L’ultimo articolo di Peter Singer, l’animalista infanticida…

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L’ultimo articolo di Peter Singer, l’animalista infanticida…
05

Dic 2005

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Inserito da Peppone

Animalista e infanticida

Nel futuro solo gli ignoranti fondamentalisti religiosi difenderanno la vita umana“. Lo ha detto Peter Singer, bioeticista australiano che insegna a Princeton…

Il professore è un infame difensore dell’infanticidio (avete letto bene) e l’accreditato fondatore dei diritti degli animali. Per lui molti animali possono essere definite persone e i neonati no, la loro eliminazione non costituirebbe un omicidio. Lui è una conferma vivente delle teorie neo-darwiniste.
Questa volta ha scritto sul National Post che l’etica tradizionale della civiltà occidentale presto scomparirà. Le osservazioni di Singer sono comparse prima su Foreign Policy nell’edizione di Settembre/Ottobre 2005.
Peter Singer è un cosiddetto “utilitarista” e quei liberals del New York Times lo definiscono “il più grande filosofo vivente”. Predice (vede forse nel futuro?) che dal 2040 solo un nucleo duro di ignoranti fondamentalisti religiosi difenderà la vita umana dal concepimento alla morte.
L’articolo intitolato “Santità della vita” è ironico e viene da un uomo che difende l’aborto per tutti i nove mesi di gravidanza, l’infanticidio fino a trenta giorni dalla nascita e l’eutanasia per gli anziani e gli infermi (sembra quasi il programma radicale). Egli dice che “per i prossimi 35 anni il tradizionale punto di vista della santità della vita umana crollerà sotto la pressione degli sviluppi scientifici, tecnologici e demografici”.
Noi “cafoni cattolici” ci opporremo a questa filosofia suicida anti-umana, che non ha eguale nella storia dell’umanità. Siamo “fondamentalisti” come Clemens von Galen, il vescovo che si oppose al programma di eutanasia hitleriano.

KATTOLIKO PENSIERO 3 dicembre 05
http://kattolikamente.splinder.com/

FONTE:http://www.fattisentire.org/modules.php?name=News&file=article&sid=1624

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FIAMMA NIRENSTEIN UNA MODERNA IDEOLOGIA

I RISCHI DELL’ANIMALISMO

GRANDIOSA e moderna la manifestazione in difesa degli animali vista sabato a Roma. Ma per non sentirsi troppo buoni, che non fa mai bene alle meningi, è bene anche tornare alle radici delle ideologie, per capire bene quali ne sono i rischi e i possibili sviluppi. Ora, anche se gli animalisti lo sanno bene, forse il cittadino qualunque non ricorda che tutto nasce da un filosofo australiano ebreo, Peter Singer, che ha appena ottenuto la cattedra di bioetica all’Università di Princeton e che scrive da trent’anni su questo argomento. Il suo libro più famoso è Animal Liberation del 1975, che ha venduto in America mezzo milione di copie. Ma mentre la vulgata del libro riguarda la parte che paragona il dominio sugli animali alla tirannia dei bianchi sui neri e ci spinge semplicemente ad amare e rispettare le bestie, evitando di mangiarle e di usarle per nostri scopi (scarpe, abiti, borse, esperimenti scientifici), la complessità del pensiero di Singer ci porta molto più lontano. Il filosofo etico è infatti un utilitarista seguace di Jeremy Bentham e di John Stuart Mill la cui tesi, in una parola, è che l’umanità deve lottare per ottenere la maggiore felicità per il maggior numero possibile di persone. Ora, “persona” è per Singer chi sente, chi ha la capacità di godere e di soffrire e anche di presentire il dolore, il sacrificio, la morte. Le conseguenze che ne tira è che si fa più danno morale uccidendo una mucca in buona salute, e quindi in buona coscienza, che un bambino fortemente handicappato e quindi incapace di sentire o presentire. La stessa logica vale per una persona in coma, o comunque in stato di salute tale per cui la sofferenza precluda ogni sentimento, e quindi anche ogni possibile felicità. Al di là degli animali, Singer in generale non teme lo scandalo. Se per i contadini cinesi ha un senso sociale uccidere le bambine, dice Singer, chi può dire che ciò sia invece sbagliato? E se un bambino ha un grave handicap, afferma forse provocatoriamente il filosofo, i genitori devono avere il diritto di ucciderlo. Il punto quindi non consiste affatto nel valore dell’essere umano, o nel valore della ragione o della parola, ma semplicemente nel sentire. Le teorie di Singer certo non vengono applicate alla lettera dagli animalisti, e questo è ovvio. Si può pensare che molti di loro amino gli uomini almeno quanto gli animali, in qualunque stato si trovino. Ma alcuni spunti hanno portato delle frange estreme a far danno agli umani (fabbriche di pellicce, di medicinali e cosmetici, alimenti non permessi dall’ideologia animalista) per proteggere gli animali. In generale, dunque, è assai istruttivo verificare quanto un buon sentimento possa diventare pernicioso se portato alle estreme conseguenze. Il nostro secolo ne ha vasta esperienza.

FONTE:http://www.swif.uniba.it/lei/rassegna/991004.htm