Gas Radon

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Gas Radon

Il problema del Radon

Premessa.
Il Radon e’ un gas radioattivo incolore estremamente volatile prodotto dal decadimento di tre nuclidi capostipiti che danno luogo a tre diverse famiglie radioattive; essi sono il Thorio 232, l’Uranio 235 e l’Uranio 238. Nella tabella seguente e’ riportata la sequenza del decadimento del nuclide piu’ abbondante in natura e cioe’ l’Uranio 238 responsabile della produzione dell’isotopo Radon 222. Il thorio 232 e l’uranio 235 producono invece rispettivamente il Rn 220 e Rn 219.

Schema di Produzione del Radon 222 – Famiglia dell’Uranio.

Isotopo Radiazione Emivita
Uranio 238 alfa 4.5×109 anni
Torio 234 Beta 24.1 giorni
Protoattinio 234 Beta 1.2 minuti
Uranio 234 alfa 2.5×105 anni
Torio 230 alfa 7.5×104 anni
Radio 226 alfa 1600 anni
Radon 222 alfa 3.8 giorni
Polonio 218 alfa 3 minuti
Piombo 214 beta 27 minuti
Bismuto 214 alfa e beta 20 minuti
Polonio 214 alfa 1.5×10-4 secondi
Piombo 210 beta 25 anni
Bismuto 210 beta 5 giorni
Polonio 210 alfa 136 giorni
Piombo 206   Stabile

Il Radon viene generato continuamente da alcune rocce della crosta terrestre ed in particolar modo da lave, tufi, pozzolane, alcuni graniti etc. Sebbene sia lecito immaginare che le concentrazioni di Radon siano maggiori nei materiali di origine vulcanica spesso si riscontrano elevati tenori di radionuclidi anche nelle rocce sedimentarie come marmi, marne, flysh etc.
Come gas disciolto viene veicolato anche a grandi distanze dal luogo di formazione puo’ essere presente nelle falde acquifere. Infine e’ nota la sua presenza in alcuni materiali da costruzione.
La via che generalmente percorre per giungere all’interno delle abitazioni e’ quella che passa attraverso fessure e piccoli fori delle cantine e nei piani seminterrati. L’interazione tra edificio e sito, l’uso di particolari materiali da costruzione, le tipologie edilizie sono pertanto gli elementi piu’ rilevanti ai fini della valutazione dell’influenza del Radon sulla qualita’ dell’aria interna delle abitazioni ed edifici in genere.
Alcuni studi nell’ultimo decennio hanno dimostrato che l’inalazione di radon ad alte concentrazioni aumenta di molto il rischio di tumore polmonare.
I risultati di tali studi supportano l’opinione che, in alcune regioni europee, il radon può essere la seconda causa in ordine di importanza, di cancro ai polmoni.
COS’È IL RADON?
Come già detto, il radon si forma in seguito alla disintegrazione dell’uranio, e la sua disintegrazione, a sua volta, dà luogo ad altri elementi radioattivi e infine al piombo, non radioattivo. In termini di classificazione chimica, il radon è uno dei gas rari, come neon, kripton e xeno. Il radon non reagisce con altri elementi chimici. Esso è il più pesante dei gas conosciuti (densità 9.72 g/l a 0°C, 8 volte più denso dell’aria).
Il radon diffonde nell’aria dal suolo e, a volte, dall’acqua (nella quale può disciogliersi). In spazi aperti, è diluito dalle correnti d’aria e raggiunge solo basse concentrazioni. Al contrario, in un ambiente chiuso, come può essere quello di un’abitazione, il radon può accumularsi e raggiungere alte concentrazioni.
RADIOATTIVITÀ NATURALE E ARTIFICIALE.
Per provvedere a una migliore valutazione del livello di pericolosità del radon, è utile confrontare l’esposizione dell’uomo alla radioattività dovuta al radon con quella di diversa origine. In generale si può affermare che il radon costituisce la maggiore causa di esposizione alle radiazioni.

Radioattività naturale.
La radioattività naturale ha una duplice origine: nello spazio, dal quale riceviamo la radiazione cosmica, e nella crosta terrestre, che contiene gli elementi radioattivi primordiali che sono contemporanei alla formazione della terra, compresi quelli che danno origine al radon.
I raggi cosmici e gli elementi radioattivi della crosta terrestre sono la causa di due tipi di esposizione: interna, tramite l’entrata nel corpo umano di elementi radioattivi, ed esterna, dall’irradiazione.
L’intensità della radiazione cosmica varia con l’altitudine: le popolazioni che vivono in regioni montane possono ricevere dosi da due a tre volte maggiori di quelle ricevute al livello del mare. Anche i viaggi aerei espongono i passeggeri alle radiazioni cosmiche. Tuttavia, la radiazione cosmica contribuisce ben poco all’esposizione interna.
L’esposizione esterna dovuta agli elementi radioattivi terrestri dipende dalla loro concentrazione nel suolo e quindi varia con la posizione geografica . Bisognerebbe notare che in una data regione, l’esposizione all’interno degli edifici è relativamente indipendente dal livello prevalente di radiazione all’esterno, nella misura in cui il materiale da costruzione agisce come uno schermo (anche se gli stessi materiali da costruzione possono essere sorgente di radiazione).
L’esposizione interna è dovuta principalmente all’inalazione e all’ingestione. Così come la concentrazione dei vari elementi radioattivi naturali, differisce largamente tra diverse zone, anche l’esposizione interna varia (con alcune eccezioni). Un fattore addizionale in queste variazioni è la diversità della dieta. Per quanto riguarda l’inalazione, il radon e i prodotti del suo decadimento sono gli elementi di gran lunga più importanti.

Radioattività artificiale.
La radioattività artificiale ha diverse origini. La più importante è l’irradiazione medica a fini diagnostici e la radioterapia. Il suo contributo all’irradiazione totale può variare di molto, essendo dipendente delle pratiche mediche seguite in ogni Paese.
Altre origini sono: elementi radioattivi entrati nell’atmosfera in seguito a esperimenti atomici, cessati nella metà degli anni settanta; effluenti dell’industria delle polveri nucleari e attività di ricerca in alcune regioni d’Europa, residui dell’incidente di Chernobyl o altri incidenti.

L’esposizione alla radioattività può essere esterna o interna. Questa esposizione dipende degli elementi radioattivi o dal tipo di radiazione coinvolta.
Il radon e i prodotti del suo decadimento sono la principale causa di esposizione alla radioattività naturale.
La quantità di radioattività associata ad ogni tipo di materiale o ambiente è misurata in bequerels (Bq). 1Bq corrisponde a una disintegrazione al secondo. Una concentrazione di 100 Bq/m3 significa quindi che 100 atomi si disintegrano ogni secondo in 1 m3 di materiale o ambiente in questione.

 

LE VIE DELL’ ESPOSIZIONE AL RADON.
Poiché la concentrazione del radon all’aria aperta è bassa e in media le persone in Europa trascorrono la maggior parte del loro tempo in casa, il rischi per la salute pubblica dovuto al radon è essenzialmente correlato all’esposizione a questo gas all’interno delle abitazioni.
Parecchi suoli contengono naturalmente quantità variabili di uranio, che regola la quantità di radon rilasciata. Il radon diffonde attraverso i pori e le spaccature del suolo, trasportato dall’aria o dall’acqua (nella quale è solubile). Dato un certo contenuto di radon nel suolo, la quantità di gas rilasciata varia in dipendenza della permeabilità del suolo (densità, porosità, granulometria), del suo stato (secco, impregnato d’acqua, gelato o coperto di neve) e dalle condizioni meteorologiche (temperature del suolo e dell’aria, pressione barometrica, velocità e direzione del vento). In più, la concentrazione di radon decresce rapidamente con l’altitudine.
L’acqua sotterranea, i gas naturali, il carbone e gli oceani sono altre fonti minori di radiazioni.
E’ quindi chiaro che il radon è universalmente presente, ma la velocità di emissione varia significativamente nel tempo, anche per uno stesso luogo.
A livello regionale o locale, indipendentemente dalle condizioni prevalenti in un dato periodo, il fattore che più influenza il rilascio di radon (vedi figura) è la geologia ( p.e. il contenuto di uranio delle rocce). In parole povere è più facile che contengano radon i terreni granitici e vulcanici, così come le argille contenenti alluminio. Ci sono eccezioni a ciò, tuttavia: si possono trovare miniere di uranio in terreni sedimentari, o radon in suoli calcarei.
La maggior parte del radon presente in una casa proviene dal suolo sul quale essa è costruita. Se il basamento ha un pavimento di fango, il radon può penetrare facilmente. Se il pavimento è di cemento, il radon penetra attraverso le spaccature che si formano con il tempo, lungo le tubature o attraverso le giunture tra i muri.
Il radon può anche provenire – in misura minore – dai muri, se essi sono stati edificati utilizzando materiali radioattivi (tufi vulcanici, per esempio) o dai rubinetti, se l’acqua contiene del radon disciolto.
Il radon emesso all’interno di una casa tende a restare lì. Se non si prendono misure speciali, la pressione all’interno di una casa è leggermente più bassa che all’esterno. L’aria interna tende a stagnare piuttosto che a rinnovarsi. Si può facilmente confermare questo in inverno ponendo la mano vicino allo stipite di una finestra: una corrente di aria fresca, più o meno intensa secondo la larghezza della fessura, si può chiaramente percepire all’interno della casa, ma non all’esterno.
Per un dato terreno, e indipendentemente dal tempo, la concentrazione finale di radon in una casa è quindi dipendente dal tipo di costruzione. Dipende anche, in larga misura, dalla ventilazione, sia passiva (cattivo isolamento) che attiva (aprire le finestre a intervalli lunghi o brevi, per esempio).
Il ruolo ricoperto dalle condizioni meteorologiche (vento, pressione barometrica, umidità) spiega non solo le variazioni stagionali della concentrazione di radon in una data casa, ma anche le differenze osservate tra i livelli diurni e notturni.

MISURE DELLE CONCENTRAZIONI DI RADON IN EUROPA ED IN ITALIA.
Il rischio correlato alla presenza di radon ha causato un aumento del lavoro dei ricercatori, degli esperti e dei responsabili della salute pubblica. Per valutare l’entità del problema, sono state effettuate misure di livelli di radon nelle case in quasi tutti i Paesi europei negli ultimi 10 anni (La prima ricerca Enea ISSRicerca 2004). E’ stato rilevato che un basso livello medio nazionale non esclude l’esistenza di aree limitate ad alta concentrazione di radon. In molti casi la Commissione Europea ha appoggiato la realizzazione di queste campagne.
La Comunita’ Europea infatti, con la Raccomandazione n. 143 del 21 febbraio 1990 ha stabilito criteri per la protezione del pubblico contro l’esposizione indoor al Radon. La direttiva CEE 106/89 si puo’ inoltre considerare una norma quadro per la regolamentazione dell’impiego dei materiali edilizi permanentemente incorporati in opere di costruzione.
In ambito Nazionale l’ENEA e l’Istituto Superiore di Sanita’ ha svolto una serie di ricerche in molte zone d’Italia evidenziando una presenza di Radon molto variabile tra i 100 e 400 Bq/m3 (Bequerel al metro cubo) con punte di 1000 ed oltre Bq/m3 contro una media nazionale di circa 77 Bq/m3; valore relativamente elevato rispetto alla media mondiale valutata intorno a 40 Bq/m3 e a quella europea di circa 59 Bq/m3.
Nella varie regioni esiste una situazione molto diversificata con concentrazioni medie regionali che vanno da poche decine di Bq/m3 fino ad oltre 100 Bq/m3 e singole abitazioni che arrivano fino a migliaia di Bq/m3.
La concentrazione di radon dipende da molti fattori: dalla presenza di uranio e radio nel suolo e nei materiali da costruzione, dalla permeabilità del suolo e dalle abitudini di vita. Anche in aree dove generalmente si riscontrano basse concentrazioni esiste la possibilità che in alcuni edifici vi sia una presenza elevata di radon.

 

 

 

Considerato che una dose di 50 Bq/m3 corrisponde ad una dose di radiazioni circa tre volte maggiore a quella che mediamente si riceve nel corso della propria vita per lo svolgimento di indagini mediche, si puo’ ben comprendere come tale prodotto di decadimento costituisca un vero pericolo per l’uomo.
COME ENTRA IL RADON NEGLI AMBIENTI CHIUSI

All’aria aperta il Radon emesso dal suolo viene disperso a concentrazioni generalmente basse; viceversa, i livelli di Radon indoor sono sempre più elevati di quelli rilevati all’esterno.
Infatti, dato che è circa otto volte più pesante dell’aria, il Radon si può accumulare all’interno di ambienti chiusi guidato dalla differenza di pressione o di temperatura fra il suolo che circonda una struttura e l’interno della costruzione. In inverno questo flusso di pressione è ulteriormente accresciuto a causa della continua ascesa dell’aria calda. Oltre a ciò, fattori di variabilità dei livelli di Radon indoor, sono le caratteristiche geologiche del suolo, le caratteristiche costruttive (permeabilità e delle solette e dei muri), materiali edilizi impiegati, numero di abitanti e abitudini di vita eccetera.
Dato che non è possibile effettuare una stima attendibile della concentrazione di Radon all’interno di un edificio in base alla conoscenza delle caratteristiche di cui sopra (suolo, materiali costruttivi, pressione ecc.) solo una misurazione fornisce dati sicuri.

 

 

Il valore medio regionale che viene fornito in forma ufficiale non va inteso come un dato che accomuna tutti gli edifici di una data zona o regione o anche comune.
In realtà la modalità con cui il radon entra in un edificio e viene in contatto con le persone varia moltissimo da caso a caso.
I passaggi fondamentali sono due:

il radon viene emesso dalle rocce e dal suolo (emanazione) in una quantità che dipende dal tipo di minerali contenuti, se rocce compatte o fratturate, se argilla, se in piano o in pendio, e può penetrare, attraverso fessure o giunti, nei locali sotterranei o comunque a contatto col suolo;

da qui, attraverso porte, scale interne, fori passanti per tubature e cavi, fessurazioni di solette e pavimenti, può migrare ai piani superiori, anche se, dato che si tratta di un gas pesante, troveremo sempre una concentrazione che decresce man mano che si sale.

Pertanto gli ambienti a rischio di accumulo di radon sono i locali sotterranei e i piani bassi degli edifici.
L’emanazione del radon e la sua risalita all’interno dell’edificio sono favorite dalla differenza di temperatura tra suolo e ambienti sovrastanti, quindi si troveranno concentrazioni maggiori in inverno che in estate, di notte (verso mattino) che di giorno.
L’altro fattore favorente è la differenza di pressione fra interno ed esterno (di solito gli edifici sono in depressione rispetto all’esterno e ciò favorisce l’ingresso di aria esterna). E’ comunque importante sottolineare il fatto che ogni edificio, anzi, ogni ambiente costituisce un caso a sé e ci può essere grandissima variabilità anche fra edifici adiacenti della stessa tipologia, es. villette a schiera
Dalla conoscenza della caratteristiche geologiche e dei suoli di un’area e’ possibile risalire alla potenziale presenza di Radon nelle abitazioni dell’area di interesse. Questi fattori contribuiscono alla probabilita’ che elevati livelli di Radon indoor vengano riscontrati nelle abitazioni:

1 Rocce ricche di Uranio e Thorio nei suoli dell’area;

2. Elevata permeabilita’ dei suoli;

3. Suoli ben drenati o asciutti durante lunghi periodi dell’anno;

4. Presenza di profonde fratture di trazione nei mesi estivi;

5. Collocazione di pendio o versante ;

6. Sottili coltri di copertura sulle rocce superficiali;

7. Basamento roccioso fratturato;

8. Basamento roccioso ricco di cavità e caverne anche carsiche;

9. Elevati livelli di Radon sono noti in abitazioni vicine;

 

 

 

TECNICHE PER LA PREVENZIONE DAL RADON

La ventilazione naturale ( tecnica passiva ): è un accorgimento che diminuisce la concentrazione del gas, permettendo così una diluizione del radon. Si attua quando i valori di concentrazione interni misurati non sono molto elevati.
L’apertura di finestre e porte è un espediente efficace negli insediamenti urbani e rurali ma solo quando il clima consente una continua ventilazione.La ventilazione forzata ( tecnica attiva): è un artificio che permette la fuoriuscita del gas in maniera razionale evitando , nelle stagioni più fredde, un eccessivo dispendio termico. Un calcolo accurato permette di convogliare all’esterno un volume d’ aria ben noto che può variare secondo la concentrazione permettendo un ricircolo misurato; si parla in questo caso di Ventilazione Meccanica Controllata VMC. La VMC si realizza grazie ad un ventilatore che può essere installato sul sistema centrale se esistente o che può essere installato direttamente in punti strategici dell’abitazione. Il rateo di ricambio sarà conforme alla norma UNI 10339.
Nei casi in cui i valori di concentrazione interni misurati siano elevati e’ importante considerare il rapporto edificio-suolo: se il terreno costituisce la fonte primaria di radon o se l’ ingresso del gas avviene secondo un diverso meccanismo. A seconda del tipo di fondazione dell’ edificio e delle tipologie costruttive annesse, si possono ipotizzare diversi tipi d’ intervento.

 

La depressurizzazione attiva del vespaio ( tecnica attiva ) : la diversa concentrazione del radon nelle abitazioni può dipendere anche dalla differenza di pressione tra il suolo e gli ambienti stessi e,in questo caso , è possibile diminuire la quantità di radon in ingresso modificando le condizioni di pressione. Un opportuno drenaggio costituito da pietrame permette la captazione del gas, mentre il suo allontanamento è affidato a condotti d’aspirazione forzata.

 

b) La suzione del sottosuolo ( tecnica attiva ) : in alcuni edifici si provvede al drenaggio al fine di allontanare le acque dal terreno e quando questa tubazione ( perforata ) forma un anello continuo , è possibile sfruttarla per far allontanare il radon. Applicando un estrattore al pozzetto di raccolta posto lontano dall’abitazione, si crea una depressione che permette l’estrazione del gas : si ottiene in taluni casi una riduzione del 98% .

 

c) La tecnica della parete ventilata ( tecnica attiva o passiva ): quando esiste un’intercapedine tra i muri interni ed esterni, i movimenti convettivi naturali o forzati permettono l’ allontanamento del gas evitando quindi l’ ingresso nell’ abitazione. Interventi più semplici ma ugualmente efficaci possono essere: la realizzazione di una presa d’aria esterna, la sigillatura di tutti gli interstizi attorno alle condotte tecnologiche (acqua, gas, elettricita’, etc), la non perforazione del solaio con apparecchi da illuminazione ad incasso o botole, la sigillatura delle finestre, la sigillatura della porta d’accesso del piano interrato.

 

Per eliminare il radon in maniera sistematica, quando la concentrazione supera notevolmente le soglie, si può installare un pozzo radon di raccolta da collocarsi nel piano più basso dell’edificio. Il pozzo al radon è costituito da mattoni non cementati, con dei larghi fori che danno la possibilità al gas radon di entrare nel pozzo che deve essere coperto da una lastra di cemento mentre attorno ad esso va posta della ghiaia grossolana .
In questo modo il gas tenderà naturalmente a convogliare nel pozzo, che sarà collegato un sistema evacuante, costituito da un tubo e da una pompa aspirante. Le tubazioni di scarico canalizzeranno il gas, portandolo preferibilmente sul tetto e lontano comunque da porte e finestre. Un sistema analogo può essere applicato al solaio mediante l’aspirazione effettuata da un estrattore e da un sistema di tubazioni che prelevano il gas da sotto il solaio che dovrà, ovviamente, essere isolato adeguatamente. Un altro sistema di grande efficacia prevede la ventilazione tra il suolo e il piano dell’ edificio grazie ad un’intercapedine: la cavità sarà provvista di fori al fine di permettere una ventilazione naturale e in altri casi forzata mediante l’uso di estrattori. Questo è attualmente il sistema più utilizzato in abitazioni di recente costruzione. E’ possibile inoltre eliminare il gas che proviene dai materiali da costruzione costituenti gli edifici, utilizzando l’aspirazione direttamente dalle pareti che, preventivamente, sono state isolate all’interno.
Il punto di connessione tra solaio e parete verticale è un punto critico per quanto riguarda il passaggio del gas.
Per intervenire efficacemente è possibile utilizzare degli appositi battiscopa che consentono di aspirare il gas direttamente nei punti di giunto strutturale : anche in questo caso, delle tubazioni impermeabili convogliano il gas al di fuori dell’abitazione.

 

COME VERRA PROGETTATA LA NUOVA CASA?

Molte scelte effettuate a livello di progettazione possono aumentare o diminuire il rischio d’esposizione al radon. I fattori più importanti sono:

a) I materiali da costruzione: che tipo di materiale s’intende utilizzare? Cemento armato, mattoni, legno, pietra,…Normalmente per la realizzazione delle fondamenta e le mura nelle parti interrate, il cemento dà le maggiori garanzie di isolamento da radon ed è da preferire ai mattoni forati.

Riguardo alla parte superiore della casa, da questo punto di vista, la scelta dei materiali è meno critica. Ricordiamo che la stabilità dei materiali utilizzati è particolarmente importante per tutti gli isolamenti.

b) La progettazione e destinazione dei locali: di regola il problema del radon riguarda soprattutto ambienti a contatto diretto con il terreno, soprattutto in edifici costruiti su pendii (su materiale fratturato). Sono colpite però anche abitazioni al piano terreno situate sopra cantine o ambienti vuoti. Perciò sarebbe opportuno rinunciare all’utilizzo d’interrati o seminterrati a scopo abitativo. Garage o depositi sempre aperti, al piano terra o interrato, possono proteggere le stanze superiori dal radon. Questo vale in particolare per i cosiddetti vespai. Tutte le strategie che mirano a “separare” dal suolo i locali, contribuiscono a proteggere dal radon.

c) I giroscale, i vani degli ascensori, i condotti verticali, i camini: progettare in modo tale che non si creino canali di comunicazione tra aree abitate ed aree a contatto con il terreno che trasportano il radon nella parte abitata della casa. Le scale che conducono a cantine, almeno in un punto, si dovrebbero poter chiudere con una porta ben sigillata. Meglio ancora sarebbe un accesso esterno e separato alle cantine. Questo vale soprattutto se la cantina possiede una pavimentazione naturale (terra).

d) Passaggi di condotte dal terreno: qualsiasi parte dell’edificio penetri nel terreno, costituisce un potenziale punto d’infiltrazione di radon. Le condotte dell’acqua e del gas, le condotte del gasolio da riscaldamento provenienti da serbatoi interrati, serbatoi per la raccolta dell’acqua piovana, ecc. andrebbero introdotte dalle pareti laterali e non dal pavimento, assicurando una buona ventilazione della tubazione in prossimità della casa (riempimento con ghiaia, lastre di drenaggio). Lo stesso vale sostanzialmente anche per condutture di piccolo diametro, come cavi elettrici e d’ antenna, che vanno sigillati con materiali elastici. Un impianto di fognatura dovrebbe attraversare il pavimento della cantina nel minor numero possibile di punti. Attenzione al riempimento con terra dei canali di sterro scavati per le canalizzazioni, che spesso fungono da vero e proprio veicolo per l’ingresso del radon. Il progetto delle fognature dovrebbe dunque prevedere il minimo indispensabile di condotte di scarico, possibilmente senza diramazioni ed isolamento o sfiato delle condutture.

e) Isolamento termico: un edificio costruito o risanato a regola d’arte dovrebbe essere munito di uno strato d’isolamento termico e di una guaina a tenuta stagna appropriata tra i locali riscaldati e quelli non riscaldati. Anche nel caso dell’isolamento esterno delle mura di una casa bisogna prestare attenzione al radon. Se il rivestimento isolante penetra nel terreno, il radon può diffondersi fino ai piani alti della casa attraverso gli spazi vuoti dello strato isolante. È importante o sigillare completamente lo strato isolante o interromperlo per un breve tratto, per permettere al radon di uscire all’aperto.

f) Il sistema di aerazione: pianificare il sistema di aerazione in modo tale da evitare che al piano terra e in cantina si crei una depressione. Questa depressione aumenta in presenza di finestre aperte sul lato dell’edificio protetto dal vento, ventilatori in bagni e cucine (cappe di ventilazione), correnti termiche ascensionali in camini in caso d’aperture di aerazione assenti o insufficienti.

g) L’impianto di riscaldamento: per esempio riscaldamento a pavimento, stufa a legna, centralizzato con termosifoni, impianto di condizionamento con ricambio forzato dell’aria, ecc.. Nel caso del riscaldamento a pavimento bisogna prestare la massima attenzione ad un buon isolamento, poichè con il calore si dilatano le crepe. Le stufe a legna senza un proprio rifornimento d’aria esterna aumentano la depressione in casa. Un impianto di condizionamento con ricambio forzato dell’aria normalmente riduce il problema del radon.

h) La ventilazione naturale del suolo: l’aria presente nel sottosuolo che trasporta il radon dal suolo originariamente era aria esterna. Essa viene continuamente rinnovata e scambiata. Conviene favorire questo scambio naturale collegando ad esempio opportunamente lo strato (relativamente permeabile) al di sotto della piastra di fondazione con il materiale di riempimento laterale, altrettanto permeabile. In questo modo l’ aria sotto l’ edificio si rinnoverà più rapidamente e la concentrazione di radon diminuirà.

 

L’isolamento delle fondamenta per la casa nuova.

Bisogna precisare subito che a riguardo attualmente non esistono ancora esperienze sufficientemente lunghe per dare delle indicazioni definitive e univoche. I seguenti argomenti vanno considerati come delle indicazioni di base che vanno poi valutate e rielaborate da esperti del settore edilizio, allo scopo di giungere alla fine ad un regolamento edilizio per zone a rischio radon. Si premette che in una regione a rischio radon la principale misura precauzionale consiste nel prevedere un ottimo isolamento del fondamento.

In proposito esistono diverse possibilità:

a) Il fondamento a platea in cemento armato: in zone a rischio radon si consiglia di realizzare un fondamento a platea in cemento armato (spessore ca. 30 cm) che ricopra tutta la superficie orizzontale dello scavo della futura casa; di realizzare tutte le mura esterne (verticali) nella parte interrata in cemento armato (spessore ca. 30 cm), prestando la massima attenzione alla congiunzione tra muro e platea (punto estremamente critico). Importante sarebbe anche evitare assolutamente di bucare la platea. Se questo non fosse possibile isolare tutte le perforazioni (condotte di tubazioni, corrente elettrica ecc.) con materiali isolanti o flange elastiche. A proposito si ricorda che il successo della prevenzione radon si basa soprattutto sulla scrupolosa esecuzione dei lavori di dettaglio. In aggiunta è possibile realizzare il fondamento a platea su di uno strato in cemento armato e fra questi posare uno strato isolante (membrane impermeabilizzanti in polimeri bituminosi plastificati o membrane di plastica). Non è ancora chiaro se allo scopo sia meglio utilizzare delle membrane in plastica impermeabili, ma di maggiore costo, come vengono per esempio usate per impermeabilizzare le discariche, oppure siano sufficienti delle semplici coperture in bitume o plastica molto bene incollate fra di loro. Dalle esperienze conseguite fino ad ora in Svizzera, sembrerebbe che possa bastare una copertura semplice. Se si è deciso di isolare aggiuntivamente con una membrana in plastica, questa va posata sul ripiano dello scavo di fondazione su uno strato sufficientemente resistente di cemento armato (ev. la membrana ai due lati va protetta da un tessuto non tessuto): sopra va collocata la fondazione a platea e una volta costruita la cantina, la membrana va tirata su lungo le pareti esterne. Si raccomanda di sigillare con cura le giunzioni, incollare o saldare le membrane senza lasciare fessure, sigillare accuratamente tutti i punti di perforazione. Per l’ impermeabilità al radon è essenziale l’ assenza di fessure nella barriera impermeabile installata.

In zone con concentrazioni di radon molto elevate può essere opportuno stendere aggiuntivamente uno strato di ghiaia (con tubi di drenaggio) orizzontalmente sotto il fondamento a platea e verticalmente a ridosso delle mura della cantina intorno a tutta la casa. Si consiglia in ogni caso di proteggere all’esterno le pareti interrate con della ghiaia e delle lamine di plastica isolanti. Lo strato di ghiaia oltre a permettere una fuoriuscita naturale del radon, è anche un’ottima protezione contro l’umidità. Anche lo strato orizzontale di ghiaia sotto la platea ha un vantaggio: nel caso che dopo anni, in conseguenza del deterioramento dei materiali, dovesse entrare del radon in casa, esisterebbero già tutti i presupposti per realizzare un sistema di aspirazione di aria dal suolo. Per motivi statici (deformazione e conseguente formazione di crepe) il fondamento a platea può essere più indicato per edifici di piccole dimensioni.

b) Le contromisure nel caso di fondazioni a strisce: in linea di massima per piccoli edifici in zone con elevata concentrazione di radon, alle fondazioni a strisce è da preferire la fondazione a platea. Se contrariamente a quanto detto vengono progettate delle fondazioni a strisce, è assolutamente necessario realizzare la pavimentazione in cemento, con uno strato isolante d’ottima fattura. Lo strato isolante non dovrebbe ricoprire solo la pavimentazione, ma anche almeno 0.5m delle pareti interne. Occorre in ogni caso prestare la massima attenzione a non danneggiare le membrane isolanti, evitando curvature a spigoli.
Si consiglia in ogni caso di proteggere all’esterno le pareti interrate con della ghiaia e delle lamine di plastica isolanti. Inoltre è indispensabile prevedere un sistema d’aspirazione di aria dal suolo. Allo scopo sotto la pavimentazione vanno messi dei tubi di drenaggio in uno strato di ghiaia. La ghiaia va posata direttamente sul terreno compattato nel caso di terreno poco o mediamente permeabile. In terreni molto permeabili conviene invece posare la ghiaia su di uno strato di cemento magro, che funge da strato isolante verso il terreno. In questo modo aspirando l’aria con un ventilatore, diventa più semplice realizzare una depressione. I tubi di drenaggio vanno posati in parallelo e collegati tra loro da una conduttura collettrice. Se possibile collegare lo strato di ghiaia con aperture laterali, in modo che vi possa entrare aria esterna (bisogna però anche prevedere la possibilità di poter chiudere queste aperture).
Se entra aria esterna, bisogna prevedere un adeguato isolamento termico per la pavimentazione. Il tubo collettore può condurre direttamente fuori casa oppure arrivare internamente fino al tetto. In tal modo si crea un’ aspirazione naturale che fa fuoriuscire il radon dal terreno. Se ciò non basta, si può aumentare l’azione aspirante con un piccolo ventilatore. In questo caso può essere più conveniente chiudere le aperture laterali alla ghiaia (questo va appurato sperimentalmente). Riguardo al tubo collettore è importante sapere che l’aria estratta dal terreno è molto umida e perciò d’inverno si formano notevoli quantità di ghiaccio che possono ostruire il tubo. Conviene perciò prevedere un condensatore, oppure realizzare tutti i tubi in pendenza, di modo che l’acqua di condensa formatasi possa defluire nel terreno.

c) Isolamento tra i diversi piani: anche dal punto di vista dell’isolamento termico conviene pianificare uno strato d’isolamento tra l’interrato (cantina) ed il piano rialzato per esempio con delle membrane di plastica o altro. Se possibile converrebbe realizzare un’intercapedine ventilata (vespaio) che assicura un’ottima protezione dal radon.

Al di fuori delle regioni ad alta concentrazione di radon, normalmente sarà sufficiente che il piano interrato sia interamente costruito in cemento armato per proteggere sufficientemente dal radon proveniente dal sottosuolo. Una certa attenzione é sempre opportuna soprattutto per i pendii.
Risanamenti

Il risanamento in case con concentrazioni di radon elevate.

Contro il radon esistono diverse possibilità d’intervento e quale delle possibili contromisure convenga adottare dipende da molteplici fattori, quali l’entità dei valori di radon misurati, la permeabilità del terreno, la distribuzione delle stanze, il tipo di costruzione, ecc.. Normalmente questa decisione va presa da un esperto in materia in base ad accertamenti fatti sul posto. In ogni caso è necessario fare nuovamente delle misure di controllo per individuare i punti più critici ed intraprendere delle azioni mirate. Normalmente si comincia con il metodo meno invasivo e che nello specifico caso dia le maggiori garanzie di successo. Se il metodo adottato ha funzionato o meno, lo si vedrà solamente a lavori ultimati.

I metodi di risanamento contro il radon più comunemente utilizzati.

a) La finestra della cantina socchiusa: il radon penetra nelle case per via dell’effetto camino, cioè in conseguenza della depressione che va a crearsi nella parte bassa della casa. Se porte e finestre della casa sono ben chiuse, verrà anche aspirata aria dalla fondazione. Un mezzo efficace per ridurre la depressione in casa è quello di tenere socchiusa una finestra in cantina, oppure di realizzare una apertura di ventilazione nel muro della stanza. Questo accorgimento molto semplice può ridurre di molto la concentrazione del gas radon.

b) Sigillare crepe, fessure e fughe con materiali isolanti e membrane adatti.

Tenendo conto che la zona di collegamento tra pavimento e muro è un punto particolarmente critico, può servire ridurre le concentrazioni di radon. In caso di valori elevati (> 1000 Bq/m³) e di superfici maggiori, un isolamento duraturo è costoso e difficile da realizzare e difficilmente da solo risolve la situazione. In ogni caso, se il radon penetra attraverso grosse crepe nella roccia sottostante la casa sarà importante sigillare queste aperture in modo adeguato.
Occorre anche fare attenzione agli scarichi ed alle condutture elettriche. Le perforazioni rimaste aperte ai lati dei tubi, i rivestimenti delle tubazioni e le canaline di plastica possono essere un ottimo conduttore per il radon dalla cantina ai piani superiori. Lo stesso vale per le perforazioni per le condotte delle tubazioni che vanno sigillate con cura.

L’isolamento con membrane impermeabili.

c) In presenza di un terreno naturale in cantina, spesso un metodo valido è quello di isolare e cementare il pavimento. In presenza di concentrazioni elevate (>1000 Bq/m³) questo provvedimento normalmente non è sufficiente, dato che con il tempo è normale che si formino delle crepe. Come punti deboli rimangono le congiunzioni tra le pareti ed il pavimento. Sigillare questi punti in maniera duratura è molto difficile. Qualora nell’ambito di una generale ristrutturazione venisse rifatta la pavimentazione, converrebbe in ogni caso prevedere al di sotto di essa una specie di intercapedine o una rete di tubi di drenaggio incorporati nella ghiaia per bloccare ed asportare l’aria carica di radon.

d) Areazione ed espulsione di aria da cantine e vespai.

In molti casi può essere sufficiente aumentare il ricambio d’aria nelle cantine o in un vespaio eventualmente presente sotto le stanze con valori elevati di radon. Ove possibile, si può anche aspirare con un ventilatore l’aria dal vespaio creando così una depressione in questo spazio.

e) Aspirazione dell’ aria dal sottosuolo.

Nella maggiore parte dei casi questo metodo è semplice da adottare, è molto efficace e pertanto particolarmente indicato per elevate concentrazioni di radon. In pratica consiste nello scavare un pozzetto nel pavimento della casa dal quale in modo adeguato si estrae l’aria carica di radon dal sottosuolo prima che possa entrare in casa. Per una maggiore efficienza, il pozzetto va realizzato più vicino possibile al punto d’ingresso del radon e possibilmente in un punto centrale della casa.

Pozzetto al radon in casa.
Se viene rinnovato tutto il pavimento, allo stesso scopo si può realizzare anche una rete di tubi di drenaggio incorporati nella ghiaia.
Il metodo è particolarmente indicato in una casa senza stanze interrate e in questi casi con un pozzetto profondo 1,5 – 2 m e largo circa 0,5 m ed un ventilatore da ca. 24 Watt, si riesce a risanare un’area di circa 200 m².
Se le stanze a contatto con il terreno si trovano invece a diverse profondità ( in una casa su di un pendio), le possibilità d’ ingresso per il radon aumentano notevolmente e diventa più difficile individuare una buona posizione per il pozzetto radon. Normalmente in questi casi l’efficienza del pozzetto diminuisce e può essere necessario aspirare l’aria da più buchi posizionati in diverse stanze e collegati tra di loro con un tubo collettore, oppure realizzare sotto l’intera superficie della pavimentazione un sistema con tubi di drenaggio come già descritto per gli edifici nuovi. Se anche le pareti sono a contatto con il terreno, può essere conveniente scavare il pozzetto orizzontalmente, praticando un foro nelle pareti.
Il costo dell’impianto per una casa di medie dimensioni (100 – 200m²) va da alcune centinaia di euro (fai da te) a qualche migliaia di euro se si incarica una ditta. In dipendenza dalla concentrazione di radon misurata, il ventilatore deve funzionare in continuo o può essere utilizzato in modo discontinuo.

Le misure di controllo dimostrano l’efficacia del pozzetto radon.

Perchè il metodo dell’aspirazione dell’aria dal sottosuolo funzioni, è necessario che nel pozzetto si crei una leggera depressione. Solo in questo caso l’aria carica di radon dal terreno convergerà verso quest’ultimo e potrà essere espulsa piuttosto che diffondersi in casa. Dalle esperienze conseguite possiamo dire che questa metodica è normalmente molto efficace per terreni con una permeabilità “media”. In generale, in base alle nostre esperienze le probabilità di successo sono nell’ordine del 80%. Nel caso di terreni molto permeabili, l’afflusso d’aria nel terreno può essere talmente elevato che con un normale sistema d’aspirazione non si riesce a creare il vuoto sufficiente per il buon funzionamento del sistema. In questo caso conviene ripiegare su altre tecniche. Anche in presenza d’acqua nel sottosuolo della casa il metodo non è applicabile.
Nel caso in cui l’inquinamento da radon interessi più case vicine l’una all’altra ed il terreno sia molto permeabile, è anche possibile realizzare un sistema unico, costituito da un pozzo scavato vicino alle case, dal quale si estrae l’aria con un ventilatore di maggiore potenza. Quest’ultima possibilità va però valutata con molta cura e in ogni caso conviene fare prima delle misure di permeabilità nel terreno.

Bisogna però prestare attenzione al fatto che se nelle stanze abitate che si trovano direttamente sopra il pozzetto o sono adiacenti ad esso sono utilizzati sistemi per il riscaldamento a fiamma aperta, cioè stufe a legna, caminetti, stufe a gas ecc. che non dispongano di una presa separata per l’aria esterna o se nelle stanze non vi è un’apertura che garantisca in ogni caso una sufficiente ventilazione, tale metodo non risulta applicabile.
Non si può escludere che in presenza di già esistenti o future crepe nella pavimentazione o nelle mura, il ventilatore possa causare una leggera depressione anche nelle stanze sopra o vicine al pozzetto e, di conseguenza, se le stanze non sono sufficientemente ventilate, provocare una pericolosa emissione di monossido di carbonio (gas tossico) dalla stufa accesa.

f) Aspirare l’aria da pavimenti con intercapedine. A volte può risultare più conveniente realizzare un nuovo pavimento con intercapedine e aspirare l’aria dall’intercapedine anzichè con tubi di drenaggio o pozzi per radon sotto il pavimento. I pavimenti con intercapedine possono essere di vario tipo. Sul mercato ci sono anche diversi prodotti prefabbricati che normalmente vengono impiegati per la costruzione di uffici, dove l’intercapedine viene utilizzata come spazio per le installazioni; lo spessore dell’intercapedine necessario è minimo, qualche centimetro di spazio vuoto è più che sufficiente per raccogliere il radon e convogliarlo verso un punto di raccolta, dal quale viene aspirato con un piccolo ventilatore, oppure per mezzo di un tubo che porta fino al tetto.
In quest’ultimo caso può essere anche conveniente realizzare l’intercapedine con dei punti d’ingresso per l’aria esterna. In questo modo si formerà un ricambio naturale dell’aria presente nell’intercapedine. Se si aspira aria esterna bisognerà però isolare anche termicamente la pavimentazione per evitare la formazione di condensa nei mesi freddi.
In ogni caso va ricordato che a protezione dal radon sopra l’intercapedine va posata con la massima cura una membrana isolante che deve non solo coprire il pavimento ma essere anche saldamente incollata per almeno mezzo metro alle pareti laterali. Nel caso di terreni molto permeabili può essere utile isolare anche la superficie inferiore dell’intercapedine, in modo da ridurre l’afflusso d’aria dal terreno. In questo caso, di volta in volta, dovrà essere valutato se convenga tenere aperti i punti d’ingresso laterali per l’aria esterna (circolazione naturale dell’aria) oppure chiuderli utilizzando un ventilatore che lavori in depressione.

Attenzione: in base a nuove conoscenze si avverte che tale metodo non è applicabile se nelle stanze abitate sono utilizzati sistemi per il riscaldamento a fiamma aperta, cioè stufe a legna, caminetti, stufe a gas ecc. che non dispongano di una presa separata per l’aria esterna o se nelle stanze non vi è un’apertura che garantisca in ogni caso una sufficiente ventilazione.
Non si può escludere che in presenza di già esistenti o future crepe nella pavimentazione o nelle mura, il ventilatore possa causare una leggera depressione anche nelle stanze e, di conseguenza, se le stanze non sono sufficientemente ventilate, provocare una pericolosa emissione di monossido di carbonio (gas tossico) dalla stufa accesa.

g) Sovrappressione artificiale nell’edificio. Per impedire infiltrazioni d’aria del sottosuolo ricca di radon, anzichè creare una depressione sotto la pavimentazione dell’edificio, si può anche creare una leggera sovrappressione all’interno delle stanze con un ventilatore. Affinchè il metodo funzioni l’edificio deve essere il più possibile isolato ad esempio con guarnizioni alle porte e finestre. Solo allora potrà formarsi una sovrappressione nelle stanze. Se le stanze sono a tenuta sono sufficienti ventilatori molto piccoli (ca. 10 – 20 W) per ridurre il problema del radon. D’inverno può essere necessario riscaldare l’aria immessa. Il metodo è semplicissimo e poco costoso da realizzare (p.es. un piccolo ventilatore nella finestra) solo che richiede una certa attenzione da parte degli inquilini (chiudere sempre le porte ad ogni passaggio).

h) Sovrappressione artificiale nel terreno sotto la casa. Solitamente viene adottato quando, in conseguenza di una permeabilità estremamente alta del terreno, le altre contromisure sono risultate inefficaci. Il metodo consiste nell’immettere con un ventilatore l’aria interna della cantina, attraverso il pozzetto radon o il sistema di drenaggio, nel terreno sotto l’edificio. In pratica si crea un cuscino d’aria sotto la casa che riduce l’infiltrazione del radon in casa oppure ne diluisce la concentrazione. È assolutamente importante che nei mesi freddi non venga pompata aria esterna (fredda) nel sottosuolo, dato che il terreno potrebbe gelare (dilatazione) e compromettere la stabilità dell’edificio. Il metodo è estremamente efficiente ma bisogna porre attenzione al fatto di pompare aria nel sottosuolo: infatti ciò potrebbe modificare sostanzialmente la struttura del terreno e quindi a lungo andare compromettere la stabilità dell’edificio (p.es. formazione di ghiaccio sulla parte esterna delle pareti). L’aspirazione di aria dal sottosuolo è un intervento meno problematico ed è chiaro che in molti casi risulta essere l’unico metodo sufficientemente efficace per risanare una casa con concentrazioni di radon molto elevate.
Legislazione in materia di Radon

La legislazione italiana prende in considerazione i rischi da esposizione al Radon soltanto per quanto concerne i luoghi di lavoro, mentre per quanto riguarda le abitazioni, si può fare riferimento a raccomandazioni della Comunità Europea. In ogni caso tutte le normative fissano dei “valori raccomandati” ossia dei valori di concentrazione del radon sopra i quali si raccomanda di prendere delle precauzioni per ridurli. Sotto i cosiddetti “valori raccomandati” la situazione viene considerata accettabile.

La normativa per gli ambienti di lavoro.

L’Italia ha di recente introdotto una disciplina apposita per gli ambienti di lavoro con l’emanazione del Decreto Legislativo 26.05.2000 n. 241 (pubblicato sulla G.U. n. 203 del 31.08.2000 N.140/L), ad integrazione del precedente Decreto Legislativo n. 230 del 17.03.1995 in materia di radiazioni ionizzanti. Il decreto in questione ha recepito la Direttiva 96/29/Euratom del 13.05.96 in materia di protezione sanitaria della popolazione e dei lavoratori contro i rischi derivanti dalle radiazioni ionizzanti. Fra l’altro, al Capo III bis, il decreto legislativo 241/2000 disciplina, ai fini della sicurezza dei lavoratori e, ove occorra, della popolazione, le attività lavorative nelle quali sono presenti sorgenti naturali di radiazioni (quali, appunto, il radon).

Le attività individuate con le relative prescrizioni, in particolare, sono:

attività lavorative in tunnel, sottovie, catacombe, grotte e, comunque, in tutti i luoghi di lavoro sotterranei o interrati (art.10 bis, comma 1, lettera a) e attività lavorative in superficie in zone ben individuate dalle Regioni o Province autonome (Art.10 bis, comma 1, lettera b) .

Gli obblighi del datore di lavoro sono quelli di far eseguire misure della concentrazione di radon e qualora la concentrazione superi il valore di 500 Bq/m3, bisogna intervenire con azioni di rimedio.

In particolare:

• nel caso di scuole dell’obbligo, scuole materne e asili nido, occorre intervenire, sentito l’esperto qualificato, entro 3 anni;

• in tutti gli altri casi, se si può dimostrare, sentito l’ esperto qualificato, che nessun lavoratore è esposto ad una dose superiore a 3 mSv/anno (milliSievert/anno), non è necessario alcun intervento, altrimenti occorre intervenire con azioni di rimedio, sentito l’esperto, entro 3 anni;

• al termine degli interventi di rimedio occorre ripetere la valutazione della concentrazione di radon e, nel caso fossero ancora superati i valori di soglia, occorre mettere in atto la sorveglianza fisica e medica dei lavoratori.

Ogni superamento dei valori di soglia deve essere comunicato agli organi di vigilanza (Arpa regionale, ASL, Ispettorato Provinciale del Lavoro).

Nel caso di attività lavorative implicanti l’uso o lo stoccaggio di materiali abitualmente non considerati radioattivi, ma contenenti radionuclidi naturali; attività lavorative che comportano la produzione di residui abitualmente non considerati radioattivi, ma contenenti radionuclidi naturali; attività lavorative in stabilimenti termali o attività estrattive non disciplinate dal capo IV (Art.10 bis, comma 1, lettere c, d, e), gli obblighi del datore di lavoro sono ancora quelli di far eseguire misure della concentrazione di radon. Qualora si superi il valore di dose efficace di 1 mSv/anno per i lavoratori (con esclusione del contributo dovuto al radon presente nell’ambiente per caratteristiche geofisiche e costruttive, fatta eccezione degli stabilimenti termali, dove si deve tenere conto anche del radon) e di 0,3 mSv/anno per la popolazione (fatta eccezione degli stabilimenti termali), occorre intervenire con azioni di rimedio.

 

Se l’esposizione supera 1 mSv/anno, il datore di lavoro deve effettuare l’analisi dei processi lavorativi ai fini della valutazione della dose e, se quest’ultima è superiore a 0,8 mSv/anno, deve ripetere la valutazione annualmente.

Al termine degli interventi di rimedio occorre ripetere la valutazione della concentrazione di radon e, nel caso fossero ancora superati i valori di soglia, occorre mettere in atto la sorveglianza fisica e medica dei lavoratori.

Altri paesi sia europei che extraeuropei hanno fissato sia valori raccomandati che valori massimi obbligatori: nella tabella seguente sono riportati alcuni esempi.

Stato Scuole Luoghi di lavoro
Valori raccomandati (Bq/m3) Valori limite (Bq/m3) Valori raccomandati (Bq/m3) Valori limite (Bq/m3)
Australia 1000 1000
Austria 200 (a progetto) 400
(200 a progetto)
Canada 800
Danimarca 400 400
Finlandia 200 (a progetto) 400
Irlanda 150 200
Italia 500 500
Lussenburgo 150 200
Norvegia 800 800
Regno Unito 400 400
Rep. Ceca 250 (a progetto) 500
Slovacchia 250 (a progetto)
Stati Uniti 150
Svezia 200
(a progetto)
400
(200 a progetto)
Svizzera 1000 3000

La normativa per le abitazioni.

Per l’esposizione al Radon della popolazione nelle abitazioni, in Italia, non esiste una normativa specifica. Ci si può però riferire alla raccomandazione europea 90/143/Euratom del 21/02/90: in essa si consiglia, per gli edifici residenziali esistenti, un intervento nel caso di superamenti della soglia di 400 Bq/m3 (Bequerel a metro cubo); nel caso di edifici in fase di progetto, la soglia viene fissata in 200 Bq/m3. La raccomandazione dovrà essere recepita in un prossimo futuro anche in Italia con apposita normativa. Altri paesi sia europei che extraeuropei hanno fissato sia valori raccomandati che valori massimi obbligatori: nella tabella seguente sono riportati alcuni esempi.

Stato Valori raccomandati (Bq/m3) Valori limite (Bq/m3)
Abitazioni esistenti Abitazioni in fase di progetto Tutte le abitazioni
Austria 400
Danimarca 200 400
Finlandia 400
Germania 400 250
Irlanda 200
Lussemburgo 150
Norvegia 200
Regno Unito 200
Rep. Ceca 500
Slovacchia 500
Slovenia 400
Svezia 200 400
Svizzera 400 1000
Australia 200
Canada 800
Stati Uniti 150

FONTE:http://www.top-house.it/gasradon.html