by climate change alarmists like Christiana Figueres?

After all, the executive secretary of the U.N. Framework Convention on Climate Change literally offered up a prayer to a pagan moon goddess on Monday during her opening statement at a UN climate conference convened in Cancun, Mexico.

Here’s how Washington Post reporter Juliet Eilperin reported the story at the paper’s Post Carbon blog on Monday, November 29 (emphasis mine):

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With United Nations climate negotiators facing an uphill battle to advance their goal of reducing emissions linked to global warming, it’s no surprise that the woman steering the talks appealed to a Mayan goddess Monday.

 

Christiana Figueres, executive secretary of the U.N. Framework Convention on Climate Change, invoked the ancient jaguar goddess Ixchel in her opening statement to delegates gathered in Cancun, Mexico, noting that Ixchel was not only goddess of the moon, but also “the goddess of reason, creativity and weaving. May she inspire you — because today, you are gathered in Cancun to weave together the elements of a solid response to climate change, using both reason and creativity as your tools.”

 

She called for “a balanced outcome” which would marry financial and emissions commitments from industrialized countries aimed at combating climate change with “the understanding of fairness that will guide long-term mitigation efforts.”

 

Excellencies, the goddess Ixchel would probably tell you that a tapestry is the result of the skilful interlacing of many threads,” said Figueres, who hails from Costa Rica and started her greetings in Spanish before switching to English. “I am convinced that 20 years from now, we will admire the policy tapestry that you have woven together and think back fondly to Cancun and the inspiration of Ixchel.”

Of course, that little vignette was NOT republished in the print edition of Tuesday’s Post.

What’s more, a search for “Ixchel” in Nexis turned up zero mentions among both major newspapers and the broadcast networks.

Image of Ixchel via http://home.birthwisdom.org/mayan-goddess-ixchel/

FONTE: http://newsbusters.org/blogs/ken-shepherd/2010/12/02/global-warming-summit-cancun-opens-prayer-pagan-goddess-ixchel#ixzz172hVzDGm 27/05/2011

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washingtonpost

Posted at 12:11 PM ET, 11/29/2010

Cancun talks start with a call to the gods

By Juliet Eilperin

With United Nations climate negotiators facing an uphill battle to advance their goal of reducing emissions linked to global warming, it’s no surprise that the woman steering the talks appealed to a Mayan goddess Monday.

Christiana Figueres, executive secretary of the U.N. Framework Convention on Climate Change, invoked the ancient jaguar goddess Ixchel in her opening statement to delegates gathered in Cancun, Mexico, noting that Ixchel was not only goddess of the moon, but also “the goddess of reason, creativity and weaving. May she inspire you — because today, you are gathered in Cancun to weave together the elements of a solid response to climate change, using both reason and creativity as your tools.”

She called for “a balanced outcome” which would marry financial and emissions commitments from industrialized countries aimed at combating climate change with “the understanding of fairness that will guide long-term mitigation efforts.”


U.N. climate chief Christiana Figueres places a building block in a miniature Mayan pyramid at the site of climate negotiations in Cancun, Mexico, Sunday, Nov. 28, 2010. The “Pyramid of Hope” monument was erected by the TckTckTck climate awareness campaign to symbolize the many building blocks needed for a new climate agreement. (AP Photo/Karl Ritter)

“Excellencies, the goddess Ixchel would probably tell you that a tapestry is the result of the skilful interlacing of many threads,” said Figueres, who hails from Costa Rica and started her greetings in Spanish before switching to English. “I am convinced that 20 years from now, we will admire the policy tapestry that you have woven together and think back fondly to Cancun and the inspiration of Ixchel.”

Delegates from 193 countries are gathered in Cancun for the two-week meeting, which kicked off today at 10:20 a.m. local time, or 11:20 a.m. Eastern. Mexican President Felipe Calderon, a major proponent of action on climate change, attended the opening.

Two weeks from now, we’ll have a sense of whether Ixchel — and the delegates — were listening to Figueres’s appeal.
Who do you think should be taking the lead on climate change? Join the discussion here.

By Juliet Eilperin  | November 29, 2010; 12:11 PM ET

FONTE:http://voices.washingtonpost.com/post-carbon/2010/11/cancun_talks_start_with_a_call.html
27/05/2011