Il catastrofismo climatico è sempre più delirante, contagioso e assolutista. Dal parlamento Italiano arriva un importante segnale di svolta che esalta la scienza

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Il catastrofismo climatico è sempre più delirante, contagioso e assolutista. Dal parlamento Italiano arriva un importante segnale di svolta che esalta la scienza

Pubblicato da peppecaridi su 3, aprile, 2009

http://www.meteoweb.it/cgi/uploads/sezioni/1672/foto/wwffish.jpghttp://www.meteoweb.itUn vero e proprio terremoto sta scuotendo il mondo politico e anche quello scientifico (che maggiormente ci interessa), a seguito dell’approvazione del Senato Italiano di una mozione firmata da 34 parlamentari del Popolo della Libertà che impegna il governo ad analizzare la questione climatica in modo approfondito, senza limitarsi a quei dogmi ideologici che oggi vanno tanto di moda e considerando anche quella congrua parte di scenziati che non reputa influente l’attività dell’uomo nella determinazione del cambiamento climatico in atto.Per capire bene cosa sta accadendo in questi giorni, dobbiamo innanzitutto fare un passo indietro e individuare le origini e le cause che hanno portato il dibattito scientifico e meteorologico nelle varie riunioni dei potenti del mondo e nei parlamenti di tutto il pianeta.

Innanzitutto va fatta una precisazione: a prescindere dagli schieramenti politici, dalle ideologie e dalle bandiere più o meno di partito, è importante mantenere viva la nostra attenzione sul rapporto tra politica, economia e scienza: con l’approvazione della mozione (di cui parleremo in modo approfondito tra poco) da parte del Senato Italiano si può aprire una nuova stagione in cui il rapporto tra la politica e la climatologia sarà molto più serio, scientifico e professionale rispetto alle scandalose, vergognose e imbarazzanti prese di posizione di alcuni esponenti politici, più o meno di tutti i Paesi del mondo e più o meno di tutti gli schieramenti, che negli ultimi anni hanno dipinto scenari sempre più catastrofici e poi mai verificatisi.

  • ’Global Warming’ e ’Cambiamenti Climatici’: la moda allarmista e catastrofista che terrorizza il pianeta da trent’anni Non c’è bisogno di tirare in ballo gli ’anziani’: tutti gli adulti che ci leggono ricorderanno come e quanto, negli anni ’70, i mass-media Italiani e di tutto il mondo strombazzavano giorno dopo giorno continui allarmismi su un’imminente era glaciale. Non si parlava di “global cooling” solo perchè ancora la lingua Inglese non faceva così ’figo’ come oggi, e “raffreddamento mondiale” era troppo lungo, serioso e difficile da far capire alla gente. “Era glaciale” rendeva meglio l’idea: ne parlavano tutti, dai salotti politici ai bar e alle piazze delle varie città, da nord a sud, dall’America all’Asia. Le temperature globali erano diminuite nei 25 anni precedenti, nonostante il boom proprio in quella fase delle emissioni di anidride carbonica dovute al fervore economico che nel dopoguerra interessò gran parte del pianeta. La popolazione mondiale, preoccupata e impaurita di un possibile predominio mondiale da parte del rigido gelo invernale e dai disagi provocati dalle nevicate che nei decenni successivi sarebbero state “talmente tanto abbondanti da diventare devastanti”, pensava a come affrontare la nuova era glaciale.
    In realtà, però, tutti questi catastrofismi esattamente opposti a quelli odierni sono stati smentiti nei decenni successivi da un nuovo aumento delle temperature che tra gli anni ’80 e gli anni ’90 ha provocato un’inversione di tendenza totale: gli stessi veggenti dell’era glaciale, sono diventati i nuovi totem dell’allarmismo ’global warming’ (sì, ormai l’inglese fa figo!) e dei ’cambiamenti climatici’: è un catastrofismo di cui siamo figli un pò tutti, giovani e vecchi. Non c’è giorno in cui non rischiamo di incappare in un articolo di giornale, o in un servizio televisivo che prevede la scomparsa dei ghiacci, l’innalzamento del livello dei mari, l’avanzata del deserto, la carenza di acqua e chi più ne ha più ne metta.
    Negli ultimi trent’anni abbiamo assistito ad un proliferare di catastrofisti mai visto prima: “Venezia sarà sommersa entro il 2005, vedrete! Bisogna assolutamente fare qualcosa per proteggerla” urlavano alcuni pseudo-scenziati tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90.
    Non ci risulta che il M.O.S.E. sia ancora stato realizzato, eppure siamo nel 2009 e Venezia è ancora lì, bella e ricca d’arte, storia e cultura come è sempre stata.

    “Sparirà la neve dalle nostre stazioni sciistiche, non potremo più praticare il turismo invernale, dimentichiamoci del freddo”: guarda caso proprio nell’inverno appena concluso, il 2008/2009, le Alpi hanno raggiunto (e in alcuni casi superato) il record storico di innevamento degli ultimi 120 anni che apparteneva all’inverno 1950/1951.

    “La Sicilia si sta desertificando, diventerà un piccolo Sahara nel cuore del Mediterraneo”: negli ultimi anni in tutta la Sicilia si sono quadruplicate le piogge e i giorni di pioggia, la vegetazione è lussureggiante, sempre più ricca di verde.

    Un anno fa, di questi tempi, sentivamo dire che “durante l’estate i ghiacci del Polo Nord si scioglieranno completamente”: mai poteva esserci allarme più infondato. Infatti non solo non s’è verificato ma addirittura i ghiacci dell’Artico hanno guadagnato spessore rispetto all’anno precedente. E nessuno parlava dell’Antartide, nel Polo Sud, che contemporaneamente raggiungeva il record di massima espansione della superficie ghiacciata.
    Potremmo continuare così fino a domani, ma penso possa bastare per rendere l’idea dell’assoluta infondatezza delle mode catastrofiste che negli ultimi dieci anni hanno dipinto scenari di distruzione e devastazione che poi la natura ha puntualmente smentito.

    Le deliranti previsioni catastrofiste, di cui Madre Natura si prende gioco, vi stanno divertendo?
    Volete sentirne altre?
    Va bene, ma solo le più recenti: vi ho già spiegato che potrei continuare fino a domani, e vorrei invece andare avanti e completare l’articolo.

    Comunque, parliamo allora di John Beddington, secondo cui “tra vent’anni ci sarà la fine del mondo per colpa dei cambiamenti climatici”.
    Beddington non è uno “scenziato” qualunque, ma il responsabile capo dello staff scientifico del governo britannico!!!
    Incredibile, ma vero!

    E perchè non citare chi ha previsto la “fine del turismo nel Mediterraneo a causa dell’avanzata verso nord del deserto del Sahara”? Uno scenario che si commenta da sè.
    Chiudiamo – e poi davvero, vi prego, lasciatemi continuare – con un riferimento a chi ha già previsto che la prossima estate sarà “calda e siccitosa, soprattutto al Sud dell’Europa, in Sicilia, così come in Nord Africa e nei Paesi del Medio Oriente: da Israele alla Siria. Ci saranno ondate di calore in tutti i maggiori centri urbani e sulla Sicilia”.
    Basterà attendere pochi mesi per capirne l’effettiva assurdità, a prescindere dal fatto che qualora davvero dovesse essere rispettato quel tipo di trend, significa che chi adesso s’è fregiato di questa ’sparata’ avrà avuto una gran bella botta di culo, visto e considerato che non esiste alcun metodo scientifico per realizzare delle previsioni del tempo a così lungo termine.
    Ma proseguiamo.

    Abbiamo dimostrato quanto il catastrofismo climatico sia delirante.
    Ma il problema vero, serio e importante è un altro: questo tipo di allarmismo non si limita a dirne di tutti i colori, ma ha la capacità di contagiare l’opinione pubblica, la popolazione civile e le alte sfere della politica e di esprimersi in forma assolutista, spesso in modo violento, insultando e offendendo tutti coloro che, timidamente, provano a contrapporsi con numeri, dati e ricerche scientifiche ai vari scenari di morte e distruzione dipinti ad arte.
    Ci viene in mente il recentissimo caso di Giampaolo Giuliani, tecnico geofisico che fa ricerca ai Laboratori nazionali del Gran Sasso e che da anni sostiene di aver elaborato un metodo in grado di prevedere l’arrivo degli eventi sismici.
    Giuliani lunedì mattina ha scatenato una vera e propria psicosi da terremoto in Abruzzo, tra L’Aquila e Sulmona, prevedendo l’imminenza di un violentissimo fenomeno sismico.
    Adesso è indagato per ’procurato allarme’: perchè non si prendono gli stessi provvedimenti per tutti i catastrofisti climatici? Procurano allarmi ancor più vasti e pericolosi, sugellando convinzioni assolutamente false nell’opinione pubblica di tutto il mondo.
    Il catastrofismo climatico ha contagiato un pò tutti. Ha contagiato il nuovo presidente degli Stati Uniti Barack Obama, e anche un’associazione naturalista molto importante e rispettabile come il Wwf che ha lanciato negli anni scorsi la campagna ’Stop Climate Change. Before it changes you’ (foto a corredo dell’articolo). Insomma, dovremmo stoppare i cambiamenti climatici prima che siano loro a modificare la nostra natura di esseri umani! Addirittura!

    Quello che sfugge un pò a tutti è che il fatto che il clima stia cambiando non è un male! Nel corso della storia, il clima non è mai stato statico, immobile e piatto. Dovremmo, piuttosto, iniziare a preoccuparci solo ed esclusivamente nel momento in cui ci accorgessimo che non avvengono più dei cambiamenti climatici e che nella nostra Terra rimane sempre tutto fermo e immobile.
    Nella storia ci sono sempre stati dei cambiamenti climatici, ancor prima della nascita delle industrie, delle bombolette spry e delle emissioni di anidride carbonica da parte degli esseri umani. Dei cicli, quindi, assolutamente naturali.
    Non solo: il delirio del catastrofismo moderno da un lato annuncia la presa di posizione per cui l’uomo non deve assolutamente intervenire nei processi naturali del nostro pianeta, e dall’altro vuole imporre di intervenire per modificare quelli che sono in atto!

  • I dubbi del mondo scientifico Il fatto che sia in atto, quindi, un cambiamento climatico non è negabile. Non è questa la questione: il clima è in continuo cambiamento, ed è giusto e naturale che sia così. Sono pochi i dubbi degli scenziati sul fatto che il pianeta si stia riscaldando. Anche se alcuni esperti hanno studiato in modo molto approfondito il rapporto tra l’urbanizzazione delle aree in cui sono presenti stazioni meteo e l’aumento di temperatura, dimostrando che in fondo alcuni dati sono falsati proprio dall’urbanizzazione delle aree territoriali (vedi esempio di New York, con le i grafici a corredo in coda al testo), dopotutto i dati satellitari, in alta quota sui rilievi, e i radiosondaggi confermano che il pianeta si sta riscaldando.
    Ma non lo sta facendo in modo così esagerato come alcuni strombazzano.
    E non lo sta facendo in modo continuato, ma piuttosto con cicli lenti e graduali intervallati da periodi in cui invece le temperature diminuiscono.
    Dopotutto l’Europa e un pò tutto l’emisfero settentrionale sta venendo fuori dalla famosa P.E.G., la Piccola Era Glaciale che tra 1.500 e 1.800 ha attanagliato, per tre secoli abbondanti, il territorio nel freddo e nella neve.
    E’ quindi normale che venendo fuori da questo tipo di fase climatica, le temperature aumentino.
    Deve essere chiaro che però tutti i cambiamenti climatici sono lenti, graduali, appena percepibili dagli esseri umani considerando la nostra vita media.
    La climatologia, a differenza della meteorologia, è una scienza che analizza quegli stessi parametri meteorologici (temperatura, umidità, venti, precipitazioni ecc. ecc.) però su larga scala geografica e in un ampio lasso temporale. Non si possono fare analisi climatologiche fossilizzandosi in analizi provinciali e territoriali, oppure di breve durata. Dopo la vergognosa brutta figura di gennaio, l’avrà capito anche Mario Tozzi!
    La domanda da porsi non è tanto, quindi, se le temperature stanno aumentando o meno. Potremmo farlo, perchè comunque neanche quello è scontato, se l’ambiente di discussione fosse più sereno, disteso, scientifico e meno interessato. Ma ci sono tanti altri luoghi comuni molto molto più gravi e pesanti da smentire. E allora la domanda da porsi è la seguente: i cambiamenti climatici in atto sono provocati dalle attività umane, o sono naturali?
    Assuefatti da una vita assolutamente cittadina, urbana e opulenta, la stragrande maggioranza dei personaggi del mondo politico e del potere pensa quasi che non esistano più luoghi selvaggi, verdi campi in cui correre e giocare in mezzo ai fiori, montagne disperse in cui l’uomo non ha mai messo piede, e lussuosi fondali marini ricchi di flora e fauna sana e pimpante.
    Sentono parlare del mare solo quando qualche incidente tra imbarcazioni ne fa affondare qualcuna, e di montagna solamente in occasioni di frane e valanghe: si convincono così che l’uomo sia il padrone del mondo, che tutto dipende dall’uomo e che l’uomo regoli, con la propria forza e la propria volontà, i meccanismi del pianeta.
    Gli scenziati, però, a prescindere dallo stile di vita che (generalizzazioni e forzature a parte) può essere più o meno simile a quello dei politici, sanno che la realtà è ben diversa perchè studiano.
    E studiando si scopre che in realtà solo il 2% della superficie terrestre è occupato da insediamenti urbani! Solo il 2%! Il 2%, per giunta, della superficie. Perchè se parlassimo, invece, del volume verremmo a scoprire che gli insediamenti urbani non riescono a superare lo 0,003% del volume del nostro pianeta!
    Chi può pensare che le attività di una così piccola e insignificante forza (l’essere umano) possano dettare i ritmi e i meccanismi dell’intero pianeta ?
    Molti scenziati, infatti, non credono che sia l’uomo a determinare i cambiamenti climatici.
    Basta pensare a quelli che la settimana scorsa si sono rivolti a Omaba: “”Mr President, sul clima ha torto”: 114 scienziati e premi Nobel di 13 nazioni differenti hanno voluto provare a spiegare al nuovo Presidente degli U.S.A. che non è assolutamente scontato che sia l’uomo a determinare i cambiamenti climatici in atto.
    Ma allora cos’è che determina il clima?
    Qui entra in ballo il sole: il sole ha un volume che è un milione, trecento tre mila e ottocento volte più grande di quello della terra (e quindi immaginate pensare quanti miliardi di volte sia più grande rispetto agli insediamenti urbani) e con i propri cicli di macchie solari può determinare il clima terrestre in modo molto più diretto di quanto non possano farlo le attività dell’uomo, appunto.
    Recenti studi astronomici hanno dimostrato che negli ultimi due secoli le temperature sono aumentate, così come sulla terra, anche in tutti gli altri pianeti del sistema solare: eppure su Marte, Giove, Venere e Saturno non esistono fabbriche che emettono sostanze nocive, a meno che non ci siano comunità di alieni progredite almeno quanto la nostra che non abbiamo ancora avuto la fortuna di scoprire.
    Questo studio, comunque, dà un’altra (ed è l’ennesima!) prova che il vero motore del clima del nostro pianeta è il Sole, che in realtà è molto di più: è il motore del clima dell’universo.
    Una realtà scientifica che molti scenziati stanno approfondendo, sostenendo e portando avanti. E che non può essere sottovalutata.
    Quando scrivevamo dell’assolutismo che appartiene ai catastrofisti climatici, infatti, ci riferivamo ad alcuni casi di “fascismo verde” come quello di George Will. Il fatto che nel mondo scientifico si fanno sempre più forti le teorie sulla scarsa influenza delle attività umane nel determinare i cambiamenti climatici non può che dare fastidio all’ambiente allarmista e catastrofista che delle “colpe” dell’uomo nei rapporti con il clima faceva, e ahimè fa ancora, un cavallo di battaglia quotidiano.
    Così tutti coloro che mettono in evidenza questo tipo di realtà scientifica vengono tacciati d’ignoranza e “oscurantismo”: insultati, offesi e criticati.
    E’ ciò che hanno dovuto subire i 34 firmatari Pdl della mozione poi approvata in Senato: gliene hanno dette di tutti i colori, come si può vedere dalle dure reazioni espresse subito dopo la presentazione della mozione, prima della discussione e del voto in aula, e quelle successive alla votazione.
    Addirittura Roberto Della Seta, capogruppo del Pd in Commissione Ambiente al Senato, ha tacciato il Pdl di “un negazionismo ridicolo, più o meno come scrivere nero su bianco in un atto parlamentare che Darwin diceva il falso” dimenticando che ai tempi di Darwin, Galileo Galilei e altri grandi scenziati precursori dello sviluppo culturale contemporaneo, la società li condannava al rogo e non riusciva a comprenderli: altro che “mettere nero su bianco”, si andava ben oltre.
    Oggi la situazione scientifico/culturale, altrettanto bigotta, dogmatica, ignorante e modaiola, sembra identica: senza documentarsi in modo approfondito, le masse seguono i punti di riferimento più alla moda (vedi Al Gore) e come tante pecorelle si convincono di quelle che non sono altro che amene falsità.
    Non ci dovremo sorprendere se quell’“eppur si muove” di Galileo Galilei venisse oggi parafrasato da qualche scenziato che si approccia alla climatologia con serietà nel momento in cui continuerà a serpeggiare la convinzione che sono gli esseri umani a dettare i ritmi della natura: “eppur non c’entriamo” potrebbe affermare prima di essere condannato al silenzio eterno.

    Anche la comunità scientifica Italiana è attiva nella lotta al catastrofismo climatico, a partire da alcuni dei più eminenti e professionali rappresentanti dell’Aeronautica Militare con il ClimateMonitor di Guido Guidi o anche con il nostro Presidente Onorario, Massimo Morico, che in tutti i nostri convegni ha sottolineato l’esagerazione del catastrofismo e l’incertezza sulle responsabilità dell’uomo nella determinazione dell’andamento climatico planetario.

  • Gli ultimi dieci anni e il fallimento del protocollo di KyotoSe il catastrofismo climatico non ha, comunque, ragione d’esistere e di riscuotere consensi, a maggior ragione visto l’andamento climatico degli ultimi dieci anni ci viene da pensare quanto siano forzate e in mala fede alcune strabilianti “uscite” di fantomatici “esperti” del settore.
    Dal 1998 al 2007, infatti, le temperature del pianeta sono rimaste mediamente stazionarie, secondo le analisi satellitatri della NASA. Addirittura dal dicembre 2007 ad oggi (è quindi ormai quasi un anno e mezzo) stanno lentamente diminuendo.
    Il pericolo ’desertificazione’ della Sicilia, che comunque non è mai stato realistico e concreto, è assolutamente smentito dai numerosissimi record idrici e pluviometrici che dal 2002 ad oggi si sono registrati non solo nell’Isola Sicula ma un pò in tutto il sud Italia, e viste le anomalie di surplus pluviometrici riscontrate negli ultimi anni nel deserto del Sahara non ci sarebbe da sorprendersi se tra qualche decennio, qualora continuasse quest’andazzo, le oasi desertiche siano sempre più ricche, popolate, fertili e numerose.

    Il Protocollo di Kyōto è un trattato internazionale in materia ambientale riguardante il riscaldamento globale che è stato sottoscritto nella città giapponese di Kyōto l’11 dicembre 1997, un anno esatto prima che le temperature del pianeta iniziassero a smettere di aumentare e, poi, dal 2007, addirittura a diminuire.
    Un occhio ingenuo potrebbe pensare che se le temperature non stanno più aumentando è merito di quel famoso e discusso protocollo.
    In realtà solo studiandolo si può innanzitutto capire che è entrato in vigore soltanto nel 2005, quando già da 7 anni le temperature non crescevano più, e poi soprattutto dev’essere chiaro che il Protocollo di Kyōto non prevede che ci sia un taglio complessivo delle emissioni di anidride carbonica! Assolutamente!
    L’India e la Cina, che hanno ratificato il protocollo, non sono tenute a ridurre le emissioni nel quadro del presente accordo, nonostante la loro popolazione: la Cina è il paese più popoloso del mondo con un miliardo e 350 milioni di abitanti. L’India è il secondo, con un miliardo e duecento milioni. Però, come altri paesi in via di sviluppo, sono stati esonerati dagli obblighi del protocollo di Kyōto perché non sarebbero stati tra i principali responsabili delle emissioni di gas serra durante il periodo di industrializzazione che si crede stia provocando oggi il cambiamento climatico! Cioè, è assurdo: non hanno “inquinato” prima, quindi adesso possono farlo! Ed è un’assurdità doppia, se pensiamo che non esiste alcuna prova scientifica che i cambiamenti climatici siano provocati dall’industrializzazione, anzi, ci sono prove che dimostrano il contrario!
    Il Protocollo di Kyōto ha un movente esclusivamente politico/economico, non certo ambientale: quella del ’terrore climatico’ è la copertura ideale per giustificare determinate scelte di politica economica.
    E’ chiaramente giustificabile la ’non adesione’ degli Stati Uniti d’America: per quale motivo avrebbero dovuto tirare il freno a mano della loro economia, consentendo a Cina e India di surclassarli nel mercato internazionale ?
    Se davvero chi ha ideato quel Protocollo era in buona fede, e pensava che le emissioni dovute alle attività umane provocassero il riscaldamento globale, avrebbe dovuto ratificare un progetto di diminuzione delle stesse emissioni senza differenze e discriminazioni tra un Paese e l’altro.

    Il 16 febbraio 2007 si è celebrato l’anniversario del secondo anno di adesione al protocollo di Kyōto, e lo stesso anno ricorre il decennale dalla sua stesura: adesso ci manca che fanno pure una festa, e siamo a posto!
    Sarebbe piuttosto ora di cestinare definitivamente quanto scritto a Kyōto e approcciarsi in modo diverso alla climatologia, con più scienza e meno politica.

  • La mozione del Pdl: cosa dice davvero. Una grande occasione per inaugurare una nuova stagione di serietà politica e di rispetto della scienza Proprio dalla politica, e dall’Italia (non può che essere motivo d’orgoglio nazionale!) sembra esserci un primo segnale di questa possibile svolta nell’approccio al tema climatico e scientifico, con i mezzi, gli strumenti e gli elementi della scienza e non dell’economia.

    Il Senato ha approvato una mozione firmata da 34 senatori del Popolo della Libertà: Riccardo Cascioli in un suo articolo pubblicato su Svipop che abbiamo voluto riportare li ringrazia uno a uno nel nome della scienza.

    E’ bene, innanzitutto, se si vuole commentare e giudicare la mozione, farsene un’idea leggendosela: qui il documento ufficiale.

    Nella mozione si legge che la Commissione Europea “dà per scontata l’attribuzione della responsabilità del riscaldamento globale in atto all’emissione dei gas serra antropogenici” e che invece il governo Italiano si impegna a “segnalare come una parte consistente e sempre più crescente di scienziati studiosi del clima non creda che la causa principale del peraltro modesto riscaldamento dell’atmosfera terrestre al suolo finora osservato (compreso fra 0,7 e 0,8°C) sia da attribuire prioritariamente ed esclusivamente all’anidride carbonica di emissione antropica; ad esempio, nella relazione di minoranza depositata l’11 dicembre 2008 presso la Commissione Ambiente e lavori pubblici del Senato degli Stati Uniti d’America sono riportate le dichiarazioni di ben 650 scienziati di livello internazionale, scettici nei confronti della teoria dell’attribuzione del riscaldamento globale in atto alle attività umane”.

    Inoltre, grazie all’approvazione di questa mozione, il governo si impegna anche a “sottolineare in merito come le previsioni climatologiche a lungo termine, attualmente effettuabili nei migliori centri di ricerca del mondo, siano ben lontane dall’essere affidabili, non essendo ancora sufficientemente conosciuti gli effetti climatici dovuti ad importanti elementi della fisica terrestre, quali ad esempio nuvole, vulcani, oceani, eccetera, nonché gli effetti climatici delle variazioni cosmiche e solari, e non essendo stati adeguatamente sperimentati gli estremamente complessi modelli di calcolo utilizzati per tali previsioni”.

    L’Italia sarà impegnata ancora per “rimarcare altresì come non sia ancora affatto chiarita la dipendenza della temperatura media dell’atmosfera terrestre al suolo dalla concentrazione dell’anidride carbonica nell’atmosfera (le analisi dei ghiacci antartici hanno dimostrato che nell’ultimo milione di anni la concentrazione dell’anidride carbonica nell’atmosfera ha seguito con ritardo di anni ed anni le variazioni di temperatura dell’atmosfera terrestre al suolo, è stata cioè effetto e non causa delle variazioni di tale temperatura); e come inoltre l’effetto serra dell’anidride carbonica sia già in rilevante saturazione alle attuali concentrazioni”.
    L’Italia chiederà quindi la revisione del Protocollo di Kyōto e proporrà la costituzione di “un centro d’eccellenza per l’approfondito dibattito scientifico in materia, che conforti o smentisca sulla fondatezza e sulla certezza della teoria del riscaldamento globale causato dall’uomo e sull’efficacia delle misure proposte in seno al Protocollo di Kyōto, in particolare con riferimento al rapporto costi/benefici e che costantemente aggiorni il dato scientifico ed i risultati della ricerca in tema di climatologia”.

    Che dire, se non Chapeau?

    Che l’Italia sia davvero il Paese portabandiera di un nuovo approccio scientifico e serio della politica internazionale al mondo della climatologia.
    Con la speranza che questo segnale non rimanga una piccola goccia in un oceano di … catastrofisti deliranti!

    di Peppe Caridihttp://www.meteoweb.it/

  • http://www.meteoweb.it/cgi/uploads/sezioni/1672/foto_appr1/manhattan.JPG

    Un esempio concreto e scientifico che dimostra quanto il “global warming” sia limitato nelle aree urbanizzate. Nel grafico qui sopra vediamo l’andamento termico di New York Manhattan dal 1822 al 2000. La temperatura è aumentata di oltre 5°C in meno di due secoli! Se fosse questo l’andazzo mondiale, saremmo già tutti belli e cotti (o quasi). In realtà questo trend è influenzato dal fatto che a inizio ’800, quando è stata installata la stazione meteo a Manhattan, la realtà di quel territorio era ben differente da oggi. C’erano quasi esclusivamente campagne, alberi da frutto e prati verdi . Oggi, invece, solo cemento, metalli, asfalto e automobili. Così si spiega un aumento terimco che è assolutamente ristretto e limitato all’area urbanizzata.

    http://www.meteoweb.it/cgi/uploads/sezioni/1672/foto_appr2/albany.JPG

    Infatti in quest’altro grafico notiamo l’andamento termico di New York Albany: a meno di 50km da Manhattan, ad Albany è stato costruito l’aeroporto e quindi oggi sono ancora presenti quelle ampie distese di prati verdi che c’erano due secoli fa: vere e proprie praterie. La zona è rimasta rurale, e senza cemento, asfalto, grattacieli e automobili la temperatura è addirittura diminuita di alcuni decimi di grado, nello stesso lasso di tempo!!! Questo significa che i dati sul global warming sono fortemente influenzati dal fatto che moltissime stazioni meteo oggi sorgono in centri ad alta densità urbana, ma diversi decenni fa erano state installate in zone di campagna e rurali: l’aumento termico che indicano non è un aumento della temperatura atmosferica, ma un aumento estremamente localizzato e limitato. Basti pensare che mari, laghi e oceani occupano il 75% della superficie terrestre. Del restante 25%, solo il 2% è occupato da insediamenti urbani. In totale, quindi, le città, i centri urbani e le aree abitate del pianeta ricoprono lo 0,5% della superficie terrestre. A voi le conseguenze …

    FONTE: http://peppecaridi2.wordpress.com/2009/04/03/il-catastrofismo-climatico-e-sempre-piu-delirante-contagioso-e-assolutista-dal-parlamento-italiano-arriva-un-importante-segnale-di-svolta-che-esalta-la-scienza/   1/06/2011