La gallina dalle uova di carbone sta per finire in brodo

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Scritto da Sancho Senza Panza il 25 – giugno – 2011

Certo, di questi tempi vanno ancora bene quelle d’oro, bene rifugio prediletto per quanti cercano di mettere al sicuro dalla crisi i propri risparmi (a patto di averne ovviamente), ma non sono lontani i tempi in cui il metallo giallo sarà sostituito dal fossile nero e polveroso.

Il ballo del commercio delle quote di emissione è iniziato da un pezzo e, benché il libero mercato lo abbia letteralmente stroncato – vedi la liquidazione del CCX negli USA– in Europa è eroicamente sostenuto a termini di legge, consentendo alla musica di continuare a rallegrare i soliti noti.

Il Manifesto li chiama i profittatori del clima, ma credo che chi scrive sappia che il clima non c’entra un fico secco. E’ business pesante, in cui vince chi fa meglio il gioco delle parti. Non a caso, come leggiamo chiaramente nel pezzo, i cosiddetti profittatori sarebbero gli stessi che osteggiano la fonte del loro profitto. C’è evidentemente qualcosa che non funziona.

L’oggetto, l’avrete capito, è il commercio di quote di emissione. Il problema, avrete capito anche questo, è che qualcuno ci sta facendo soldi a vagonate, con il placet delle istituzioni nazionali e sovranazionali che hanno prima pensato, poi scritto e poi implementato le regole del gioco.

Ora la questione è dicotomica. Nessuno lo aveva previsto? Difficile a dirsi, sono cose che circolano in rete da anni, ma si lasci pure il beneficio del dubbio. Era tutto previsto? Più probabile, ma anche qui mancano le prove.

Che fare? Stringere i denti e sperare che arrivi presto il 2012, non il 21 dicembre però, ma il 31, cioè la “naturale” scadenza del protocollo di Kyoto, la fonte di tutti questi guai. E pare -per fortuna- che non ci sia negoziato che tenga, non ci sarà un seguito.

Dopo Kyoto il vuoto“ titola il quotidiano ecologista Terra, proponendo un’intervista a Vincenzo Ferrara appena tornato dal consueto infruttuoso appuntamento negoziale in quel di Bonn. Tre gli elementi fondamentali dell’intervista. Nessuno sa da che parte stiamo andando in termini di legislazione “climatica”, il prossimo appuntamento a Durban vedrà un ennesimo nulla di fatto e nessuno ha voglia di assumersi la leadership di questi negoziati.

Beh, meglio il vuoto senza Kyoto che le tasche piene con.

FONTE: http://www.climatemonitor.it/?p=18282