L’Energia? Un affare di famiglia Vince la raccomandata di Bersani

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di Paolo Bracalini

Roma

I primi mal di pancia sono stati nello stesso Pd, dopo l’ufficializzazione della candidatura. Quel nome, pare dettato personalmente dal segretario Bersani, non è piaciuto affatto a una fetta del partito, soprattutto tra chi di energia ne capisce qualcosa. Perché si tratta di quello, di indicare il nome dell’esperto in quota Pd per la cinquina di commissari che dovranno costituire il nuovo collegio dell’Autorità per l’energia (quello in carica scade tra pochi giorni, anche se proprio ieri il Consiglio di Stato lo ha prorogato di 60 giorni). La scelta della segreteria Pd è caduta sulla professoressa Valeria Termini, ordinario di Economia a Roma Tre dal 2009, dopo un concorso di cui si è discusso parecchio.

Subito dopo l’indicazione della cinquina in Consiglio dei ministri (ma per essere effettiva deve passare dalle commissioni industria di Camera e Senato, e non sono escluse sorprese) nel Pd accade qualcosa: si dimette il responsabile nazionale Energia del partito, Federico Testa, deputato, ordinario di Economia aziendale a Verona e uomo di fiducia sia di Veltroni che di Bersani. Ma perché? Testa non ha voluto commentare le dimissioni, ma il nesso causa-effetto con l’imprimatur della Termini per l’Autorità dell’energia sembra la spiegazione plausibile. Il «caso» della professoressa riguarda due ordini di motivazioni.

Il primo, quello che più ha pesato tra i Democratici, è che la probabile commissaria in quota Pd non è considerata – negli ambienti tecnici – una vera esperta del settore, avendo un curriculum più legato alla pubblica amministrazione che ai problemi della regolamentazione energetica (ma nella sua pagina personale sul sito di Roma Tre si può trovare una lunga lista di pubblicazioni su energia e servizi pubblici locali). «Sulla sua nomina c’è molto scetticismo nella comunità che si occupa di energia, non si è mai fatta notare veramente e non si spiega la sua elezione ad una funzione così delicata», commenta una fonte autorevole in campo energetico.

Il problema della competenza dei candidati alle Authority, peraltro, non è limitato solo alle scelte del Pd ma è generale, perché di norma fa premio l’appartenenza politica più della reale conoscenza del settore. Per la Termini, però, c’è un elemento di polemica ulteriore, e riguarda il concorso che l’ha portata, nel dicembre dell’anno scorso, all’Università di Roma Tre, come professore ordinario. Di quel bando, e dell’esito, scrisse sul Sole24Ore un’autorità nello studio della «casta universitaria», e cioè Roberto Perotti, economista della Bocconi e implacabile indagatore dei sistemi baronali in auge nei nostri atenei.

L’economista scrisse immediatamente dopo la pubblicazione dell’esito del concorso un pezzo dal titolo eloquente: «Antichi vizi. All’università tanto arsenico e vecchi concorsi». Perotti non risparmiava critiche al metodo e alla scelta del vincitore. «Secondo un’incredibile clausola del bando di concorso – si legge nel pezzo dell’11 dicembre 2009 – nell’era di internet e dell’e-mail, i titoli e la domanda dovevano essere consegnati a mano al preside della facoltà. Agli addetti ai lavori lo scopo era chiarissimo: sincerarsi che facessero domanda meno persone possibili, per non compromettere l’esito del concorso, già noto con largo anticipo».

Risultato: si presentano solo quattro candidati, ma «mentre la vincitrice Valeria Termini, direttrice della Scuola superiore della pubblica amministrazione, da anni non svolge attività di ricerca e ha un curriculum accademico limitato, i candidati della cattedra di economia sono di assoluto valore internazionale, con pubblicazioni sulle migliori riviste scientifiche del mondo». Però sono quelli bocciati. Perotti cita anche una parentela. La Termini è moglie di un altro ordinario, Salvatore Biasco, professore di Economia alla Sapienza e anche ex deputato Ds. All’articolo di Perotti rispondono il giorno dopo, infuriati, sia il preside della Facoltà sia il marito della Termini, smentendo seccamente ogni sospetto di manipolazione nel concorso.

Quella parola («manipolazione»), però, compare giorni dopo in un resoconto fatto da un altro notevole economista, Michele Boldrin (Washington University in St. Louis), sul blog dei «cervelli fuggiti» in Usa, NoiseFromAmerika. Titolo durissimo del pezzo: «Concorsi manipolati: il caso di Roma Tre». Boldrin compara i curricula e il ranking internazionale dei quattro pretendenti e arriva a questa conclusione: «È ovvio da questi fatti e dati che, dei quattro candidati, una (Valeria Termini) risulta essere assolutamente incomparabile agli altri tre sia in termini di produttività scientifica sia in termini di rilevanza internazionale dei suoi lavori, sia in termini di capacità accademiche misurate attraverso l’insegnamento e la ricerca svolti sino ad ora». E non si parlava ancora di un posto all’Autorità dell’Energia… Ma sarà tutta invidia di colleghi meno fortunati, o no?

4/5/2012 FONTE: http://diariopernondimenticare.blogspot.it/2010/12/lenergia-un-affare-di-famiglia-vince-la.html