L’Ecoguida di Greenpeace? Per Pefc Italia e Conaf è solo un’operazione di marketing

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E intanto le foreste certificate al mondo sono solo il 10% del totale

L’Ecoguida di Greenpeace? Per Pefc Italia e Conaf è solo un’operazione di marketing

ultimo aggiornamento: 24 novembre, ore 18:17
L’obiettivo è smentire i criteri utilizzati dall’associazione ambientalista per redigere la classifica Foreste a rotoli‘.

Roma, 24 nov. – (Adnkronos) – L’Ecoguida di Greenpeace? “Solo una sordida operazione di marketing”. Il duro commento arriva da Antonio Brunori, segretario generale del Pefc Italia che aggiunge: “Si presenta come un rapporto super partes destinato a smascherare le imprese che non utilizzano carta riciclata e danneggiano le foreste. In realtà l’Eco-Guida ‘Foreste a rotoli’ è un enorme spot pubblicitario in favore dello schema di certificazione Fsc, nel quale l’associazione ambientalista è direttamente coinvolta, e delle aziende che lo scelgono. Un mezzo per drogare il mercato e RICATTARE le imprese del settore”.

 

L’obiettivo del Pefc Italia è di “smascherare i criteri utilizzati da Greenpeace per redigere la classifica delle aziende ‘virtuose’ dell’industria cartaria italiana. E riportare la discussione sul reale problema: aumentare il numero prodotti cartari provenienti da foreste gestite in modo sostenibile”. I fatti, sottolinea l’associazione, sono questi: “al mondo esistono due schemi internazionali di certificazione dell’origine sostenibile della cellulosa e della carta riciclata. Il più diffuso a livello mondiale è di gran lunga il Pefc (Programme for Endorsement of Forest Certification schemes). L’altro, nel quale opera e svolge attività la stessa Greenpeace, è l’Fsc (Forest Stewardship Council)”. 

Per i tecnici delle organizzazioni internazionali e delle agenzie governative, che, ogni giorno, svolgono istituzionalmente il compito di valutare la validità degli schemi di certificazione, i due schemi, ribadisce il Pefc Italia “sono entrambi efficaci. Il Parlamento europeo (risoluzione INI/2005/2054 approvata il 16.2.2006) ad esempio riconosce Pefc e Fsc come ugualmente in grado ‘di fornire garanzia al consumatore che i prodotti certificati a base di legno e carta derivino da gestioni forestali sostenibili, che tengano conto del ruolo multifunzionale delle foreste’. Un riconoscimento ottenuto anche dalle politiche di acquisti verdi di Francia, Germania, Gran Bretagna, Olanda”. E anche nel nostro Paese, Pefc o Fsc sono valutate “in maniera equivalente dal Ministero per l’Ambiente (con il Dm n. 111/09), associandosi a dichiarazioni sul tema da parte dell’Associazione degli Industriali della Carta (Assocarta) e del Consiglio dell’Ordine Nazionale dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali (Conaf)”. Il Conaf, infatti, aderisce ad entrambe le certificazioni, “proprio perché valutate efficaci” commenta all’ADNKRONOS, Mattia Busti, consigliere nazionale del Conaf sottolineando che “non è la prima volta che Greenpeace polemizza su questi temi creando disinformazione”. L’origine del problema a quanto pare sta da come sono nate le certificazioni: mentre il Fsc ha ottenuto il pieno sostegno delle associazioni ambientaliste (Greenpeace e Wwf), il Pefc nasce da una necessità dei proprietari boschivi e industrie che lavorano il legno di certificare la propria produzione. Ma ribadisce Busti: “sono entrambe valide. Altrimenti come ente pubblico non ne faremmo parte”. Ci sono solo “minimali differenze nelle procedure ma sono uguali nei processi fondamentali” garantisce il consigliere nazionale del Conaf. La differenza, dunque, “è solo di marchio”. “Posso capire le imprese ma – commenta Busti – un discorso commerciale non dovrebbe rientrare nel codice deontologico di un’organizzazione ambientalista internazionale. Siamo stupiti da questa scorrettezza”. Il Conaf, dunque, conferma la posizione del Pefc Italia che aggiunge: “tutte queste valutazioni sono evidentemente prive di valore per Greenpeace che si eleva al di sopra di loro e assegna i voti peggiori alle aziende che utilizzano carta certificata Pefc per i loro prodotti”. In poche parole, commenta segretario generale del Pefc Italia, “con l’ecoguida, Greenpeace, in modo parziale e assolutamente autoreferenziale, fa credere che i prodotti migliori siano quelli che hanno il marchio Fsc, non assegnando la sufficienza a nessuna delle aziende che, pur utilizzando fibra certificata per l’origine sostenibile, non hanno il marchio da loro promosso ma l’alternativo Pefc. Così facendo produce un clamoroso paradosso: suggerisce ai giornalisti e, attraverso di loro, all’opinione pubblica un elenco di ‘cattivi‘ privo di alcuna motivazione tecnica o scientifica”. Nel frattempo, continua l’associazione, “mentre si consuma questa lotta a scapito degli schemi di certificazione concorrenti, si perde di vista l’obiettivo di aumentare le aree forestali gestite in modo sostenibile. E si crea quindi un danno enorme all’ambiente, anziché tutelarlo. “La cosa sconvolgente – conclude Brunori – è che purtroppo solo il 10% delle foreste nel mondo sono certificate (2/3 dal Pefc e 1/3 dall’Fsc). C’è quindi ancora tantissimo da fare e sono ancora poche le aziende virtuose che scelgono i propri fornitori con fibra provenienti da boschi certificati. Invece di concentrare in questa direzione i propri sforzi, Greenpeace si dimostra più interessata al mercato che al destino delle foreste”.FONTE:http://www.adnkronos.com/IGN/Sostenibilita/Risorse/LEcoguida-di-Greenpeace-Per-Pefc%20-Italia-e-Conaf-e-solo-unoperazione-di-marketing_311304686821.html  1/06/2011