Ghiacci di casa nostra, tutto e il contrario di tutto

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Scritto da Guido Guidi il 20 – luglio – 2011

Alcuni giorni fa ho letto su Meteoweb una notizia interessante. Il ghiacciaio del Calderone, nel massiccio del Gran Sasso, pare goda di ottima salute.

Possibile? Urge approfondimento. Primo passo la fonte ufficiale della notizia, l’associazione AQ Caput Frigoris -un nome un programma- dalle pagine della quale leggiamo praticamente le stesse cose riportate su Meteoweb riguardo la descrizione del ghiacciaio, al netto pero’ di giudizi di merito sulla salute del sito. Ci sono comunque parecchie immagini degli ultimi anni, dalle quali si evince che almeno recentemente, fatti salvi un paio d’anni di scarso innevamento, il ghiacciaio appare in crescita.

Considerato che si tratta del ghiacciaio più meridionale d’Europa, primato conquistato verso la meta’ del secolo scorso dopo la scomparsa del ghiacciaio Corral del Veleta sulla Sierra Nevada, la cosa suscita più di qualche perplessità.

Secondo tentativo su Wikipedia , e qui la cosa si fa ancora più interessante. La biografia del ghiacciaio infatti inizia con uno scritto di Francesco del Marchi del 1573, dove si descrive a grandi linee l’estensione del ghiacciaio. Seguono poi le solite notizie in ordine alla posizione ed alla quota, condite con una serie di considerazioni in tono tragedia climatica il cui autore, nell’ansia di rendere partecipi i lettori, non si accorge di cadere in contraddizione più o meno ogni due righe.

La prima contraddizione e’ un classico del dogma AGW. Il ghiacciaio rischia di scomparire a causa dei cambiamenti climatici in atto. Subito dopo pero’ apprendiamo che dopo essere scomparso e riapparso un certo numero di volte nelle grandi glaciazioni, il ghiacciaio ha fatto il suo sin qui definitivo ritorno verso la meta’ del XV secolo, cioè in piena Piccola Eta’ Glaciale, giungendo a quote ben al di sotto delle attuali. Evidentemente, quei cambiamenti climatici non contano, ne’ si possono considerare valide ai fini del punteggio le supposte precedenti sparizioni o espansioni.

A partire dalla meta’ dell’800 pero’, scrive il solerte wiki-autore, e’ iniziato il declino. Segue relativa tabella dove scopriamo che tra il 1794 e il 1894 se n’è andato un buon 25% del volume. Poi una trentina d’anni di quiete e poi parte un altro 30% circa in appena 18 anni. Altri 30 anni circa e salutiamo un altro 20% buono, per poi arrivare dal 1960 al 1990 a quella che viste le misure e’ poco più di una palla di neve.

Curiosamente, alcuni, senza essere evidentemente andati a vederlo, considerano il ghiacciaio già scomparso, a dispetto della presenza del ghiaccio. Altri, come l’esperto citato su wikipedia, presagiscono una totale e definitiva dipartita per il 2020, in questo caso a dispetto del trend di crescita degli ultimi anni.

Scopriamo anche che, diversamente da quanto accaduto per tutti i ghiacciai alpini e per quelli pirenaici, la riduzione non e’ iniziata con la fine della PEG, ma e’ iniziata con lo sviluppo dell’attivita’ industriale, specie nell’area abruzzese, noto polo siderurgico e industriale europeo, il cui inquinamento, leggiamo, sarebbe all’origine dell’aumento di temperatura di quasi due gradi che avrebbe conosciuto la zona negli ultimi 80 anni, quelli appunto in cui in Abruzzo si produceva l’acciaio con cui sono stati edificati i grattacieli di mezzo mondo.

Per finire la proposta indecente, coprire il ghiacciaio con teli riflettenti – ma solo nelle estati più calde pero’- per proteggere il ghiacciaio dalle nostre malefatte climatiche.

Qualcuno si starà chiedendo perché sono andato a far le pulci a questa voce di wikipedia, quando si sa che il suo scopo e’ la condivisione delle informazioni, non certo la divulgazione scientifica. E’ giusto, sino ad avvenuta correzione, ognuno e’ libero di scrivere quel che vuole, esponendosi appunto al rischio/beneficio di essere corretto, come e’ in effetti avvenuto per parte di questa voce. Il punto e’ un altro. Ogni considerazione contenuta nella voce in materia di evoluzione del ghiacciaio, poteva essere affrontata in modo neutro dal punto di vista climatico, attribuendo cioè le dinamiche di crescita o riduzione del ghiacciaio alle variazioni climatiche a prescindere dalle cause. Questo e’ stato fatto per la storia più antica del sito, ma non per quella più recente, rivelando quanto l’opinione comune sia scorrettamente influenzata e condizionata da dogmi e assunzioni che si dimostrano alla prova dei fatti privi di ogni fondamento. E’ un classico caso di penetrazione nella società civile di convinzioni divenute tali non in ragione della loro provata autenticita’, ma per effetto della continua e instancabile ripetizione. Così accade che nella discussione due editor si arrovellino sull’opportunità di scrivere il nome del ghiacciaio con la lettera maiuscola o minuscola, ma non si rendano conto di aver scritto che la storia del ghiacciaio l’ha scritta la naturale evoluzione del clima, mentre il suo presente lo stanno scrivendo loro basandosi sul nulla. Il tutto, naturalmente, in perfetta buona fede.

FONTE: http://www.climatemonitor.it/?p=18624