LA CO2 INGRASSA. E GLI ASINI VOLANO!

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Lotta alla CO2?..cavallo di Troia con il quale mascherare, avanzare e far accettare socialmente propositi e motivazioni politico-ideologiche potenzialmente criminogene al pari dell’eliminazione per quote di popolazione messe in atto nella Cambogia di Pol Pot o delle carestie “scientifiche” di Stalin in Ucraina…

di LUCA FUSARI

Trattenete a lungo il respiro se avete paura di ingrassare e al contempo volete salvare il pianeta evitando il surriscaldamento globale; questa è l’allucinante conclusione a cui sono giunti Anders Mikael Sjödin e Arne Astrup, ricercatori del Dipartimento di Nutrizione Umana dell’Universtià di Copenhagen in un loro “studio” sul rapporto tra obesità ed “inquinamento” da CO2.

I due ritengono che più CO2 respiriamo, più tendiamo a ingrassare; la ricerca sostiene che una quantità volumetrica d’aria transitoria inspirata durante la respirazione polmonare costituirebbe la componente di peso permanente di una persona.

Gli esseri umani sarebbero come tanti palloncini da Luna Park pieni di “pericolosissima” CO2 per la loro salute, e al fine di evitare rischi alla loro salute, la CO2 andrebbe fortemente ridotta nell’atmosfera (seguendo le indicazioni dei movimenti verdi ambientalisti a partire dalla sua produzione), al fine di impedirne la sua inspirazione e sucessivo aumento di peso umano.

Peccato che tali ricercatori si siano dimenticati, al fine di fornire agli ambientalisti una base pseudoscientifica alle loro isterie, che l’anidride carbonica non è un fattore inquinante, è una molecola esistente in natura, essa è usata da uomini, animali e da piante per le loro funzioni vitali biochimiche, entro i normali processi direspirazione cellulare (negli animali e nell’uomo):

C6H12O6 (Glucosio) + 6 O2 (Ossigeno) → 6 CO2 (Anidride carbonica) + 6 H2O (Acqua) + 36/38 molecole di ATP.

e di fotosintesi (nelle piante):

6 CO2 (Anidride carbonica) + 6 H2O (Acqua) + Luce → C6H12O6 (Glucosio) + 6 O2 (Ossigeno)

La CO2 non è dunque prodotta solo dai processi industriali o in natura dalle emissioni dei vulcani, ma anche dagli esseri animali nei processi per ricavare energia cellulare, questi a loro volta forniscono una molecola basilare usata dalle piante di giorno ed emessa da queste nelle ore notturne in assenza di luce.

Se fosse vero che la CO2 costituisce la variabile decisiva per il peso, un baobab di notte dovrebbe ridurre il proprio peso (e volume-dimensione) rispetto alle sue dimensioni diurne.

Succede? Ovviamente no dato, che le sue dimensioni restano costanti indipendentemente dall’orario giornaliero, questo tuttavia non impedisce ai ricercatori danesi di trovare, a loro dire, prove “scientifiche” che attesterebbero la fondatezza delle loro tesi sul rapporto peso e CO2.

Secondo i due ricercatori danesi negli esseri umani avverrebbe addirittura una respirazione anaerobica (anzichè aerobica); il nesso sarebbe da cercarsi nell’orexina, un ormone che nel cervello avrebbe il compito di stimolare lo stato di veglia e di regolare il dispendio di energie (sarebbe quindi coinvolto anche nei processi metabolici); introducendo nel corpo molta CO2  si tenderebbe ad andare a letto più tardi e facilitare l’aumento di peso corporeo.

Peccato che un simil ormone non definisca nè il quantitativo d’energia consumata, nè quindi la quantità di energia e CO2 prodotta (dato che i processi cellulari di produzione e consumo animale dell’energia sono opposti a quelli vegetali) a partire dalla molecola di glucosio.

Inoltre se già non si comprende quale misterioso legame vi sia tra il peso e la CO2, ancor meno si comprende su quali basi gli scienziati affermino l’aumento del peso in relazione alla CO2, oltreché come la libera scelta di andare a letto presto o tardi di notte dipenda da tale molecolané come mai il restare svegli favorisca l’inspirazione di essa anzichè la sua espirazione (la quale avviene sia da svegli che nel sonno).

Intuitivamente se una persona è attiva questa consuma energia in relazione allo sforzo compiuto, più O2 espirando più CO2(senza aumentare di peso a causa di tale molecola, la cosa è impossible a livello fisiologico e biochimico) in ragione dell’attività motoria effettuata (la quantità d’energia consumata/richiesta non dipende dall’orario in cui viene compiuto tale atto); invece secondo tali ricercatori, chi compie uno sforzo fisico addirittura aumenterebbe di peso ingrassando!.

Un assurdo logico!.

Per giustificare questa loro teoria i ricercatori hanno analizzato i dati sulla salute raccolti da un altro progetto di ricerca danese, il MONICA (MONItoring of trends and determinants in CArdiovascular diseases), il quale avrebbe mostrato come nei 22 anni del monitoraggio, sia le persone magre che quelle in sovrappeso abbiano messo su la stessa percentuale di peso, segno secondo loro, che l’aumento di CO2 avrebbe portato a un aumento di peso.

In realtà il monitoraggio di alcune persone per 22 anni non costituisce una prova scientifica di valore e validità universale ma solo relativa a tali soggetti controllati; questi ultimi potrebbero per vari motivi (alimentari, d’ambiente sociale, genetici o di altro tipo) aver incrementato il loro peso senza per questo attribuirlo necessariamente alla CO2.

In primo luogo la CO2 non viene mantenuta per sempre nell’organismo umano, ma viene espirata con la respirazione polmonare, ergo non si capisce come potrebbe avvenire tale conservazione e addirittura incremento di peso nel tempo da essa.

In secondo luogo ogni essere umano, individualmente dispone di polmoni aventi differenti dimensioni e capacità d’inspirazione-espirazione polmonare, ergo, non si comprende come potrebbero due persone di corporatura differente riuscire a parità di condizioni ambientali e di sforzo fisico incrementare il loro peso con la CO2 (ammesso ma non concesso che sia possibile tale aumento sensibile di peso) riuscendolo ad eguagliare tra loro.

Se volessimo seguire per un momento la “logica” affermata in precendenza da tali ricercatori, se l’esposizione alla CO2 facesse aumentare di peso, tutte le persone sarebbero già grasse uguali fin dopo la nascita, non solo, se una persona è di robusta costituzione questa in 22 anni dovrebbe aumentare di peso in maniera esponenziale rispetto ad uno magro; il primo sarebbe sempre “più grasso” del secondo.

Nel loro egualitarismo pseudoscientifico, tale equipe di ricercatori ha mischiato valutazioni ideologiche ambientaliste tese a criminalizzare la CO2 con posizioni nazi-salutiste a livello di fisiologia, comportamenti e stili di vita personali, il tutto al fine di dimostrare come tale molecola presente in natura e prodotta dall’uomo, sia la minaccia e un problema da eliminare non solo per l’ambiene ma anche per l’uomo stesso, il quale di fatto ne sarebbe al contempo il fautore e la vittima principale.

Al fine di individuare ad ogni costo una causa unica dell’obesità di tutta l’umanità in grado di non vittimizzare/discriminare direttamente ed apertamente l’uomo per essa, i ricercatori ne incolpano indirettamente le sue attività.

Non contenti della bislacca metodologia usata nel MONICA, i ricercatori hanno preso in esame con ugual metodologia i dati statistici dell’obesità negli Stati Uniti nel periodo 1986-2010 affermando che questa è cresciuta maggiormente sulla costa atlantica del Paese, a causa delle concentrazioni di anidride carbonica più elevate in essa presenti.

Ma ha senso prendere un dato statistico legato all’obesità di milioni di persone e collegarlo alle concentrazioni di anidride carbonica presenti in determinate zone areali di un territorio (in questo caso le popolose città della East coast)?.

No, in quanto in primo luogo l’obesità è una condizione individuale derivante da vari fattori (genetico-ormonali o alimentari) i quali non può essere standardizzata in chiave collettiva a livello sociale o tra persone aventi tale corpulenza; in secondo luogo, il porre in correlazione l’obesità con la densità di popolazione o lo stile di vita di una vasta zona abitata è illogico dato che non tutta la popolazione di quelle zone risulta obesa, infine i parametri considerati (obesità e concentrazioni di anidride carbonica) sono soggettivamente associati tra loro dai ricercatori (i quali a priori vogliono assolutamente affermare che la CO2 ingrassa al di là di ogni prova scientifica) nonostante, come abbiamo già dimostrato, a livello di processi biochimici non vi può essere una simil correlazione.

Il fatto che la popolazione della East coast degli Usa (paradossalmente a maggioranza liberal e notoriamente salutista ed ambientalista) sia statisticamente più obesa del resto della popolazione americana, può essere una curiosa coincidenza oppure derivare oltrechè da fattori individuali dal benessere di tali zone del Paese e dal tipo di alimentazione e consumi presenti in essa; la correlazione tra CO2 e grasso corporeo è attendibile al pari di quella tra il numero di piccioni in città e i giorni piovosi in un anno.

Ove non foste convinti dell’idiozia di tale ricerca vi è la terza prova del loro studio realizzato nel 2011 in ambiente controllato, un esperimento che ben dimostra la criminogenità di tali “scienziati”.

Un gruppo di sei giovani è stato tenuto chiuso in una stanza dov’è stato sottoposto per ben sette ore a un progressivo aumento artificiale di CO2 nell’aria respirata immessa al suo interno, divenendo una vera e propria camera a gas CO2.

Ovviamente la CO2 è un gas in sè innocuo in quanto naturale, è però evidente come in assenza di ambiente ventilato, sue alte concentrazioni e bassa presenza di O2, essa non sia certamente un toccasana.

In seguito, dopo averli gasati di CO2, gli scienziati hanno loro organizzato un buffet dando loro piena libertà di mangiare tutto a volontà.

Indovinate cosa è successo? Le cavie umane (si spera volontarie) hanno mangiato tutto, e gli scienziati hanno rilevato che mangiavano il 6% in più se nel loro sangue la concentrazione di CO2 era più alta.

Ma basta questo per dimostrare tale legame tra CO2 ed alimentazione?.

No, in quanto se appare evidente che la CO2 nel sangue sia dovuto alla forte esposizione nella camera, altrettanto evidente è l’appetito quale normale reazione dopo un arco temporale di sette ore chiusi in una stanza d’isolamento.

Non solo, il fatto che i giovani abbiano mangiato di gusto il cibo offerto a loro gratuitamente, potrebbe essere legato al particolare tipo di alimenti di loro gradimento, ad una forma di free riding situazionale, oppure ad una forma di educazione tipica dei paesi scandinavi nel non rifiutare il cibo.

Insomma non vi è una correlazione a maggior ragione se si tiene presente come tale reazione alimentare sia stata indotta dagli scienziati (i quali ovviamente volevano inequivocamente dimostrare tale legame) nei confronti delle “cavie” presentando a loro tale tavola imbandita e spingendoli più o meno inconsapevolmente verso la consumazione del cibo.

Nello studio ovviamente non vengono registrate altre reazioni fisiologiche da parte di questi dopo il lungo periodo di isolamento in stanza, in quanto esso è orientato a voler dimostrare a tutti i costi un legame inesistente tra obesità e CO2.

Se il numero dei partecipanti non è sufficiente per dare evidenze statistiche consistenti, bisogna rilevare come l’esperimento in sé, a livello metodologico, sia di scarso valore scientifico e moralmente assai discutibile.

Tale studio per metodologia, finalità e conclusione, non è improntata alla ricerca scientifica di veri fatti o rilevazioni scientifiche appurate in accordanza con nozioni scientificamente note ed indiscutibili, appare semmai evidente il tentativo di indicare e fornire dati di ricerca o d’analisi falsi o tendenziosi; fin dalla loro premessa.

Gli studiosi hanno mirato a fornire prove d’interesse politico ed ideologico non con motivazioni scientifiche a fronte di una voluta distorsione dei metodi scientifici, solo per raggiungere conclusioni inaccettabili in quanto prive di una valutazione neutrale dei dati e dei fattori presi in esame;  tale ricerca danese, è quindi collocabile nel novero della cosidetta Junk Science, pseudoscienza o scienza spazzatura.

Sicuramente prima o poi tali ricercatori verranno premiati per il compitino svolto, avendo certificato sotto l’etichetta di “scienza” quanto propongono organizzazioni come Greenpeace, WWF, IPCC, OMS e i vari governi e governanti di ogni Paese (in primo luogo Danimarca eUsa), i veri e soli beneficiari di tale scienza da Luna Park a loro uso e consumo.

Questi ora potranno, a fronte di tali pseudo-prove, avanzare nuove legislazioni welfariste-proibizioniste sull’ambiente e sullo stile di vita di ogni individuo ledendo la libertà non solo economica ma anche individuale dei singoli (ad esempio dal teorema danese della CO2che fa ingrassare di notte e viene inspirata anziche espirata, si potrebbe arrivare come ricetta sociale al fine di evitare una surreale “obesità umana gassosa”, all’instaurazione del coprifuoco serale e il bando degli orari notturni delle discoteche e di qualsiasi altra attività), il tutto giustificandolo in nome della scienza e della pubblica salute.

Criminalizzare la CO2 significa di fatto porre potenzialmente una pericolosa critica al processo di esistenza degli esseri viventi, laddove l’essere umano viene considerato una minaccia da eliminare dal pianeta in ragione del suo naturale respirare e del suo produrre tale molecola, il tutto per una folle visione di un pianeta verde deumanizzato.

Il rapporto tra temperatura e anidride carbonica è inverso a quello che affermano i seguaci di Al Gore (in fisica la temperatura influenza il livello di anidride carbonica non il suo contrario); l’anidride carbonica emessa dalle industrie non è un danno per l’ambiente né per l’uomo, non è né diversa, né pericolosa per la vita dell’uomo né per l’ambiente stesso (chi lo ritiene lo fa in ragione della necessità di indurre il prossimo a comportarsi come lui vorrebbe, battendo cassa per poter spillare soldi attraverso tale motivazione) e di certo non fa ingrassare.

La ricerca dell’Universtià di Copenhagen aspira ad essere l’anello di congiunzione tra le paranoie catastrofiste-ambientaliste attestanti l’esistenza di un surriscaldamento climatico del pianeta (smentite dalle rivelazioni del climategate) ad opera della COe le tesi legate ad una visione di paternalismo alimentare proibizionista nazi-salutista ai fini di una decrescita malthusiana e di una lotta marxista contro le multinazionali, il benessere e lo stile di vita occidentale individuale.

I ricercatori danesi si rivelano essere degli scientisti, degli intellettuali di corte, peggiori dei maghi ed astrologi delle corti rinascimentali, in quanto fabbricanti di superstizioni e affermazioni aventi potenziali ricadute negative sulle vite di miliardi di persone.

Anche per metodologia e per propaganda tal genere studi sono sempre più delle manifestazioni sociologico-patologiche di un distopico uso del concetto-categoria di scienza, svuotandone di ogni suo effettivo contenuto, utilizzando tale ambito quale cavallo di Troia con il quale mascherare, avanzare e far accettare socialmente propositi e motivazioni politico-ideologiche potenzialmente criminogene al pari dell’eliminazione per quote di popolazione messe in atto nella Cambogia di Pol Pot o delle carestie “scientifiche” di Stalin in Ucraina.

FONTE.  1