Il patto col Panda. Il documentario tedesco che ha scatenato la bufera sul Wwf International

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19 luglio 2011

La dura replica del Wwf Italia

Non si placa la bufera che ha cominciato a soffiare sul Wwf (qualche refolo è arrivato anche sulla pagina Facebook  di greenreport) dopo che il maggior canale della televisione pubblica tedesca Ard, il 21 giugno ha trasmesso un documentario di Wilfried Huismann intitolato  “Der Pakt mit dem Panda”, una coproduzione West Deutsche Rundfunk e Südwest Rundfunk, che accusa la più nota Ong ambientalista del pianeta di metodi molto sbrigativi nella difesa dell’ambiente e di complicità con le multinazionali. Il Wwf ha problemi, questa volta interni e gestionali anche in Francia e qualcuno fa notare che i due più importanti Paesi dell’Ue andranno ad importantissime elezioni il prossimo anno e che l’attacco al Wwf potrebbe essere un modo per colpire trasversalmente la credibilità dei Verdi tedeschi e francesi.

L’11 luglio “Novethic”, spiegava così l’affaire francese: «Assalto al Panda. Non sull’animale in via di scomparsa ma sull’Ong che ne ha fatto il suo logo, il Wwf. E’ sotto il fuoco delle critiche in Francia, dove 57 dei suoi dipendenti hanno chiesto con una lettera anonima le dimissioni del loro direttore generale Serge Orru, ma anche in Germania dove un documentario denuncia delle pratiche più che dubbie».

Se in Francia vicende che dovevano rimanere interne (ma finite sul siti Rue 89) rischiano di rovinare la festa per il cinquantesimo anniversario della sua fondazione che si terrà a settembre sugli Champs Elysées, è sicuramente il documentario tedesco a dare più grattacapi al Wwf International. Infatti il Panda, in Francia come in Germania, è sommerso dalle critiche per i suoi legami con le imprese. A gennaio un articolo del “Canard enchaîné” denunciava la moltiplicazione delle partnership «Con industriali più preoccuparti di rinverdire la loro immagine che di salvare i panda». Poche settimane dopo l’Express scriveva: «E’ la politica del Wwf quella di trovare delle leve per far cambiare le cose ed accompagnare il cambiamento, replica Isabelle Autissier. E siamo iper-trasparenti sui nostri 13 partenariati strategici,  attraverso un bilancio annuale dove si analizzano i loro punti positivi e negativi. Perché questo non ci impedisce di criticare le imprese, che è anche quello che ci chiedono».

Altre associazioni ambientaliste (ad esempio Legambiente in Italia per il fotovoltaico o per progetti sulla biodiversità con Enel) sono state criticate dagli ambientalisti “puri e duri” e dagli anti-ambientalisti, ma il caso del Wwf sembra diverso. Nonostante l’Ong possa vantare indubbi successi nella protezione della natura. Il giornalista francese Fabrice Nicolino, che ha scritto il libro-denuncia “Qui a tué l’écologie” che se la prende anche con Greenpeace e la Fne, è convinto che la situazione di crisi del Wwf France «Si inscriva in un clima di crisi molto profonda all’interno del Wwf International, la cui immagine si appannai». Nicolino denuncia (non sempre a ragione e con serenità) il “silenzio” del Wwf su temi come i biocarburanti e i gas da scisti e la presenza del Panda a tavoli di concertazione insieme alle multinazionali della soia o dell’olio di palma. L’ultima accusa rivolta Wwf France è quella che «L’organizzazione conta tra i suoi ranghi delle personalità dal passato turbolento , legate all’Apartheid ed al partito nazi, o al Front national in Francia». Qui viene fuori il filone più “politico” delle critiche al Wwf, quello dell’estrema sinistra francese che ha nel mirino gli indigesti successi di Europe Ecologie.

Ma le accuse di “complicità” al Wwf sono riesplose dopo che Ard ha trasmesso “Der Pakt mit dem Panda”, un documentario che accusa l’Ong di aver contribuito a scacciare dalle loro terre tribù indigene della Pauasia per proteggere la foresta vergine, di avere nei suoi ranghi dei promotori degli Ogm o ancora di sprecare le donazioni. Come ha scritto Der Spiegel «Un disastro in termini di relazioni pubbliche», visto che i soci del Wwf tedesco sono: circa 423 000 e che nel 2009 hanno donato 24,2 milioni di euro.

Il Wwf Deutschland si è detto «Costernato» per un film «Tendenzioso e che comprende numerosi errori», l’Ong ha criticato la stampa per non aver pubblicato le sue rettifiche (che pubblichiamo in un altro articolo di greenreport) e  ha minacciato querele contro Huismann, cosa che poi non ha fatto.

Anche il celebre storico Alexis Schwarzenbach, che ha pubblicato una biografia sul Wwf, condivide questo punto di vista. Scrive: «Sono stupefatto: certo, l’autore del film ha utilizzato alcuni risultati delle mie ricerche, ma in altri punti della pellicola ha ripreso consapevolmente versioni obsolete della storia del Wwf, che gettano una luce sfavorevole sull’organizzazione e che sono state smentite dai miei studi».

Il documentario “Der Pakt mit dem Panda – was verschweigt der WWF?” ( Il patto con il Panda – cosa nasconde il Wwf?) viene presentato così da Ard: «Il Wwf è considerato la più  grande organizzazione di protezione dell’ambiente al mondo. E’ con una fiducia quasi cieca che vengono accolti i suoi progetti verdi. Il Wwf fa appello alla coscienza dei donatori per delle campagne che scuotono: tutti devono partecipare quando si tratta di salvare delle specie animali minacciate, il clima o le foreste pluviali. 50 anni fa, l’11 settembre 1961, fu fondato il Wwf. Oggi, il Wwf è la lobby a favore dell’ambiente più influente del mondo. Grazie ai suoi eccellenti contatti con i politici e gli industriali. E’ un esercizio da funambulo tra impegno e venalità. L’autore del documentario, Wilfried Huismann, ha lavorato tutto un anno ad un film che demistifica l’immagine del Wwf. Dietro la  facciata ecologista, l’autore ha scoperto durante il giro intorno al mondo, delle storie esplosive. Si parla di popoli deportati, di foreste pluviali rase al suolo e di affari molto buoni, grazie a  Verdi a favore dell’ambiente. Wilfried Huismann durante il suo lungo viaggio ha seguito le tracce delle donazioni. Per esempio, in Indonesia: il Wwf fa delle collette per gli oranghi  del Borneo, specie minacciata. Sul posto, l’equipe della televisione del primo canale tedesco (Ard) non ha trovato nessun progetto di protezione del Wwf a favore degli oranghi. Al contrario,  il Wwf coopera con una grossa impresa che distrugge le ultime foreste del Borneo per mettere in atto delle piantagioni di palma da olio, il che è fatale per gli oranghi. Il Wwf prende I soldi dell’impresa e le accorda il label “Produzione sostenibile”. Gli spiriti critici ci vedono una forma moderna della pratica medioevale delle indulgenze. Dappertutto nel mondo il Wwf ha partnership con grosse imprese dell’energia e dell’agro-business. Anche la soia geneticamente manipolata del gigante della chimica Monsanto ha ricevuto la benedizione del Panda. L’accordo tra il Wwf e l’industria aiuta a salvare qualche ecosistema del pianeta ancora intatto o accelera la loro distruzione?  Questo documentario vuole far luce sui misteri del Wwf. Ci immerge nel cuore dell’Impero scuote la nostra fede nel Panda».

Greenreport ha chiesto un commento anche a Adriano Paolella, direttore generale del WWF Italia.

«Il documentario della ARD ha un taglio decisamente discutibile. Siamo noi stessi fautori di un giornalismo di inchiesta, ma questo documentario ha utilizzato un miscuglio di affermazioni disordinate, molti errori di base e soprattutto non ha approfondito la metodologia di lavoro del WWF, basata anche sul dialogo con alcune imprese, per incidere di più su processi produttivi che hanno un ruolo importante nell’uso e consumo delle risorse naturali. Il WWF considera infatti il dialogo un elemento fondamentale per indirizzare e condizionare pratiche più sostenibili e rispettose della biodiversità e siamo convinti che attraverso il dialogo, l’esempio e l’indirizzo sia possibile ottenere quella rivoluzione culturale nella gestione del nostro Pianeta, fondamentale per costruire una società capace di futuro.

Non è la prima volta (né sarà l’ultima) che a fronte del nostro lavoro ci imbattiamo in simili azioni di disinformazione, siano esse volontarie o involontarie. Ma crediamo fermamente nella necessità di questa azione globale e nei nostri metodi di lavoro e siamo sempre disponibili a dare informazioni trasparenti su qualunque tematica, come facciamo regolarmente con tutti i nostri soci e, a livello internazionale, con i milioni di sostenitori e simpatizzanti che rendono il WWF la più grande organizzazione di conservazione della natura nel mondo».

FONTE: http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=11413