Lettera aperta a Gianpaolo Visetti (“inviato” de la Repubblica) – Giappone: blogger contro i media, “scrivono falsità”.

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[ lunedì, 21 marzo 2011

 

Per onore di cronaca, pubblicherò prima l’articolo in questione e poi la lettera aperta, scritta a Repubblica, di Alessandro Clementi….. è da leggere per intero in quanto non ritengo giusto che, per seguire una linea editoriale, si possa sputtanare e speculare su un intero popolo già fin troppo provato. Lo trovo veramente vergognoso.

Tokyo capitale in agonia
“Qui non vivremo più”

Paura e incubo radiazioni: in quattro milioni sono già fuggiti da quella che era percepita come una città modello
DAL NOSTRO INVIATO GIAMPAOLO VISETTI

TOKYO – Per otto giorni Tokyo è stata una metropoli spaventata ma in attesa di buone notizie. Oggi è una capitale in agonia. Si presenta come prossima al collasso e prevede il peggio. In poche ore la residua fiducia ha ceduto allo sconforto. L’esodo lento dei giorni scorsi ha assunto la dimensione della fuga. Oltre quattro milioni di abitanti hanno lasciato la città in treno, o ammassati in auto. Colletti bianchi, stranieri e famiglie con bambini cercano di raggiungere le località a sud del Kansai, per mettersi al riparo dal pericolo della nube atomica. Nella periferia nord di Tokyo arriva invece l’onda dei disperati che scappano da Fukushima e dalle città distrutte dallo tsunami. A far precipitare la situazione, l’innalzamento del livello di rischio nei reattori, nuove scosse di terremoto e la convinzione che il governo minimizzi una crisi fuori controllo. È scattato però anche il primo vero allarme-contaminazione. Il governo ha ammesso che tracce di iodio radioattivo sono state rinvenute nell’acqua potabile di Tokyo e delle aree vicine. Livelli anomali, ufficialmente sotto i limiti di legge e non immediatamente pericolosi per la salute, ma l’impatto pubblico della notizia è stato tremendo. Radioattivi anche il latte proveniente da Fukishima e alcune partite di spinaci prodotti nella prefettura di Ibaraki. Già in commercio, non si sa dove siano finiti. La popolazione dell’area metropolitana, oltre 35 milioni di individui, prende atto che la vita di una delle capitali più importanti del mondo è già irriconoscibile. La domanda non è più quando Tokyo tornerà al business e alla quotidianità smarrita, ma se ciò risulterà possibile. Il crollo del traffico e della folla per strada è impressionante.
Pochi passanti, protetti da cappelli, ombrelli e mascherine, ignorano i centri commerciali del centro, in gran parte chiusi. La sindrome da alimenti contaminati lascia deserti i ristoranti e decima chi finora si era dedicato all’accaparramento di viveri. A Ginza, la via dello shopping, alcuni ambulanti mettono all’asta compresse di iodio sul marciapiede, a prezzi esorbitanti, come fossero spacciatori. A ruba un unico genere: i giornali che informano sugli orari dei black-out. Da tre giorni l’immondizia si accumula per le strade. I camion sono privi di benzina e gli inceneritori non possono sprecare elettricità. Solo il tempio di Senso-Ji, ad Asakusa, è affollato più del solito. La gente si raduna a pregare e a bruciare incenso. I cibi confezionati, purché prodotti prima dell’11 marzo, sono introvabili e il loro prezzo è salito di sette volte. Invenduti i generi freschi. Migliaia di taxi sostano in attesa di clienti già lontani, mentre le stazioni dei treni scoppiano di viaggiatori carichi di scatole e valigie. Molti distributori di carburante sono chiusi e quelli aperti non vendono più di dieci litri di benzina a testa, da portarsi via in una tanica. Il mercato immobiliare è impazzito. In una settimana il valore delle case a Tokyo è sceso del 30%, del 70% nella prefettura di Fukushima. A Osaka, Kyoto e Kobe è salito del 40%.

Grattacieli con migliaia di uffici si svuotano nella capitale, mentre affittare lontano può superare i listini di Hong Kong. Tra venerdì e ieri la fuga di multinazionali, ambasciate, banche e centri amministrativi delle industrie, ha seminato il panico tra chi non ha un luogo sicuro dove rifugiarsi. Nel distretto finanziario migliaia di impiegati stanno sgomberando armadi e scrivanie, restituendo un’immagine da crack in Borsa. La capitale trasloca a Kyoto, come un tempo, oppure a portata dell’aeroporto internazionale di Osaka. A Tokyo i grandi alberghi chiudono, a sud è impossibile trovare una camera per settimane. La rabbia contro il governo è sempre meno trattenuta. “Devono dire in anticipo cosa può succedere – dice Reiko Fukushima, direttore di un’importante catena di negozi – non confessare quanto è già avvenuto. Se la nube atomica investe Tokyo non possono pretendere che smettiamo di respirare”. Il premier Naoto Kan ha invitato invano l’opposizione di centrodestra a formare un direttorio di unità nazionale, per affrontare uniti l’emergenza più grave dalla fine della seconda guerra mondiale. All’agonia di Tokyo e allo spettro di un’esplosione nucleare, si somma l’ecatombe nelle prefetture sommerse dallo tsunami. La capitale è presa d’assalto da migliaia di eco-evacuati e da decine di migliaia di senza tetto fuggiti da gelo, fame e terrore.

Volontari distribuiscono pasti, acqua e coperte. La folla dei disperati ha però bisogno di medicine, toilette, letti, di lavarsi e cambiare vestiti fradici. L’intero villaggio di Futunaba, vicino a Fukushima, ieri è stato trasferito a Saitanama, poco a nord di Tokyo, causando la sollevazione dei residenti. Secondo i medici l’emergenza igienico-sanitaria, con 800 mila persone costrette per ragioni diverse ad abbandonare case e ospedali, è prossima ad esplodere non solo nelle zone disastrate. Tragico il problema dello smaltimento delle vittime dello tsunami, fra 25 e 40 mila. I forni crematori non hanno energia e le bare finiscono in fosse comuni. In Giappone l’inumazione è una traumatica novità: l’ultima violenza di un incubo che sembra lontano dalla fine.

E ora la lettera che Alessandro Clementi ha scritto a Repubblica:

Lettera aperta a Gianpaolo Visetti (“inviato” de la Repubblica)

Sig. Visetti,

non scomoderò per lei parole come deontologia: una veloce scorsa ai suoi articoli passati mi dà già sufficientemente l’idea che lei, il suo patto con il diavolo, l’ha firmato e controfirmato da parecchio. Lei e la deontologia avete in comune quanto l’acqua con l’olio, quanto i cannoli con gli ossobuchi.

D’altra parte, non scomoderò nemmeno l’unica parola capace di rispondere a quanto lei, con il potere che purtroppo le è stato attribuito, sta compiendo nel piccolo contro noi, comunità italiana in Giappone, e nell’enorme, contro un popolo investito da una sofferenza che evidentememte le è estranea come mille anni fa il Qoelet a un aborigeno australiano. La parola è vergogna, ma non la scomoderò, dicevo, perché altrimenti questa lettera finirebbe qua.

 

Tengo invece un profilo basso, bassissimo, e le chiedo in che modo riuscirà a dare conto della quantità inverosimile di menzogne che è riuscito a mettere insieme nell’articolo che oggi, 20 marzo, le hanno pubblicato sul quotidiano la Repubblica (“Tokyo, capitale in agonia”) e che – sempre nell’intenzione di mantenere un profilo basso – userò come riferimento.

 

(Riferimento… rimanga tra noi, sig. Visetti, ma io dalla lettura del suo articolo ho provato un senso di umiliazione così cocente come penso di aver sperimentato solo poche volte nella mia vita. Umiliazione infinitamente accresciuta dal fatto che sì, di penna si ferisce più che di spada, ma di solito non da una penna come la sua che è palese abbia esaurito ogni possibilità di crescita intorno alla seconda media)

 

Sig. Visetti, mi dicono che è vero che è inviato in Giappone, che lei è presente sul territorio, e non sulla collina di Posillipo a giocare alla playstation, come invece immaginavo. Io comincio, eh, poi mi fermi lei:

“in 4 milioni sono già fuggiti”… mi dia la fonte per cortesia. Capisco che sui conclamati 13 milioni di abitanti della capitale siano noccioline, ma sono pur sempre quasi il doppio di Roma. Insomma, numeri importanti.

“al riparo dalla nube atomica”. Non è Chernobil, non lo è nemmeno lontanamente. Questo anche al suo giornale sono stati constretti ad ammetterlo. “E come vuoi chiamarla?”. Sig. Visetti, come avevano capito molte persone prima del nostro Moretti, le parole sono importanti: lei adeso mi vuol negare che nelle sue intenzioni non c’era un richiamo intenzionale all’immagine che noi tutti serbiamo di quell’episodio? Davvero? Davvero davvero davvero?

“nella periferia a nord di Tokyo arriva invece l’orda dei disperati che scappano da Fukushima”. Anche qui, sig. Visetti, al di là della menzongna mortificante, è una questione di linguaggio. Oltre che spaventosamente immobili nel loro cliché (ma non è colpa sua, si intende, lei fa quel che può) sono parole che si usano per il Darfur, non per Tokyo. Anche qui, l’intento (mi perdonerà, ma con lei davanti come interlocutore mi viene da ridere a chiamarlo così) subliminale è evidente.

” Il governo ha ammesso che tracce di iodio radioattivo sono state rinvenute nell’acqua potabile di Tokyo e delle aree vicine. Livelli anomali, ufficialmente sotto i limiti di legge e non immediatamente pericolosi per la salute”. Il governo che ha “ammesso”, pubblica dal 15 marzo sul sito ufficiale del Ministero dell’istruzione e scienza dati ragionati e dettagliati sulle rilevazioni di radiazioni regione per regione, e la notizia è da lì che arriva. Per “ammettere”, occorre prima aver negato o almeno taciuto. Pensa in tutta fede che il governo abbia anche solo pensato di tacere su una cosa così facilmente verificabile? O che posticipare la notizia di uno o due giorni abbia avuto una ragione politica?  E i livelli? Che la rilevazione è di 2,9 e che il livello di norma per i.n.i.z.i.a.r.e a essere pericoloso è di 300, non lo dice?

Lei è semplicemente colpevole, sig. Visetti, di un uso viziato e intenzionalmente deviante delle parole che utilizza.

 

Mi accorgo di starmi perdendo dietro di lei, sig. Visetti, sto annoiando chi mi legge e facendo così il suo gioco, visto che invece vedo come i suoi articoli siano “consigliati” da 2.000 persone su FB. Ottima idea quella di poter solo “consigliare” e non il contrario, per fare una media ragionata. Ad ogni modo mi limito solo ai punti eclatanti.

 

” A Ginza, la via dello shopping, alcuni ambulanti mettono all’asta compresse di iodio sul marciapiede, a prezzi esorbitanti, come fossero spacciatori”… questa è meravigliosa. Non riesco a non sorridere, mentre mi sento come qualcosa che si svuota dentro. Una volta, una simpatica responsabile stampa di una casa editrice mi voleva convincere a scrivere che un’intervista che avevo fatto tramite mail, in realtà l’avevo fatta in un elegante caffè “della” Ginza (sic). Mi rifiutiai. Immagino che anche nel suo caso, la  scelta del luogo abbia a che fare con un certo modo di intendere il giornalismo, e che ha come premessa quello di intendere i lettori come tanti campagnoli che reagiscono al nome di “Ginza” come gli emigranti di inizio 900 a quello di Long Island.

 

“I cibi confezionati, purché prodotti prima dell’11 marzo, sono introvabili e il loro prezzo è salito di sette volte. Invenduti i generi freschi. (…) Molti distributori di carburante sono chiusi e quelli aperti non vendono più di dieci litri di benzina a testa, da portarsi via in una tanica. Il mercato immobiliare è impazzito. In una settimana il valore delle case a Tokyo è sceso del 30%, del 70% nella prefettura di Fukushima. A Osaka, Kyoto e Kobe è salito del 40%.”

Le fonti, per cortesia. Ah, a proposito, i litri sono 20, e solo in determinati distibutori.

 

“Devono dire in anticipo cosa può succedere – dice Reiko Fukushima, direttore di un’importante catena di negozi – non confessare quanto è già avvenuto”. Mi piace questa Reiko Fukushima, l’unica voce in un articolo che intende parlare per – la cito, sig. Visetti – 35 milioni (BUM!) di persone (anzi no, 31, perché 4 se ne sono andati, è vero). Adorerei sapere quale raffinato criterio ha seguito nella sua selezione.

 

“lo spettro di un’esplosione nucleare”. Ecco, questo è grave, perché non solo non è nemmeno lontanamente possibile un’esplosione del genere (come del resto lei sa benissimo), ma l’instillare l’idea in riferimento a un paese che sa che cosa vuol dire una vera esplosione nucleare la copre di una colpa di cui mi auguro verrà chiamato a rispondere il prima possibile, possibilmente, e non sto scherzando, in un’aula di tribunale.

 

“eco-evacuati”. Ma lei è un artista, sig. Visetti! E’ tutta farina del suo sacco?

 

“Tragico il problema dello smaltimento delle vittime dello tsunami, fra 25 e 40 mila”. …40 mila…
VERGOGNAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!!!!!!!!!!!!!!!!! (mi scusi, alla fine mi è scappata)

A ulteriore conferma un altro articolo interessante a proposito:

Giappone: blogger contro i media, “scrivono falsità”. Tra i nomi anche Repubblica e Corriere

Quello italiano sarebbe ”Pure journalistic terrorism”

Non i giornali governativi, non la televisione di Stato. A denunciare un eccessivo martellamento mediatico, viziato da evidenti falsità, sulla situazione a Tokyo, sono i blogger. Gli araldi dell’informazione indipendente, da sempre considerati fonte certa e non condizionata da alcuna pressione governativa o editoriale, denunciano una campagna mendace, giocata tutta sul sensazionalismo. E nell’elenco finiscono anche i nostri quotidiani La Repubblica eCorriere della Sera.

La colpa, secondo molti, è di aver trasmesso unavisione eccessivamente “catastrofista” della situazione nel Paese e della città di Tokyo. “Oggi sono stato al supermercato vicino casa –scrive un italiano residente nella capitale nipponica -. Vedendo che era tutto normale, ho deciso di fare delle foto che dovrebbero dissipare eventuali dubbi sulla mancanza di prodotti alimentari in Giappone”. Rincara la dose un insegnante di italiano in Giappone e contesta la notizia dell’emergenza legata alla fuga dalla città: “A Tokyo i grandi alberghi chiudono? – si chiede il blogger – basta andare sui siti dei grandi alberghi di Tokyo per leggere rassicurazioni sulla normale apertura. Si scrive poi – aggiunge – che a sud è impossibile trovare una stanza per settimane. Andando sui siti, quelli internazionali o quelli giapponesi, si vede che è falso”. Un altro ancora scrive: “Gli edifici ci sono ancora e si lavora”, con tanto di fotografia.

Mentre Andrew Woolner, che per denunciare il sensazionalismo ha aperto un blog. E ce n’è per tutti, dal Sun alla Cnn a Le Figaro alla BBC allo Spigel, a Repubblica. Del quotidiano guidato da Ezio Mauro, Woolner riporta questo articolo, smentito anche da altri blogger che scrivono dal Giappone:

Pochi passanti, protetti da cappelli, ombrelli e mascherine, ignorano i centri commerciali del centro, in gran parte chiusi. La sindrome da alimenti contaminati lascia deserti i ristoranti e decima chi finora si era dedicato all’accaparramento di viveri. A Ginza, la via dello shopping, alcuni ambulanti mettono all’asta compresse di iodio sul marciapiede, a prezzi esorbitanti, come fossero spacciatori. A ruba un unico genere: i giornali che informano sugli orari dei black-out. Da tre giorni l’immondizia si accumula per le strade. I camion sono privi di benzina e gli inceneritori non possono sprecare elettricità. Solo il tempio di Senso-Ji, ad Asakusa, è affollato più del solito. La gente si raduna a pregare e a bruciare incenso. I cibi confezionati, purché prodotti prima dell’11 marzo, sono introvabili e il loro prezzo è salito di sette volte. Invenduti i generi freschi. Migliaia di taxi sostano in attesa di clienti già lontani, mentre le stazioni dei treni scoppiano di viaggiatori carichi di scatole e valigie. Molti distributori di carburante sono chiusi e quelli aperti non vendono più di dieci litri di benzina a testa, da portarsi via in una tanica. Il mercato immobiliare è impazzito. In una settimana il valore delle case a Tokyo è sceso del 30%, del 70% nella prefettura di Fukushima. A Osaka, Kyoto e Kobe è salito del 40%. Grattacieli con migliaia di uffici si svuotano nella capitale, mentre affittare lontano può superare i listini di Hong Kong. Tra venerdì e ieri lafuga di multinazionali, ambasciate, banche e centri amministrativi delle industrie, ha seminato il panico tra chi non ha un luogo sicuro dove rifugiarsi. Nel distretto finanziario migliaia di impiegati stanno sgomberando armadi e scrivanie, restituendo un’immagine da crack in Borsa. La capitale trasloca a Kyoto, come un tempo, oppure a portata dell’aeroporto internazionale di Osaka. A Tokyo i grandi alberghi chiudono, a sud è impossibile trovare una camera per settimane. La rabbia contro il governo è sempre meno trattenuta. “Devono dire in anticipo cosa può succedere – dice Reiko Fukushima, direttore di un’importante catena di negozi – non confessare quanto è già avvenuto. Se la nube atomica investe Tokyo non possono pretendere che smettiamo di respirare”. Il premier Naoto Kan ha invitato invano l’opposizione di centrodestra a formare un direttorio di unità nazionale, per affrontare uniti l’emergenza più grave dalla fine della seconda guerra mondiale. All’agonia di Tokyo e allo spettro di un’esplosione nucleare, si somma l’ecatombe nelle prefetture sommerse dallo tsunami. La capitale è presa d’assalto da migliaia di eco-evacuati e da decine di migliaia di senza tetto fuggiti da gelo, fame e terrore.

L’articolo viene quindi liquidato con un “Pure journalistic terrorism…. terrorismo giornalistico puro. Untrue and false”. Viene citato anche l’articolo “L’esodo dei disperati“, liquidato con un “gross exaggeration“, una madornale esagerazione. E ancora, sempre per riferito a Repubblica: “The word Apocalypse has been on the front page of the online edition of said newspaper for a 5 days”, cioè “la parola Apocalisse è comparsa nel titolo della prima pagina dell’edizione on line per cinque giorni”.

Oltre a Repubblica, finisce sotto “inchiesta” anche il Corriere della Sera: “This newspaper continues from days to make front-page titles, so it seems that the dead of the earthquake/Tsunami are caused by nuclear”, questo giornale – si legge -da giorni continua a titolare prime pagine in modo che i morti provocati dal terremoto e dallo tsunami siano invece causati dal nucleare.

A smentire questo tipo di ricostruzioni, in effetti, anche altre testimonianze che arrivano direttamente dal Giappone. “Dunque – scrive sul suo blog un insegnante di italiano a Tokyo – ho fatto il solito pezzo di strada per andare fino alla scuola: 200~300 metri lungo la via Ginza. E mi è sembrato che ci fossero molte persone – scrive -. Poi sono andato a fare le fotocopie al “Combini” [come vengono chiamati i piccoli supermarket, ndE] e anche nelle vie interne di gente ce n’era parecchia come al solito. Mentre tornavo a casa dopo il lavoro, erano le 18 passate da poco, ho notato che i negozi cominciavano a chiudere. Per evitare il più possibile iblack-out programmati, il Governo giapponese ha chiesto a tutti di dare una mano arisparmiare energia elettrica. Quindi i negozi chiudono un po’ prima e l’intensità del traffico ferroviario viene diminuita leggermente. Il che significa che, invece di esserci un treno ogni 3 minuti, ce n’è uno ogni 5 (Linea Ginza). Oppure invece di un treno ogni 7 minuti, uno ogni 10 (Linea Toyoko), ecc. Poi prima di tornare a casa – scrive ancora il blogger – sono passato dal supermercato, ad Okurayama, per fare un po’ di spesa. C’era tutto in grande quantità, mancava solo il latte fresco”.

 

Woolner conclude: “I giornalisti sono importanti. Se non lo fossero, non me ne occuperei, perché non mi interesserebbe. Sono importanti quanto i dottori, i soldati e i vigili del fuoco. E spesso vengono pagati significativamente meno di queste altre categorie. I bravi giornalisti sono eroi. I cattivi giornalisti, però, come i cattivi dottori, i cattivi soldati e i cattivi vigili del fuoco rendono il mondo un posto peggiore in cui vivere”.
(da: http://www.dirittodicritica.com/2011/03/21/blog-blogger-giappone-repubblica-16560/)