Eolico, “maionesi impazzite” e gli affari di Legambiente. Ma c’è anche chi non ci sta…/Il “polpo ambientalista”

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Inviato: Gio Mag 13, 2010 11:54 am    Oggetto: Legambiente ed i suoi affari

Eolico, “maionesi impazzite” e gli affari di Legambiente. Ma c’è anche chi non ci sta…
creato da Gian Joseph Morici – Ultima modifica 14/11/2009 20:17 

Sarà il caso di “informare” il Presidente Nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliatti Dezza?
Eolico, “maionesi impazzite” e gli affari di Legambiente. Ma c’è anche chi non ci sta…

Sarà il caso di informare il Presidente Nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliatti Dezza, che mi accusò di aver mosso “ridicole critiche” a proposito del vergognoso connubio tra Legambiente e grandi aziende di carattere nazionale, spesso coinvolte in disastri ambientali, quando non in truffe megagalattiche?

Quattro persone, due delle quali in Sicilia, sono state arrestate e altre 11 sono state denunciate nell’ambito dell’operazione ‘Viacolvento’.

Per ricevere i finanziamenti, secondo la Procura, presentavano documenti falsi attestanti che erano proprietari di terreni su cui sarebbero dovuti sorgere dei parchi eolici.

L’accusa è di frode organizzata e appropriazione indebita di fondi pubblici.

Tra gli arrestati, quell’Oreste Vigorito, che da presidente dell’Anev firmò l’accordo con Legambiente.

Ovviamente, nessuno vuol addebitare a Legambiente i presunti comportamenti illeciti di chi sembra “abbracciare” la stessa causa ambientalista, per poi farsi gli affari propri.

Ma gli intrecci politico-affaristici nei quali sempre più spesso è coinvolta Legambiente, finiscono con il dare l’immagine di un’associazione che giorno dopo giorno si trasforma sempre più in una holding con interessi radicati in vari campi dell’imprenditoria e spesso vicina ad aziende i cui comportamenti sono quantomeno “discutibili”.

In occasione del primo compleanno del protocollo di Kyoto, Legambiente e La 220 spa hanno siglato un accordo per la vendita congiunta della «220verde», generata esclusivamente da fonti rinnovabili certificate.

In molti hanno deciso di dire no all’ENEL, visto che sta convertendo tutte le attuali centrali a gas, in centrali a carbone, e l’accordo tra Legambiente e La 220 spa, ha invogliato ancor più quanti avevano dubbi sulla “bontà” della qualità dell’energia, ad aderire a questa nuova società.

Ebbene, la società che doveva ”sostituire” l’Enel, è improvvisamente sparita dal mercato, abbandonando senza neppure una spiegazione i clienti che avevano sottoscritto con loro un contratto.

Eppure, La 220 era sponsorizzata da Legambiente, un marchio che avrebbe dovuto garantire correttezza, eco sostenibilità e trasparenza.

Ancora una volta, il “buon nome” dell’associazione, era legato a società alquanto discutibili…

Ma non sono solo gli accordi e i protocolli d’intesa con le grandi società a gettare ombre sull’operato dell’associazione ambientalista.

Infatti, maggiori perplessità destano le tante attività collaterali e le società e fondazioni, che facendo capo ai vertici dell’associazione, hanno trasformato Le­gambiente in una piccola holding di partecipa­zioni finanziarie e che elargisce riconoscimenti anti-inquinamento a partner di affari e sponsor.

Basta leggere a tal proposito “L’Espresso”, per farsi un’idea di come stanno le cose.

Prendiamo per esempio la Fondazione Symbola, il cui presidente è Ermete Realacci.

La fondazione, è nata per consolidare e diffondere il modello di sviluppo della soft economy, dove i territori incontrano le imprese, dove si stringono alleanze tra i saperi, le nuove tecnologie, la tradizione e dove la competitività si alimenta di formazione, di ricerca, di coesione sociale e rapporti positivi con le comunità.

Non ci vuole però molto per scoprire che il comitato promotore è composto in prevalenza da soggetti politici, rappresentanti della galassia di piccole e grandi associazioni o società che fanno capo a Legambiente o da rappresentanti di grandi società che spesso vengono contrastate dai liberi comitati di cittadini, un po’ meno da Legambiente, per opere e progetti che devastano il territorio.

Sarà un caso che il Presidente Snam Rete Gas, Alberto Meomartini, fa parte del comitato promotore di Symbola e Emma Marcegaglia, Presidente di Confindustria, è nel Comitato scientifico, mentre ad Agrigento ci si batte contro un termovalorizzatore il cui bando di gara è stato vinto in cordata con altre società (per il quale la Repubblica italiana è stata anche condannata) dal presidente di Confindustria agrigentina?

Sarà un caso che, mentre ad Agrigento si contesta la realizzazione del rigassificatore dell’Enel, la manifestazione agrigentina di Legambiente “puliamo il mondo”, andata in onda sulla rete tv nazionale, era sponsorizzata da Enel e Snam Rete Gas?

Ad avere dubbi sui rapporti economici intrattenuti da Legambiente con parti della Confindustria e del mondo Bancario, non siamo soltanto noi.

In pochi sanno infatti, che lo scorso anno, si è dimesso per le stesse ragioni un intero Circolo di Legambiente, il cui Presidente era Elio Lanzillotti.

Dopo una serie di attriti sulle energie alternative in Puglia, si era arrivati al congresso Regionale di Legambiente del 2007.

L’assemblea del circolo emanò un documento congressuale in cui si criticava fortemente l’azione dei dirigenti nazionali soprattutto per i non etici rapporti con Eni, Enel e Italgest-mare i cui dirigenti Paolo Scaroni e Franco Tatò erano stati denunciati (anche da legambiente costituitasi parte civile) e condannati per il disastro ambientale di Porto Tolle.
Dopo il congresso si scoprì che i documenti del Circolo di Carovigno erano scomparsi e il Presidente del circolo, presentò un esposto al comitato dei garanti nazionale lamentando quel fatto e altri accadimenti.

Tra quanto lamentato, anche l’imposizione di Legambiente dei “parchi eolici”, che hanno distrutto lo splendido paesaggio pugliese.

Il Collegio dei Garanti di Legambiente, a tal proposito rispose che “la mozione approvata dal Direttivo Nazionale di Legambiente il 26 febbraio 2005, faceva obbligo a tutti i circoli di concordare qualsiasi posizione su quel tema, esattamente con il proprio Comitato Regionale e con la Segreteria Nazionale.

Una posizione diversa, a salvaguardia del paesaggio, come quella espressa da Lanzillotti, veniva dunque considerata una “grave scorrettezza”.

Sia il Presidente del Circolo di Carovigno, Elio Lanzillotti, che gli altri iscritti, scandalizzati dalla piega presa dai dirigenti nazionali dell’associazione decisero, unico Circolo in Italia, di dimettersi tutti quanti.
Lanzillotti era stato anche Consigliere Nazionale di Legambiente e Vicepresidente di Federparchi.

Ma vediamo cosa risulta dalla Delibera di Decadenza del Circolo Legambiente di Carovigno (Prot. 37-08 del 23-10-0Cool per dimissioni, inviata al Presidente Nazionale, al Segretario Generale, al Presidente Regionale Puglia e per conoscenza al Comitato dei Garanti, agli Organismi Dirigenti, ai Circoli:

“Dal verbale dell’assemblea validamente costituitasi il 23-10-2008 presso la sede associativa:

delibera n.3 del 23-10-2008

L’Assemblea degli iscritti del Circolo Legambiente di Carovigno (Brindisi) considerato che:

Esattamente un anno fa in occasione del Congresso Regionale l’assemblea presentò un documento congressuale di forte critica sull’operato dell’allora Segreteria Nazionale uscente. Nella mozione e si auspicava che la nuova classe dirigente portasse una ventata di reale cambiamento su questioni importanti quali il rapporto dell’associazione con la politica ed il mondo economico.

Preso Atto con tristezza e rammarico che nulla è cambiato, anzi, se possibile tutto è peggiorato, in particolare:

1. La politicizzazione dell’associazione è tale che oramai le dichiarazioni dei dirigenti sulle varie tematiche sono ritenute “ Dichiarazioni del Partito Democratico”. Questo posizionamento politico vede in Realacci ( Ministro dell’Ambiente del PD e Presidente Onorario di Legambiente), Della Seta (Senatore del PD, responsabile ambiente del PD e Membro della Segreteria Nazionale di Legambiente) e Ferrante ( Direttore generale dei senatori del PD e membro della Segreteria Nazionale di Legambiente)le figure in assoluta incompatibilità.

L’indipendenza dai partiti politici era la grande forza di Legambiente, oggi per quanto può sembrare assurdo oltre a Legambiente e all’intero Ambientalismo Italiano chi subisce il maggior danno da questa politicizzazione è proprio il Partito Democratico che quando formula giuste istanze perde il sostegno della “intera società” che Legambiente rappresentava.

2. La trasformazione di Legambiente in una “multiservizi” buona per ogni attività dall’educazione ambientale nelle scuole, al catering, dalla pulizia dei fondali marini, al monitoraggio “scientifico ”di tutto ciò che è possibile monitorare, dai premi al miglior ambientalista alle decine di classifiche “Autocertificate Legambiente” dei “bravi “ e degli “asini” in un mondo sempre diviso in “Buoni” e “Cattivi”.

3. La stretta collaborazione e la compartecipazione economica con parti della Confindustria e del mondo Bancario ( Editoriale La Nuova Ecologia, Kyoto Club, Symbola, Azzero CO2, Ambiente Italia, L’Altra Energia), è “letale”.

Sdoganare con la scusa delle energie alternative e prendere soldi dalle Banche e dalle maggiori aziende italiane e straniere, multinazionali e non , quali ENEL, ENI, PIRELLI; ITALGEST, MITSUBISHI SORGENIA ,INDUSTRIE CHIMICHE E CASE AUTOMOBILISTICHE ha di fatto determinato posizioni “morbide” e tolleranti verso soggetti che per loro natura non possono essere che in contrapposizione con Legambiente.

Il ruolo avuto dalle Banche nella crisi della borsa ne è la riprova come l’attuale posizione del Governo Italiano di disconoscimento dei parametri europei sul protocollo di Kyoto, Posizione voluta proprio dagli industriali “tanto amici” di Legambiente.

4. La mancanza di democrazia interna non consente di fatto alcuna possibilità di critica e quindi di cambiamento, la “casta” dei dirigenti della Segreteria Nazionale e dei Presidenti Regionali è intoccabile, per molti essere dirigente dell’associazione è un “ mestiere” da coronare a fine carriera con un posto al sole in politica o nella dirigenza pubblica e privata.

Il Comitato dei Garanti ad un’istanza del Presidente del Circolo Elio Lanzillotti su fatti gravi, ha risposto con una nota irricevibile nella forma (senza protocollo e senza carta intestata) e nella sostanza ove da una parte non si ravvisano motivazioni d’intervento e dall’altra si entra nel merito delle vicende esprimendo un giudizio totalmente in difesa degli organismi dirigenti. supportato solo dalla convinzione che le loro affermazioni corrispondono “a priori” alla verità.

Poco importa se gli iscritti scompaiono. ( Circolo di Carovigno nel 2004, 84 iscritti. Nel 2007, 63 iscritti. Nel 2008, 33 iscritti).

Il Circolo di Brindisi città di 100.000 abitanti, al 19 settembre 2008 aveva 17 iscritti. Quando i dirigenti del Circolo andranno a discutere delle centrali a carbone, del rigassificatore o della probabile centrale nucleare, a nome di chi parleranno? Del proprio territorio come dovrebbe essere o esclusivamente di se stessi.

Peraltro la proposta del Presidente Regionale Pugliese di “donare” le tessere non è certo la soluzione del problema .

Per Quanto Esposto L’assemblea del Circolo di Carovigno

Nel ritenere che con l’attuale Dirigenza Nazionale e Regionale non ci siano le indispensabili condizioni per un percorso comune in linea con gli indirizzi e gli obiettivi dello Statuto di Legambiente

DELIBERA ALLA UNANIMITA’

La decadenza del Circolo Legambiente di Carovigno per dimissioni.

Omissis

IL Presidente dell’assemblea

Elio Lanzillotti

Esistono dunque persone per le quali l’associativismo, la tutela dell’ambiente e i diritti dei cittadini, sono valori che vanno ben al di là degli interessi economici che portano a connivenze anche con chi l’ambiente lo distrugge.

Ma qual è la realtà nell’agrigentino?

È quella che abbiamo dinanzi i nostri occhi.

Quella che ha portato la signora Claudia Casa di Legambiente a definire una “maionese impazzita” le critiche mosse all’associazione, per far fronte alle quali fu costretto ad intervenire il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza.

Ebbene, non sappiamo quante “maionesi impazzite” siano state preparate in Italia, ma quel che è certo, è che ne stiamo trovando nelle persone corrette che all’interno dell’associazione avevano contestato le stesse cose e che si sono viste costrette a dimettersi pur di non rendersi complici della distruzione de paesaggio della loro regione, così come avrebbe voluto la loro Segreteria Nazionale.

Da una “maionese impazzita” all’altra, a breve spiegheremo ai nostri lettori cosa sono i “campi boe”; il disegno di legge 979 sui campi ormeggio nelle aree marine protette approvato dalla commissione ambiente del senato; come la cooperativa editoriale “La nuova ecologia” fornisce di stipendio tanti dirigenti; il perchè si fa l’iniziativa “puliamo il mondo”ed i kit si debbono acquistare dalla fondazione “puliamo il mondo” ad oc creata.

Parleremo anche dell’iniziativa “regala un albero di Natale, di chi prende i soldi e del perché a Natale un albero costa 40 euro, mentre sul sito parchi per kyoto. lo stesso albero vale 20 euro.

Tutte “maionesi impazzite” come quelle che riguardano l’eolico?

http://www.lavalledeitempli.net/libera-informazione/eolico-201cmaionesi-impazzite201d-e-gli-affari-di-legambiente-ma-c2019e-anche-chi-non-ci-sta?searchterm=maionese+impaz


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MessaggioInviato: Gio Mag 13, 2010 11:56 am    Oggetto:

Il polpo ambientalista 

Il “polpo ambientalista”
creato da Gian Joseph Morici – Ultima modifica 09/12/2009 18:56

Non è certo la prima volta che scriviamo di come un’associazione di tutela ambientale si sia trasformata in una holding finanziaria.
Il “polpo ambientalista”

Associazione del “polpo verde”

In passato i nostri scritti avevano già causato l’ira del Presidente Nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliatti Dezza e siamo certi che anche quello di cui andiamo a scrivere oggi, non sarà di gradimento degli ambientalisti doc, tanto di carattere nazionale, quanto a livello locale.

La volta precedente, avevamo dato un breve accenno alla vicenda dei “campi boe” e al disegno di legge 979 sui campi ormeggio nelle aree marine protette approvato dalla commissione ambiente del Senato.

Oggi, a seguito di un’interrogazione parlamentare rivolta al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, vedremo di entrare un po’ più nel merito di questo ulteriore eco-business.

Il caso di cui andremo ad occuparci, riguarda la messa in opera di campi boe telematici nelle aree marine protette italiane (il sistema Marpark), che è stato finanziato, in via sperimentale, dal Ministero in indirizzo con l’obiettivo di posizionare campi boe telematici nelle riserve di Capo Carbonara in Sardegna e delle Cinque Terre in Liguria

Cos’è il sistema MarPark?

Da quanto riportato dal loro sito, si tratta di un sistema per la protezione dell’Ambiente e la fruizione turistica sostenibile, un sistema telematico di ormeggio eco-compatibile per imbarcazioni da diporto.

MarPark offre la possibilità di prenotare ormeggi su gavitelli in specchi d’acqua protetti e godere di luoghi bellissimi nella certezza di non recare danni all’ambiente.
Inutile precisare che è un ulteriore modo di fare business, che costringe chiunque voglia fruire di questi bellissimi angoli della nostra penisola a rivolgersi ad una determinata azienda e pagare il costo dell’ormeggio.

Altrettanto inutile sarebbe precisare che tra i partner Marpark, c’è “Legambiente”, “Golettaverde Legambiente”, “La nuova ecologia” (giornale di Legambiente del quale parleremo più avanti), se non fosse per le modalità con le quali si tengono le audizioni conoscitive sulle aree protette da parte della Commissione Ambiente del Senato.

L’ “indagine conoscitiva sulle aree protette, con particolare riferimento agli assetti e alla efficienza complessiva delle strutture di gestione”, all’audizione tenutasi il 29 ottobre 2008 (13ª Territorio, ambiente, beni ambientali – Indagini conoscitive – presidente D’Alì –PDL), ha preso parte il Presidente pro tempore di Federparchi, Matteo Fusilli (indagato nella qualità di ex presidente del Parco Nazionale del Gargano, per l’affidamento della demolizione di alcune case abusive ad una società fantasma dell’ex agente 007 Mario Scaramella. Una società quella dello 007 che, definita “organizzazione intergovernativa di diritto pubblico” dichiarava di aver sede a Washington e rappresentanza a Napoli) – PD – Già presidente Federparchi (della quale Legambiente è socia), Comitato Scientifico Nazionale Legambiente, socio promotore SYMBOLA (Presidente Ermete Realacci), Presidente “Parchi per Kyoto”, (fondazione Federparchi- Kyoto Club – di quest’ultimo è Vice-Presidente Francesco Ferrante).

Spulciando tra i resoconti delle audizioni al Senato, leggiamo della seduta n. 66 – Martedì 24 febbraio 2009 – Audizione di rappresentanti dell’Unione nazionale cantieri e industrie nautiche e affini (UCINA).

Ovvio che anche l’Unione nazionale cantieri e industrie nautiche e affini, abbia un protocollo d’intesa con Legambiente.

Proseguono le sedute, per arrivare a quella del 24 marzo 2009. Audizione del Presidente del Parco nazionale delle Cinque Terre Franco Bonannini PD- Presidente parco nazionale delle cinque terre, candidato alle ultime elezioni al parlamento europeo, membro della Direzione Nazionale Legambiente e ovviamente socio promotore SYMBOLA.

Alle cinque terre è stato realizzato il campo boe italgest-giunta esecutiva Federparchi.

21 aprile 2009 Audizione del presidente di Federparchi, Giampiero Sammuri, PD – Capolista alla costituente del PD nella lista ambientalista (Realacci-Melandri) Presidente Federparchi (vicepresidente per le aree marine e Salvatore Sanna PD – Presidente Area marina di Capo Carbonara dove, fatalità, nasce un altro campo boe.

In sintesi, il Senato ad oggi ha un solo interlocutore e conosce un solo punto di vista: Legambiente!!!

Altro che “maionese impazzita”, come aveva definito le nostre critiche l’ambientalista locale del “cigno verde”, Claudia Casa, la verità sembra sempre più vicina a quella di un’associazione che ha fatto da apripista fino a trasfor­marsi in una piccola holding di partecipa­zioni finanziarie e che elargisce riconoscimenti anti-inquinamento a partner di affari e sponsor (così l’ha definita il noto settimanale “L’Espresso”).

Più che una maionese impazzita, ci troviamo dinanzi un intruglio di interessi che vedono nello stesso calderone l’associativismo, il business, la politica (PD) e per non farsi mancare proprio nulla, come nel caso Fusilli-Scaramella, anche qualche rapporto con discussi esponenti dei nostri 007.

“Cigno Verde”? a giudicare dai tentacoli che s’infilano ovunque, forse sarebbe opportuno cambiare il simbolo…

In attesa che il Ministro risponda all’interrogazione (che sotto riportiamo), visto che l’estate è ancora lontana e il “monopolio delle boe” si spera ancora lo sia pure, vi anticipiamo il nostro prossimo intervento dal sapore più natalizio: perché un albero, grazie alla trovata ambientalista “Regala un albero di Natale”, a Natale costa 40 euro, mentre sul sito parchi per Kyoto. lo stesso albero vale 20 euro? Chi prende i soldi?

Interrogazione:

Legislatura 16º – Aula – Resoconto stenografico della seduta n. 287 del 19/11/2009

Presidenza del vice presidente CHITI

Allegato B

omissis

Interrogazioni

CAFORIO – Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare – Premesso che:

le aree marine protette italiane attraversano un periodo di grande disagio dovuto ai gravi problemi causati dalla carenza di risorse economiche e di personale, nell’ambito di un quadro drammatico che vede come unica eccezione il settore del diporto nautico, con particolare riguardo ai campi di ormeggio;

a tale proposito si rileva che un progetto per la messa in opera di campi boe telematici nelle aree marine protette italiane (il sistema Marpark) è stato finanziato, in via sperimentale, dal Ministero in indirizzo con l’obiettivo di posizionare campi boe telematici nelle riserve di Capo Carbonara in Sardegna e delle Cinque Terre in Liguria;

è stato predisposto nel 2006 un protocollo d’intesa tra il medesimo Ministero, l’Unione nazionale dei cantieri e delle industrie nautiche e affini (Ucina), associazioni ambientaliste e Federparchi, in cui si concorda anche sulla possibilità di realizzare campi boe telematici nelle aree marine protette. Con circolare della Direzione generale della protezione della natura del 15 febbraio 2006 sono inoltre stati invitati gli enti gestori a prevedere l’allestimento di campi boe nei rispettivi regolamenti;

nell’ambito del “progetto interreg IIIA Italia-Grecia 2000-2006” denominato Seapass, per la realizzazione di un campo boe telematico a Patrasso, è stato prodotto un manuale recante “linee guida per la gestione dei campi boe telematici” con specifici riferimenti all’esperienza delle boe telematiche nelle aree marine protette italiane di Capo Carbonara e delle Cinque Terre nonché i progetti in materia del Ministero;

il 23 settembre 2009 il Senato ha approvato un disegno di legge recante norme per la “Istituzione di campi di ormeggio attrezzati per unità da diporto nelle aree marine protette, nelle aree marine di reperimento e nei tratti di costa sottoposti ad eccessiva pressione turistica ed antropica”, attualmente in fase di esame presso la competente Commissione permanente della Camera dei deputati, finalizzato ad evitare i danni derivanti dall’ancoraggio ai fondali marini di maggior pregio e delicatezza,

si chiede di sapere:

quali siano i criteri adottati per l’affidamento di tale sperimentazione e quali siano le motivazioni tecniche in virtù delle quali, ai fini della sperimentazione, non siano stati utilizzati campi di ormeggio già esistenti per il posizionamento del sistema di prenotazione elettronica di posti finalizzati all’ormeggio e di servizi per il diporto, in collegamento telematico con un centro operativo, previa opportuna modifica dei gavitelli stessi;

se risulti al Ministro in indirizzo che siano stati affidati alla medesima società titolare del brevetto Marpark, la Italgest SpA (attualmente MarPark SpA), anche gli studi per determinare il luogo di posizionamento e l’installazione di ancoraggi e quali siano, in caso affermativo, le ragioni per le quali non si sia fatto ricorso al mercato per la scelta di tali sistemi eco-compatibili;

se la società in questione risulti concessionaria del Ministero o sia comunque titolare di convenzione per la gestione di campi boe e per i connessi servizi del diporto nelle aree marine scelte per la sperimentazione e, in caso affermativo, quali siano i criteri adottati per tale concessione o convezione nonché i relativi costi;

se la sperimentazione di cui in premessa sia conclusa, quali siano gli esiti della medesima e le valutazioni di merito operate dal Ministero;

se il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare sia partner o soggetto patrocinante del progetto Seapass di cui in premessa e se sia stata autorizzata la pubblicazione di estratti dei progetti ministeriali, dei relativi studi ovvero di dati sensibili relativi alla sperimentazione, così come compare nel manuale “linee guida per la gestione dei campi boe telematici” del citato progetto Seapass;

quali criteri il Ministro intenda seguire per il futuro in relazione all’eventuale realizzazione di altri campi boe nelle aree marine protette.

(4-02298)

http://www.lavalledeitempli.net/libera-informazione/il-201cpolpo-ambientalista201d?searchterm=il+polpo

FONTE:  http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&t=24868

26/05/2011

Un pensiero riguardo “Eolico, “maionesi impazzite” e gli affari di Legambiente. Ma c’è anche chi non ci sta…/Il “polpo ambientalista”

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