Il carbone radioattivo

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Scritto da Giorgio Stecconi Bortolani il 8 – giugno – 2011

Come molti di voi hanno avuto modo di sentire in questi giorni, la Germania ha annunciato la rinuncia nel medio-lungo termine all’energia nucleare. In tempi di campagna referendaria i “nuovi” profeti della galassia ambientalista ci stanno ripetendo in tutte le salse che la Germania, patria delle energie pulite, capofila della svolta antinuclearista, terra di avanguardisti e politici coraggiosi, si rivolgerà certamente al fotovoltaico e all’eolico per garantire energia costante e sicura alla popolazione e alle industrie di quella che un tempo era definita la locomotiva dell’Europa. Forse la Germania è ancora la Locomotiva d’Europa, sicuramente sarà una Locomotiva a carbone.

La Germania, infatti, possiede grandi riserve carbonifere, riserve che con l’azzeramento delle richieste di carbone per il riscaldamento domestico e la diminuita richiesta delle industrie pesanti risultano essere una risorsa disponibile a basso costo e non sfruttata. Da qui l’idea della Sig.ra Merkel di prendere i cosiddetti due piccioni con una fava: consenso politico da parte dell’elettore medio (o meglio, un’arma in meno in mano all’opposizione populista e opportunista) e lo sfruttamento di una risorsa naturale di cui la Germania dispone, che oggi non trova piena utilizzazione, e che libera la nazione dalla dipendenza estera, Russa o Mediorientale che sia.

Ma il carbone e la sua combustione con gli standard attuali, non è certo una scelta sicura per le popolazioni e gli animali che si trovano a vivere e alimentarsi nelle vicinanze di questi impianti per la produzione di energia. Ne sono esempi vari lavori scientifici pubblicati su riviste internazionali che mettono in evidenza alcuni rischi connessi a questo tipo di tecnologia e, visto che va di moda, oggi parliamo della radioattività ambientale che deriva dalla combustione del carbone.

Il 20 maggio scorso è stato pubblicato su Enviromental Health un articolo a firma di ricercatori Malesi che evidenzia l’inquinamento di prodotti ittici destinati ad alimentazione umana nella vicinanza della costa dove sorge una importate centrale Malese a Carbone1. L’imputato in questione è uno di quelli che fa rumore: si chiama Polonio 210. Il polonio 210 è un elemento radioattivo ?-emittente praticamente innocuo se si trova all’esterno del nostro organismo, letale se viene inalato o peggio ingerito (potete approfondire le caratteristiche di base dei radionuclidi e dei loro effetti in questo precedente post); ricordate quell’ex agente del KGB – FSB di nome Alexander Litvinenko? Bene, fu assassinato nel Regno Unito con una massiccia dose di PO210 che qualcuno a sua insaputa gli fece ingerire.

In questo lavoro peer reviewed si dimostra che il pesce pescato nelle acque in prossimità della centrale a carbone ha concentrazioni di Po210 superiori a quelle registrate in aree lontane dalla centrale in oggetto (per carità, nulla a che fare con le dosi usate per uccidere il Sig. Litvinenko) e che il rischio calcolato di sviluppare un tumore supera gli standard US-EPA. Inoltre il lavoro si chiude con questa frase:

Results presented here suggest that the area around the Kapar Power station is susceptible to some contamination and people living near the area are exposed to higher alpha radiation through seafood consumption. These findings suggest that appropriate action needs to be done to mitigate possible risks to human and environmental health.

I risultati presentati suggeriscono che l’area intorno alla centrale di Kapar è suscettibile di possibile contaminazione e le persone che vivono nell’area vicina sono esposti a maggiori dosi di radiazioni alfa attraverso il consumo di prodotti ittici. Questi riscontri suggeriscono che appropriate azioni devono essere intraprese per mitigare i rischi possibili per la salute umana ed ambientale.

Vorrei comunque ricordare che in natura la maggior parte di Po210 deriva del decadimento del Radon che quindi è un importante fattore confondente in quanto non possiamo escludere, è una mia deduzione, una fonte di radon naturale in quella zona di oceano; eventuali approfondimenti di fisici nucleari (che spesso leggono le nostre pagine) sono sempre ben accetti.

Oggi non ci fermiamo qui ma vi proponiamo un altro studio pubblicato sull’American Journal of Epidemiology dal titolo2:

Environmental arsenic exposure from a coal-burning power plant as a potential risk factor for nonmelanoma skin carcinoma: results from a case-control study in the district of Prievidza, Slovakia.

Esposizione ambientale ad arsenico derivante da una centrale elettrica a carbone come potenziale rischio per carcinoma cutaneo: risultati di uno studio caso-controllo nel distretto di Prievidza Slovacchia.

L’articolo dimostra la maggior incidenza, rispetto ad una popolazione di controllo, di alcune neoplasie cutanee in un’area limitrofa ad una centrale a carbone in Slovacchia, ma, evidentemente, anche questo fatto non terrorizza e quindi non fa notizia. L’indagine epidemiologica è stata rigorosa ed è stata pubblicata da una delle più importanti riviste al mondo, non dimenticando gli eventuali fattori confondenti, come ad esempio la presenza di altri poli produttori di inquinamento in cui sorgono industrie chimiche presenti nella stessa area della centrale; gli stessi fattori confondenti che limitano in maniera importante le valutazioni epidemiologiche circa gli effetti degli incidenti alle centrali nucleari.

Vorrei inoltre chiudere questo breve post con un problema quasi filosofico per chi lotta contro il riscaldamento globale accusando unicamente la CO2. La fonte nucleare è una fonte che, di fatto, non emette CO2 mentre ottenere energia dal carbone è la modalità di produzione di energia che a parità di quantità di energia prodotta genera più CO2. Quindi cosa fare? Continuare nella lotta al nucleare anche se questo aumenterà e di molto le emissioni di anidride carbonica oppure avere il coraggio fino a quando le energie alternative (parlo della fusione, accumulatori a basso costo e non inquinanti e ogni fonte che ci permetta di avere energia senza inquinare) saranno pronte, di proseguire con la fissione nucleare?

Questo aspetto nella retorica politica non emerge, anzi è quasi sottaciuto. Certo è molto semplice sparare a raffica una serie di no: no alle centrali nucleari, no alla CO2, no alle centrali a carbone, no alle linee ferroviarie, no alle dighe. Questo gruppo di persone dovrebbe chiamarsi il comitato del NO, la vera essenza, nei fatti, dello spirito conservatore, quello miope, che non vuole abbandonare la nave nemmeno quando affonda. Le scelte vanno fatte e le decisioni vanno prese. A volte non decidere e rimanere immobili o farsi trascinare è peggio di sbagliare, ricordate Dante? Ricordate gli ignavi? Ecco, i componenti del comitato del NO sono i moderni ignavi, non decidono, si lasciano trasportare, seguono la corrente, il Mainsteam direbbe oggi il Poeta, non meritano certo il Paradiso anzi, peggio, non meritano neanche l’Inferno.

P.S. Non vi preoccupate ad informarmi che esiste il cosiddetto “carbone pulito” lo so già, ma aspetto di vederlo alla prova dei fatti, aspetto di vedere dove stoccheranno le tonnellate di polveri e residui che questa tecnologia comporta, aspetto di vedere i costi nella realtà, aspetto anche di vedere se i depositi sotterranei della CO2 prodotta saranno sicuri o se andranno ad acidificare in modo grave e per lunghissimi periodi le falde acquifere profonde3. Verificati questi aspetti parleremo anche del “carbone pulito”.

FONTE:http://www.climatemonitor.it/?p=17958