Invece dell’Himalaya si sta sciogliendo l’idolatria del clima

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Scritto da www.ilfoglio.it
Martedì 26 Gennaio 2010 07:53
L’Ipcc, il gruppo di scienziati che per le Nazioni Unite studia il rapporto tra le attività umane e i cambiamenti climatici, ha ufficialmente chiesto scusa per una delle vicende più imbarazzanti che hanno colpito il sempre più malconcio fronte del catastrofismo climatico a tutti i costi: i ghiacciai dell’Himalaya non si scioglieranno entro il 2035, come previsto e gridato da almeno un paio d’anni a questa parte, ma – nella peggiore delle ipotesi – parecchi decenni dopo.

La storia che ha portato l’Ipcc all’imbarazzata smentita – e raccontata già lunedì dal Foglio. it – ha del grottesco: il capitolo del report dedicato all’Himalaya, supervisionato da Murari Lal, un esperto che ha poi ammesso di sapere poco di ghiacciai e non avere mai messo piede in quella regione, aveva come base “scientifica” un documento del Wwf che a sua volta citava un’intervista di qualche anno fa a un semi sconosciuto scienziato indiano che aveva previsto lo scenario apocalittico basandosi su sue “speculazioni”. Quando i geofisici indiani avevano osato contestare il report dell’Ipcc le loro obiezioni erano state definite dal suo presidente, l’indiano Rajendra Pachauri, come frutto di “scienza voodoo”.

 

Quella sull’Himalaya è solo l’ennesima gaffe di una scienza, la climatologia, che è ormai diventata una religione con tanto di dogmi (l’uomo sta modificando il clima), testi sacri (il documentario “Una scomoda verità” di Al Gore e i report dell’Ipcc) e comandamenti (non farai aumentare la temperatura del globo più di due gradi, come se esistesse un grande termostato nascosto chissà dove), ma che comincia a fare i conti con i dati della realtà. Una religione dai tratti deliranti, se è vero che dopo il terremoto di Haiti, diversi attivisti dell’ambiente hanno avuto il coraggio di dire che il disastro è stato frutto del mancato patto tra l’uomo e Gaia, la Terra, che si sarebbe dovuto stipulare il dicembre scorso a Copenaghen, nel corso del summit mondiale sui cambiamenti climatici.

Il super computer alimentato a carbone
Adesso, dopo avere recitato a lungo la parte di sacerdoti del nuovo culto, molti quotidiani – soprattutto americani e anglosassoni – hanno cominciato una sorta di controcampagna dando voce a qualunque dubbio sui dati relativi al clima del nostro pianeta. Da quando sono state pubblicate on line, lo scorso novembre, centinaia di email di climatologi di fama mondiale che si accordavano per truccare i dati, nascondere il declino delle temperature e censurare gli studi contrari alla vulgata catastrofista, ogni settimana emergono nuove scoperte che dimostrano come “l’esagerazione” dell’Ipcc sull’Himalaya non sia un episodio isolato: l’American Meteorological Society pubblicherà a breve sul “Journal of Climate” uno studio che evidenzia come in base ai modelli attuali l’immissione nell’atmosfera di anidride carbonica avrebbe dovuto provocare un aumento delle temperature ben più alto di quello effettivamente registrato. In altre parole, se fosse vero che la CO2 prodotta dall’uomo fa aumentare come dicono la temperatura globale, questa dovrebbe essere molto più alta di quello che è. “Ma il surriscaldamento terrestre esiste davvero”, ammoniva ieri Repubblica nella pagina in cui doveva suo malgrado dare la notizia della gaffe himalayana (annacquata con un titolo buono per tutte le stagioni: “I misteri del clima pazzo, ora i ghiacci dell’Himalaya non si sciolgono più”). Vero, ma forse allora non è così certo che sia dovuto all’uomo né che sia così catastrofico.

Ieri il blog scientifico Climate Monitor segnalava come, nello stesso report che dà l’Everest ormai spacciato, ci sia una tabella che indica quanti milioni di persone potranno essere a rischio di un adeguato approvvigionamento idrico con il progredire dell’aumento di temperatura. Uno degli autori della tabella, Nigel Arnell, ha pubblicato on line quegli stessi dati, accompagnati però anche dal calcolo delle persone che il rischio della mancanza di acqua non lo correranno più se le previsioni dell’Ipcc si rivelassero vere. Il saldo è positivo, ma nel documento che l’agenzia dell’Onu ha fornito ai governanti di tutto il mondo la seconda parte della tabella non c’è, in modo che salti agli occhi solo l’aspetto negativo della questione. La lotta alla CO2 e alla dittatura del carbone produce poi episodi quasi comici: l’americano National Center for Atmospheric Research ha da poco cominciato la costruzione di un grande calcolatore per studiare l’impatto della CO2 sul clima. L’Ncar ha sede in Colorado, uno degli stati modello per la produzione di energia “pulita”. Quale migliore occasione per unire esemplarmente le due cose. Il super computer, invece, verrà costruito in Wyoming. In quello stato infatti l’elettricità costa il trenta per cento in meno che in Colorado. Per un semplice motivo: è prodotta per il 95 per cento grazie al carbone.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 27 Gennaio 2010 10:09

FONTE:http://www.il-cortile.it/index.php?option=com_content&view=article&id=476:invece-dellhimalaya-si-sta-sciogliendo-lidolatria-del-clima