Ecosistema scuola di Legambiente: controlli sul radon solo in 3 istituti su 10

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[ 20 ottobre 2011 ]

 

Il comune di Prato sul podio nella classifica di Ecosistema Scuola, la ricerca annuale di Legambiente sulla qualità delle strutture e dei servizi della scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado dei comuni capoluogo di provincia. L’indagine di Legambiente, che intende restituire una fotografia degli investimenti degli enti locali per la sostenibilità e la sicurezza degli edifici scolastici, ha visto al primo posto Trento, al secondo Verbania e in generale sono stati registrati pochi passi in avanti rispetto agli anni precedenti.

«Non si riesce a uscire dall’emergenza. Gli enti locali, strozzati fra il patto di stabilità e il mancato trasferimento di fondi dallo Stato, non riescono più a stanziare sufficienti finanziamenti per la manutenzione delle scuole e il livello di qualità dei servizi scolastici, come mette in evidenza il nostro rapporto- ha dichiarato Vanessa Pallucchi, responsabile Legambiente Scuola e Formazione – Il primo stralcio di 358 milioni di euro del miliardo dei fondi Cipe per l’edilizia scolastica pare non essere arrivato ancora a destinazione. Il nodo aperto rimane l’aumento dei finanziamenti previsti per la messa in sicurezza delle scuole, associato a una programmazione che individui le priorità da affrontare. Ma per fare questo è necessario l’accesso ai dati dell’anagrafe scolastica, che malgrado gli annunci non sono ancora noti. Per questo chiediamo ancora una volta che l’anagrafe sia finalmente pubblicata, anche con dati parziali, riconoscendo ai cittadini il diritto di sapere le condizioni reali delle nostre scuole».

Tra i 91 comuni che hanno partecipato all’indagine (dati riferiti al 2010), Trento è risultato in vetta alla classifica grazie ai buoni risultati conseguiti da parte di tutti gli edifici scolastici per il possesso dei certificati di collaudo statico, agibilità, agibilità igienico-sanitaria, impianti elettrici a norma, porte antipanico e requisiti di accessibilità.

Buoni anche i servizi a favore delle scuole: il 30% degli edifici è servito da pedibus; il 74% dispone di piste ciclabili nelle aree circostanti; la raccolta differenziata viene praticata in tutte le scuole; tutte le mense scolastiche sono dotate di cucina interna e utilizzano posate riutilizzabili; nel 19% degli edifici sono installati impianti di energia rinnovabile.

Le carenze sono più o meno sempre le stesse come confermato è il divario tra nord e centro Italia rispetto al Sud e isole. In generale dall’analisi dei singoli parametri emergono ritardi nella messa a norma degli edifici scolastici, poche scuole situate in aree a rischio sismico sono costruite con criteri antisismici e il patrimonio immobiliare scolastico rimane vecchio: più del 60% degli edifici risale a prima del 1974 e solo il 7,97% è stato costruito negli ultimi venti anni.

Tra i parametri sui rischi ambientali interni agli edifici scolastici, l’indagine registra un significativo incremento dei comuni che hanno realizzato il monitoraggio sulla presenza di amianto all’interno delle strutture (92,11%), tendenza inversa invece per il monitoraggio del radon, realizzato solo dal 29,87% dei comuni.

Anche per i servizi e le pratiche ecocompatibili il confronto con gli anni precedenti non evidenzia passi avanti, anzi rileva un peggioramento rispetto ad alcuni parametri, spiegano da Legambiente. La presenza di prodotti biologici nei pasti rimane ferma al 52,38% ma calano la somministrazione di pasti interamente biologici (5,92%) e le cucine interne alle scuole (21,53%).

In una scuola su tre non viene distribuita acqua di rubinetto nelle mense. Il servizio di scuolabus è in decrescita costante, con il 32,57% degli edifici serviti, e quello del pedibus rimane fermo al 5,03%. Nuovo rispetto alle indagini precedenti il dato sugli edifici raggiungibili da piste ciclabili che si attesta al 9,45% evidenziando una netta frattura tra le regioni del nord, al 16,29%, e quelle del sud che non indicano edifici raggiungibili da piste ciclabili. Per quanto riguarda le buone pratiche in tema strettamente energetico cresce l’utilizzo di fonti d’illuminazione a basso consumo (65,98%) e quello sull’impiego di fonti rinnovabili (11,56%) con il Veneto, la Puglia, la Toscana e il Friuli Venezia Giulia con risultati ben al di sopra della media e la Basilicata e il Molise in coda con un dato dichiarato pari a zero.

2/5/2012 FONTE: http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=12878