Lettera aperta a Legambiente di Carlo Alberto Pinelli

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Lettera aperta a Legambiente di Carlo Alberto Pinelli

Intervento di Carlo Alberto Pinelli, presidente onorario di Mountain Wilderness, alla conferenza stampa sull’eolico tenutasi il 14 gennaio 2011 a Roma

Prima di scrivere questo breve intervento ho riflettuto a lungo, consultandomi con i dirigenti della mia associazione e con gli amici delle associazioni e dei gruppi locali che si riconoscono nella lotta alla speculazione collegata alla diffusione indiscriminata degli impianti industriali per la produzione di energia da fonti rinnovabili. Ho riflettuto a lungo e mi sono convinto che questa conferenza stampa sia il luogo adatto per inviare un messaggio agli amici che non condividono le nostre gravi preoccupazioni e addirittura dichiarano che le torri eoliche “abbelliscono il paesaggio come dei grandi fiori”. Fiori infestanti e velenosi, vorrei aggiungere, alti come la Mole Antonelliana!
Mi riferisco in particolare a Legambiente. Proprio quella stessa Legambiente che in passato era al nostro fianco contro i grandi tralicci del SuperPhoenix perché deturpavano il paesaggio delle Alpi; era al nostro fianco per chiedere che il paesaggio delle Dolomiti venisse protetto inserendo l’intero comprensorio montano tra i grandi monumenti del mondo dell’Unesco; era al nostro fianco contro l’inquinamento elettromagnetico e ora invoca tutt’a un tratto la messa in funzione di migliaia di nuovi tralicci per collegare alla rete nazionale le torri eoliche; era ed è ancora al nostro fianco per tutelare il paesaggio del Cansiglio.. Mi fermo qui.

Voglio semplicemente dire che questo messaggio non è indirizzato a avversari tradizionali ma è diretto a chi è stato nostro compagno in tante battaglie per la difesa della qualità della vita, della biodiversità, e in particolare proprio del paesaggio.

 

Lo dico con sincerità: è un messaggio accorato, scritto con affetto fraterno. Ponendo in primo piano le tante cose che ci hanno uniti e cercando di dimenticare le frasi di scherno, la supponenza gratuita, l’ironia condiscendente con cui fino ad oggi sono state accolte da Legambiente le nostre ben motivate posizioni contro le barbariche aggressioni all’ambiente naturale, al valore fondante del paesaggio italiano, alle emergenze storico-artistiche, e più in generale alla cultura e alle colture, causate dalle selve di torri eoliche e dai progettati mega-impianti fotovoltaici sui terreni agricoli. In una parola, contro la abissale sproporzione tra costi e benefici di tutte queste illusorie soluzioni del problema energetico.

Vengo al dunque. Le posizioni di Legambiente, così smaccatamente favorevoli alla diffusione a macchia d’olio delle torri eoliche e del fotovoltaico a terra, ci erano sembrate francamente paradossali e incomprensibili, pur non dubitando della sostanziale buona fede di chi le sosteneva. Così come incomprensibile ci era parsa la stretta simbiosi tra questa associazione e gli industriali del settore, raccolti nell’ANEV.

Ora però una coraggiosa lettera aperta, proveniente proprio da un circolo locale di Legambiente ( il circolo di Manciano, nella Maremma alta ) e condivisa – a quanto pare – da non pochi altri circoli, non solo manifesta un malessere interno all’associazione in cui non mi permetto di ficcare il naso, ma denuncia a chiare lettere un potenziale e inquietante conflitto di interessi che – ove rispondesse al vero – non ci potrebbe lasciare indifferenti. Non ci potrebbe lasciare indifferenti perché tale conflitto di interessi incrinerebbe la credibilità delle prese di posizione della dirigenza di Legambiente, aprendo inediti e non piacevoli scenari interpretativi.
Sia ben chiaro: noi continuiamo ad essere convinti della buonafede di chi non la pensa come noi e dunque questi scenari non abbiamo intenzione di contribuire ad aprirli. Anche per il potenziale discredito che indirettamente ne verrebbe a tutto l’arcipelago ambientalista. D’altro canto non possiamo ormai fingere di ignorare che nella lettera aperta del circolo di Manciano si parla di influenti dirigenti, ex-dirigenti, consulenti scientifici di Legambiente i quali, forse addirittura in contrasto con alcune norme statutarie, occuperebbero posizioni decisionali all’interno dei consigli di amministrazione e dei comitati scientifici di società private a diverso titolo interessate alla produzione di energia da fonti rinnovabili e al commercio – cito alla lettera – “ di certificati bianchi, di certificati verdi, di carbon credits”.

Attenzione: anche nel caso in cui tutto ciò corrispondesse al vero, non ci troveremmo di fronte a un illecito perseguibile legalmente o condannabile “tout court” dal punto di vista etico. Ci mancherebbe solo che i soci di una associazione non possano esercitare privatamente altre attività economicamente vantaggiose, qualora tali attività non risultino contrarie alla “mission” dell’associazione di provenienza. Ciò vale anche per quelli che dalla passata militanza hanno tratto, all’interno dell’associazione, un meritato e indiscusso prestigio e di conseguenza sono in grado di condizionarne le strategie.
Detto questo non si può non rilevare che una simile doppia appartenenza, almeno così come viene denunciata pubblicamente da quei circoli di base, rappresenta un vulnus oggettivo all’indipendenza di giudizio dell’associazione, alla sua piena credibilità e alla sua immagine verso l’esterno. La ventilata minaccia di un conflitto di interessi che potrebbe inibire la politica dell’associazione o metterne in imbarazzo l’ autonomo svolgimento è tutt’altro che teorica.

Per questo – e senza la seppur minima sfumatura di arroganza – mi permetto di esortare con forza e pubblicamente i dirigenti di questa grande associazione sorella a recidere una volta per tutte i legami che oggi troppo intimamente li uniscono a coloro che mantengono ancora una notevole influenza sui meccanismi decisionali dell’associazione, ma poi hanno interessi privati ( ripeto, di per se stessi del tutto legittimi ) collegabili agli affari delle società che operano nel settore delle rinnovabili. Se poi fosse la stessa associazione a lucrare precisi ritorni economici da questa sua programmata e tenace sottovalutazione dei disastri prodotti dall’assalto delle rinnovabili, ebbene sarebbe molto meglio se simili finanziamenti venissero chiaramente denunciati. In altre parole, se Legambiente avesse deciso di sacrificare il paesaggio del nostro paese al mantenimento in vita della sua costosa Goletta Verde dovrebbe avere l’onestà di farcelo sapere, senza nascondersi dietro la risibile affermazione che i paesaggi vengono abbelliti della presenza delle torri eoliche. I paesaggi italiani sono già abbastanza belli da soli e non hanno certo bisogno di simili volgari “ritocchi”! A meno di non decidere che anche i famosi eco-mostri contro i quali, se non ricordo male, Legambiente ha a lungo combattuto, tutto sommato accrescano il fascino delle coste italiane, un tempo incontaminate…Diciamolo chiaramente: non esistono in Italia molte situazioni in cui le torri eoliche possano essere considerate compatibili con la difesa dei valori paesaggistici in cui si radica la nostra identità nazionale.
Questa esortazione la faccio a nome di Mountain Wilderness, ma anche individualmente, come ambientalista di vecchia data, come ex-componente del comitato scientifico di Legambiente, e soprattutto come compagno di tante dure battaglie.

Da amico fraterno esorto la dirigenza e la base di Legambiente a ritrovare la trasparente indipendenza delle origini e lo spirito “garibaldino” che da essa derivava. Solo così sarà possibile incontrarci di nuovo e sviscerare serenamente – nel rinnovato reciproco rispetto e nella rinata reciproca fiducia – le ragioni e i torti del nostro attuale e radicale dissenso.

Carlo Alberto Pinelli
Presidente onorario di Mountain Wilderness

Scritto da: Via dal Vento17 gennaio 2011 Archiviato in Manifestazioni, Paesaggio.

FONTE:http://www.viadalvento.org/paesaggio/lettera-aperta-a-legambiente-di-carlo-alberto-pinelli/
26/05/2011