Già iniziata l’estinzione dei grandi predatori

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Il coccodrillo come fa? E il leone? Il leopardo? In futuro se lo chiederanno in tanti e non solo i bambini nello loro filastrocche. Perché sì, noi non ce ne stiamo neanche accorgendo, abituati a tempi ben diversi da quelli di Madrenatura, ma la sesta estinzione di massa della Terra è già iniziata.

(Vedi la sezione ECO-CATASTROFISMO >>)

Vittime di questa selezione saranno animali che solitamente vittime non sono, ovvero i grandi predatori. In futuro spariranno, anzi stanno già sparendo: dinosauri, se vogliamo.

Eppure li abbiamo visti, ammirati tutti, magari viaggiando a casa loro, in uno zoo o in televisione: leoni, leopardi, squali, lupi. Addio. E addio anche a grandi erbivori come elefanti e bisonti. Sono già stati tutti messi in fila dal destino verso un futuro che non c’è. E non esiste luogo né modo per scamparla. A nulla serviranno astuzia, velocità, denti aguzzi, fauci paurose o capacità di fare branco. D’altronde affrontare un’estinzione non è come andare a caccia di gazzelle.

Sa molto di profezia di Nostradamus la “Sesta estinzione di massa”, con quel nome lungo da quartina profetica. Dietro la rivelazione della fine dei predatori questa volta però non ci sono maghi, ma la copertina dell’autorevole “Science” e una squadra di scienziati di fama mondiale. Uomini che danno la colpa agli uomini. Perché per la prima volta nella storia del pianeta, c’entriamo anche noi in un’estinzione. Niente di cui vantarsi. E comunque un motivo in più, se mai si accorgessero delle nostre colpe, per evitare incontri ravvicinati con squali e leoni.

Cui prodest” il catastrofismo?

Da dove viene tutto questo pessimismo? Un buon metodo per scoprirlo è chiedersi: “chi se ne avvantaggia?”
A chi vanno i soldi, i sussidi nazionali ed europei, le interviste e la notorietà per farsi eleggere al Parlamento, l’autorevolezza per lanciare gli allarmi e imporre le soluzioni? Basta dire che solo negli Stati Uniti sono circa 150 le organizzazioni ambientaliste che hanno denunciato un reddito di oltre 5 milioni di dollari (anno di riferimento il 2002), con punte che arrivano fin quasi a 900 milioni di dollari, a fronte di patrimoni che possono andare oltre i 3 miliardi.
E si tratta di denari che per la maggior parte non sono spesi per la”natura”, ma in stipendi e per la promozione della propria attività di… promozione della propria attività. (ndr)

A ucciderli, oltre agli inspiegabili percorsi di Madrenatura, sarebbe soprattutto l’invasione dei loro habitat. Non tanto la scomparsa vera e propria di savane, oceani e foreste, ma la frammentazione di quei luoghi, in cui l’uomo, anche quando pensa di preservare, salvare, in qualche modo mette mano, a quanto pare, irreparabilmente. Come dire, il danno è già stato fatto. E la toppa non basta.

(Vedi la sezione BUFALE >> ndr)

Sembra incredibile pensare a una Terra senza leoni e lupi, ma le cinque estinzioni che ci hanno preceduto hanno spazzato via in media quattro specie esistenti su cinque. Ci sarebbe quasi da rallegrarsi per lo scampato pericolo, non fosse che a guadagnarci sarebbero animali apparentemente meno pericolosi ma decisamente più fastidiosi, almeno per l’uomo, come i piccoli insetti.

Lo studio ha infatti analizzato i dati più recenti sugli ecosistemi, rilevando che gli effetti del declino dei predatori saranno catastrofici, riversandosi cascata su tutti gli ecosistemi. Aumenteranno le specie invasive, si diffonderanno malattie infettive, avverranno cambiamenti nel suolo e nel sottosuolo, modificando la qualità dell’acqua, della vegetazione e dell’atmosfera, con la diminuzione, per esempio, dell’assorbimento di anidride carbonica. In pratica, senza predatori staremo peggio. Molto peggio.

Le perdite saranno drammatiche anche nella popolazione dei grandi erbivori come elefanti e bisonti. Pure il rinoceronte pare, in prospettiva, non stia molto meglio. Il declino di questi animali imponenti che si trovano in cima alla catena alimentare, fanno notare i ricercatori, sarà «maggiore di quanto ritenuto finora». In pratica devasteranno i livelli più bassi della catena alimentare: in pratica, porteranno nella tomba molte altre specie vegetali e animali.

Leggi “Il WWF: dal 1961 chiede soldi per salvare il rinoceronte(ndr)

I ricercatori, consapevoli della difficoltà di divulgazione della loro opera, hanno messo sul piatto esempi specifici. Il caso della temporanea eliminazione dei lupi dal parco nazionale di Yellowstone, sottolineano, ha portato alla crescita incontrollata delle alci, che hanno in parte distrutto pioppi e salici salvati solo dalla reintroduzione dei lupi. Facile capire, che quando i lupi si estingueranno, il processo di distruzione ricomincerà daccapo.

In alcune zone dell’Africa, poi, la riduzione di leoni e leopardi ha permesso ai babbuini di proliferare senza controllo,  (ah sì??? E allora per quale motivo fanno parte della fauna protetta???? ndr) aumentando i contatti con la popolazione locale e causando alti tassi di malattie dovute ai parassiti intestinali sia nella popolazione umana sia nelle altre scimmie. In alcune zone degli oceani invece, il declino degli squali ha causato l’esplosione di un tipo di razza che sta facendo sparire i crostacei. Anche lì si potrebbe innescare una reazione a catena. In sintesi «lo studio indica che per risanare gli ecosistemi — ha osservato il capo progetto Estes — si devono reintrodurre su larga scala i grandi predatori perché gli effetti della loro presenza sono benefici, fondamentali».

La critica degli scienziati all’uomo e al suo disinvolto uso del pianeta, per quanto giusta non basterà a salvare i predatori dalla loro fine. Quando la Terra decide di rinnovare i suoi abitanti, lo fa, e pure in fretta: nel Permiano-Triassico, circa 250 milioni di anni fa, il 96% delle specie sparì quasi di colpo. Poi arrivammo noi, i leoni, e gli squali. Padroni, ma solo in affitto , di un pianeta che ama cambiare. Già in attesa, se non in fila, per l’estinzione numero sette.

ilsecoloxix.it

FONTE: http://www.ecohysteria.net/?p=1301