Dalla grammatica dell’umanità è sparita proprio la parola “uomo”

Number of View: 1056

di Michelangelo Longo

Il 21 novembre 1933 viene firmata la “Legge sulla protezione degli animali”. Il firmatario e i promotori sono dei noti vegetariani. Tra di loro si fa notare, per la sua determinazione contro la caccia, un uomo che, in una sua biografia, scrive: “Come puoi, tu, gioire sparando, da un riparo, a delle creature indifese, che vagano per la foresta, incapaci di proteggere se stesse e prive di ogni sospetto? E’ un vero delitto. La natura è tremendamente bella ed ogni animale ha il diritto di vivere”. Chi sono questi animalisti? In ordine Adolf Hitler, Hermann Göring, Heinrich Himmler (l’autore della frase in difesa degli animali). Sembra incredibile ma è proprio così. Nel Terzo Reich gli animali erano più tutelati degli ebrei e dei non ariani.

1975 – esce il libro “Animal Liberation”, del filosofo Peter Singer (Melbourne, 6 luglio 1946). In sostanza, l’autore riprende le ipotesi utilitaristiche di Bentham, per affermare, che il metro di una nuova morale è la sofferenza e questa non appartiene solo agli uomini ma anche agli animali. Quindi può affermare: “L’esclusione degli animali dalla sfera morale non è giustificabile razionalmente, è frutto di puro e semplice pregiudizio specista”. Le conseguenze delle riflessioni di Singer sono evidenti: condanna della vivisezione, dello sfruttamento intensivo degli animali negli allevamenti, possibili cambiamenti nei menù sulle nostre tavole. Queste tesi hanno convertito migliaia di persone al vegetarianesimo. Eliminare la sofferenza diventa quindi il canone della nuova morale anche per gli uomini. Tirando le logiche conclusioni, Singer, si “scopre” a favore dell’aborto, dell’eutanasia, di tutte le pratiche che eliminano la sofferenza. L’elemento che rende degna la vita di essere vissuta è la sua qualità, non la sacralità della stessa. Nel 2007 Singer scrive un libro che suggerisce una nuova via alla politica: «Una sinistra darwiniana. Politica, evoluzione e cooperazione» (Edizioni di Comunità).

10 aprile 1996 – Il Presidente degli Stati Uniti Bill Clinton vota a favore della legge che permette il Partial Birth Abortion. In sostanza si premette la pratica abortiva fino al sesto mese di gravidanza. Clinicamente consiste nel procurare il parto e nel momento dell’uscita della testa si pratica un foro nella cranio del nascituro e lo si estrae morto. Il vice presidente della Presidenza Clinton è Al Gore, premio Nobel per la pace per il suo impegno in difesa dell’ambiente. Alle anime belle può sembrare fuori luogo fare un parallelo tra la Germania nazista e le politiche ambientali e abortiste di oggi, ma il filo rosso che rende possibile questo parallelo esiste, si chiama ideologia. Evidentemente il contenuto del nazional-socialismo è differente rispetto al contenuto del progressismo moderno, ma non è diversa la mentalità ideologica, tipica del XX secolo.

La modernità ha rinunciato a comprendere il mondo, non riconosce più la capacità dell’uomo di scoprire la verità delle cose, ma si è rinchiusa in un pensiero autoportante, che non vuole essere messo in discussione dalle evidenze della realtà. Un pensiero così “liberato” può scegliere la chiave di lettura che gli permetta di esprimere giudizi. Hitler è “libero” di accusare gli ebrei di tutto il male possibile, Singer è “libero” mettere la sofferenza sotto tiro e dare dignità ad aborto ed eutanasia, gli ambientalisti sono “liberi”, in nome della difesa della natura, di appoggiare tutte le pratiche che riducono l’impatto dell’uomo, compresa la sterilizzazione di massa, come avviene in Africa. Non c’è nulla di nuovo in tutto questo. Gli Spartani sacrificavano alla rupe Tarpea, i bambini non perfetti, non ritenuti adatti ad incarnare l’ideale di guerriero. Sparta sparì. Nell’epoca della dittatura del relativismo, la tutela dell’ambiente rischia di essere il metro di giudizio, l’altare a cui si sacrifica tutto, compreso l’uomo. L’ipotesi, come visto, non è irrealistica, la storia insegna.

L’ideologizzazione della natura oltre che essere pericolosa è anche priva di fondamento. Alla natura non importa un gran che se sono presenti rifiuti tossici in un sito, o che ci siano elevate concentrazioni di radioattività nel mare, la tossicità è in relazione all’uomo. Il fatto che i dinosauri non abitano più il nostro pianeta non ha creato una sindrome depressiva a Gaia (il nome di battesimo della terra, che il sacerdote dell’ambientalismo moderno, oggi convertito, Lovelock, gli diede anni fa). Il punto è che o la tutela dell’ambiente è in relazione con l’uomo o non può essere. Una scimmia non è in grato di fermare le maree o non è in grado di impedire le alluvioni e, tra l’altro, non è un suo problema fondamentale, al più è quello di procurarsi del cibo. Solo l’uomo si pone nell’ottica di preservare e migliorare l’ambiente in cui vive.

Ridurre l’impatto dell’uomo sulla natura, eliminando o riducendo l’uomo allo stato primordiale non è la soluzione. Per poter compiere al meglio la sua missione di protettore e custode della natura, l’umanità deve essere in salute e per esserlo deve rispettare la sua grammatica. Questa può essere individuata, a dispetto di chi sostiene il contrario, a patto che si rinunci a posizioni culturali prefabbricate. L’ideologia, di cui il relativismo è la più moderna espressione, va ad intaccare proprio il modo con cui si guarda il mondo, fornendo all’uomo della strada un pacchetto di risposte già confezionate. Il relativismo, ti propone una chiave di lettura bella e pronta, che sembra alleggerire l’umanità dalle sue responsabilità. L’affermazione “La verità non esiste, tutto dipende dalla situazione”, è lo stesso sillogismo vecchio di migliaia di anni, per cui “Zorba il greco dice che tutti i greci mentono”. Provate a uscirne. Impossibile. La verità non esiste è un affermazione che afferma una verità. L’unica via di uscita è accettare semplicemente il fatto che la verità esiste, e che ci racconta come è fatto l’uomo e la natura, ci racconta quale è la grammatica del mondo. Scoprire come è fatto realmente il creato ci permette di fare delle scelte corrette, di evitare scelte imbarazzanti, come ad esempio quella di dare il digestivo ai bovini, così che emettano meno gas serra.

L’umanità sarà dunque in salute se riuscirà a riscoprire la sua grammatica, i motivi che la rendono speciale, unica nella natura, riscoprendo le proprie regole grammaticali fondanti: la tutela della vita, sacra dal suo concepimento alla sua morte naturale, la libertà responsabile, la ragione e il suo corretto uso. Se l’umanità le riscopre e le rende nuovamente proprie, sarà in salute, e potrà dunque rispondere efficacemente e brillantemente ai problemi che avrà di fronte, compresi quelli ambientali, evitando di rincorrere soluzioni deliranti, nella peggiore delle ipotesi, o ridicole nella migliore.

Fonte: L’Occidentale 6/10/2010

FONTE:http://www.associazione-vogliovivere.it/notizie/134-dalla-grammatica-dellumanita-e-sparita-proprio-la-parola-uomo.html