Il Radon e il rischi del “risparmio energetico”

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Radon

Dopo la scoperta della radioattività, il Radon è stato identificato come un sottoprodotto del decadimento del Radio che a sua volta proviene dall’Uranio e fu stabilito in modo conclusivo che vi era una forte correlazione tra i livelli di Radon respirato e il cancro ai polmoni. Il problema fu studiato a fondo a causa dalle frequenti morti per cancro al polmone nelle miniere di uranio attive fin dalla fine del 1800 in Cecoslovacchia e dalla metà del secolo scorso in molte altre parti del mondo. Il Radon ha una distribuzione molto ampia in tutta la superficie terrestre, è praticamente ovunque. Da ogni 6,4516 cm2 (pollice quadrato) di terreno, in media, risalgano dal basso circa 6 atomi di Radon al secondo e sono dispersi nell’aria. Quando il Radon, nel suo cammino verso la superficie trova una casa, passa attraverso le fondamenta, le crepe e fessure del cemento e i mattoni e anche attraverso le tubature per l’acqua. Rimane quindi intrappolato all’interno della casa per un certo tempo, fino a quando fuoriesce, attraverso altre fessure, verso l’esterno o qualcuno apre una porta o una finestra. Questo è il motivo per cui in una casa media, il contenuto di Radon è normalmente 10 volte più alto che all’esterno e in alcuni casi fino a 100 e oltre volte superiore. Nelle case vecchie, il Radon può sfuggire all’esterno nello stesso modo con cui è entrato, attraverso crepe e fessure, in questo caso l’accumulo di Radon non raggiunge mai alti livelli e non costituisce un problema. Nelle case nuove, costruite con isolanti e prodotti capaci di mantenerle ermeticamente chiuse per conservare il calore (o non farlo entrare in estate), il ricambio di aria avviene molto lentamente, anche una volta in 24 ore e oltre. Il Radon rimane quindi intrappolato e la sua concentrazione aumenta costantemente man mano che il tempo passa . La buona vecchia regola della nonna di aprire e tenere aperte le finestre la mattina per “far cambiare l’aria”, anche nei rigidi inverni, è quanto di più salutare alla luce di queste considerazioni.

 

Le assurdità della normativa sul Radon
Il Radon è radioattivo ma inerte, come si respira si espira, irradia molto debolmente particelle alfa e il suo tempo di dimezzamento è solo di 3,82 giorni . I sottoprodotti del suo decadimento, noti come le “figlie del Radon” (8), sono molto più pericolosi. Si tratta di sostante solide (polvere), di breve vita media che emettono particelle alfa o beta, e sono molto reattive. Queste sostanze si legano alle particelle di polvere e sono facilmente inalate, si attaccano alla mucosa, come il fumo delle sigarette e da quella posizione bombardano la gola e i polmoni. Questo è ciò che contribuisce a causare il cancro.
L’accumulo di Radon, in media, in una casa comporta la radioattività aggiuntiva di 1 pCi/ litro (un picocuries per litro d’aria) . Ciò dovrebbe portare ad una esposizione di circa 100 mrem (1mSv) all’anno, ben al di sotto del 500 mrem (5 mSv) considerati dalla EPA USA come la massima ammissibile. Come abbiamo visto, ci sono due fatti che possono aumentare tale esposizione media: vivere in una casa con un elevato rendimento termico (sigillata) e vivere in una regione in cui le concentrazioni di Uranio nel terreno e quindi di Radon è elevata. Negli Stati Uniti, il cui territorio è stato studiato a fondo da questo punto di vista, la formazione geologica più nota per i suoi alti livelli di Uranio, e quindi di Radon, si estende da Reading, Allentown e Easton in Pennsylvania, attraversa Morristown nel New Jersey fino al Stato di New York. Alcune delle case in questa area hanno registrato livelli 1000 volte superiori ai normali livelli di Radon, molte sono comunque le case che raggiungono livelli di Radon 100 volte superiore alla media.
Attualmente le guide dell’ EPA  non dicono nulla sui pericoli di edifici e case ermeticamente sigillate. Si richiedono solo azioni correttive quando i livelli di Radon sono al di sopra del 4 pCi /litro (150 Bq/m3), equivalente a 400 mrem (4 mSv) all’anno. Secondo le stime dell’EPA, questo livello è attualmente superato da ben 11 milioni di case negli Stati Uniti, un fatto che coinvolge circa 26 milioni di persone.
E’ interessante rilevare che questo livello di 4 pCi per litro d’aria è 40 volte più elevato dei 0.4 pCi / litro richiesti dalla NRC ( Nuclear Regolatory Commission degli USA) negli edifici e negli impianti del settore nucleare. Ci chiediamo perché le norme più rigorose sono applicati ai posti di lavoro (nel settore nucleare), in cui una persona passa solo 8 ore ogni giorno, invece che alle case in cui ci sono adulti, bambini e neonati. Si tratta chiaramente di una assurdità.
In Italia c’è solo una norma per gli edifici di lavoro che stabilisce un limite di 500 Bq/m3 ma non c’è alcuna normativa al riguardo per le abitazioni che stabilisca i livelli massimi ammissibili di Radon . C’è solo una direttiva Europea del 12 febbraio 1990 (CEC 90/143) che stabilisce un livello di Radon di 400 Bq/ m3 come media annua oltre il quale applicare dei riferimenti correttivi per edifici esistenti e 200 Bq/m3 per edifici da costruire. Ma è solo una raccomandazione.

Gli effetti positivi dei bassi livelli di radiazioni
Secondo la teoria del linear no threshold theory milioni di edifici nel mondo e centinaia di migliaia in Italia avrebbero quindi inaccettabili concentrazioni di Radon e si valuta che in Italia siano attribuibili al Radon 4000 casi di tumore polmonare ogni anno, 15000 degli Stati Uniti, 2000 in Inghilterra e 900  in Svezia. Questi dati dovrebbero però essere studiati molto attentamente alla luce delle conoscenze sempre più approfondite della connessione tra livelli di esposizione a bassa intensità e insorgenza dei tumori. Sappiamo che secondo le ricerche, già citate, del Prof. B.L. Cohen, effettuate analizzando ben 39.000 misure di esposizione al Radon in relazione all’incidenza dei tumori al polmone in 411 contee negli Stati Uniti, la correlazione è negativa per valori bassi di Radon: in pratica si è potuto constatare empiricamente che, al di sotto di una soglia, una maggiore concentrazione di Radon determina un minor numero di casi di tumore al polmone. Per esempio, nella Contea di Cumberland, Pennsylvania, il terreno ha nove volte più Radon del resto degli USA, tuttavia il cancro ai polmoni è di gran lunga al di sotto della media americana.
Il caso dei centri termali è forse quello meno noto anche se sotto gli occhi di tutti.
Per fare un esempio nella città inglese di Bath le acque termali hanno un contenuto di 1730 pCi di Radon per litro (ben al di sopra di 4 pCi / litro che l’EPA americana considera il limite oltre il quale prendere provvedimenti), tali acque tuttavia  sono considerate altamente benefiche per molti disturbi. Gli antichi Romani, che non conoscevano l’EPA, costruirono a Bath un tempio nell’anno 42 DC dedicato alla dea della salute e nel 1742 gli inglesi vi costruirono il Royal National Hospital per le malattie reumatiche. Anche oggi è alto il numero persone che vanno a Bath e in altri centri termali, in Italia ce ne sono molti, per beneficiare dei loro effetti terapeutici mentre secondo gli argomenti degli ecologisti le loro acque ricche di Radon dovrebbero costituire un grave pericolo.

I rischi connessi al “risparmio energetico”
Possiamo quindi concludere che rimanendo sotto livelli di Radon anche di centinaia di volte superiori a quelli medi gli effetti non sono nocivi, tutt’altro.
Il rischio diventa grande quando la concentrazione di Radon aumenta notevolmente come avveniva nelle miniere di Uranio negli anni 60 anni (oggi tali miniere sono dotate di appositi dispositivi per il ricambio dell’aria e il pericolo è eliminato) e come può oggi avvenire in appartamenti collocati a piano terra o cantine, esageratamente sigillate (pochissimo ricambio d’aria). Tecniche utilizzate spesso allo scopo di massimizzare il tanto decantato “risparmio energetico”. E’ interessante rilevare a questo proposito che la questione del Radon è ignorata dalle organizzazioni ambientaliste. La ragione di questo potrebbe risiedere proprio nel fatto che per ridurre il Radon in eccesso nelle case sarebbe sufficiente proporre di abolire i materiali sigillanti e le barriere termiche che bloccano il ricambio dell’aria, il che è in aperto contrasto con il mito del “risparmio energetico”, da sempre cavallo di battaglia di queste organizzazioni.
dal libro “Vivere con le Radiazioni” di G. Filipponi
http://fusione.altervista.org/il_radon_e_i_rischi_del_risparmio_energetico.htm