Nella foresta dei mulini a vento (che senza incentivi non sorgerebbero)

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Nel parco eolico, 15 torri colossali alte 80 metri. Energia pulita per 20 mila famiglie

Dal nostro inviato PAOLO LIGAMMARI

Una torre del parco eolico di Mistretta
Una torre del parco eolico di Mistretta

MISTRETTA (Messina)
– Un tempo, in questo angolo smarrito tra i monti Nebrodi, sulle alture alle spalle di Mistretta, gli uomini si dannavano per strappare pietra alla montagna. Oggi, tra le voragini e i dislivelli geometrici della cava abbandonata, è nata una foresta di «mulini a vento», alti più di 80 metri. Colossali torri su cui si innestano pale altrettanto mastodontiche, che tagliano l’aria, sibilando, mosse dalla forza del vento, che qui spira robusto giorno e notte, stagione dopo stagione. Siamo nel parco eolico che la compagnia energetica Edison ha inaugurato pochi mesi fa, dopo aver investito 58 milioni per costruire i 15 “aerogeneratori2 (tecnologia tedesca, in Italia non ci sono attori di primo piano nel settore) in grado di sviluppare una potenza complessiva di 30 megawatt, tanti da soddisfare il fabbisogno energetico di una cittadina di medie dimensioni, ovvero di 20 mila famiglie, almeno per un anno.

SULLE ALI DEL VENTO – Tutto questo grazie alla forza più capricciosa e ingovernabile – e forse anche più abbondante – in natura: il vento. Folle, bizzarro, prepotente; ma a volte tanto timido da starsene rintanato chissà dove. Le pale hanno imparato ad addomesticarlo; con le enormi navicelle a forma di fuso, ruotano su se stesse per coglierlo di fronte. Si fermano malinconiche quando si nega, lo evitano quando soffia troppo, borioso e arrabbiato. Qui, lungo i crinali, nella desolazione di prati frequentati da rari pastori e mucche, asini e cavalli, le grandi pale non “deturpano” il panorama, né la quiete delle alture viene intaccata dal rumore sordo della pala che taglia l’aria, ritmicamente. Ma tant’è. A impatto visivo e rumore di fondo converrà abituarsi, visto che fra meno di vent’anni il 22 per cento dell’energia prodotta a livello globale sarà eolica (come riportato dal Global Wind Energy Outlook 2010). Un risultato che permetterà un risparmio in termini di CO2 di 34 miliardi di tonnellate. Nel frattempo, Edison – al trentesimo impianto di questo tipo in Italia – ha già messo in carniere opere che garantiscono 384 MegaWatt di produzione, un quinto dell’energia rinnovabile della compagnia.

QUANTO PESA L’INCENTIVO – Insomma, per l’energia che nasce dal vento è un vero e proprio boom, confermato da tassi di crescita della capacità produttiva attorno al 30% annuo (anche in Italia, per il resto molto indietro rispetto ai campioni europei dell’eolico: Germania, Spagna e Danimarca). Così, dall’altra parte dello stretto, sulle montagne campane, Edison sta ultimando altri due parchi eolici, in grado di aggiungere 71 MW di potenza al totale, mentre i tecnici del gruppo stanno studiando opportunità anche a Est, tra i monti altrettanto desolati di Grecia e Romania. Eppure, senza l’intervento degli incentivi dei governi, la gran parte di questi progetti non avrebbe visto la luce, come spiega il responsabile delle energie rinnovabili di Edison, l’ingegner Alberto Musso: «Le pale eoliche producono un’energia del tutto pulita, anche se a costi ancora elevati. In altre parole, conviene investire in un parco eolico perché oltre ai ricavi della vendita dell’elettricità prodotta esiste un’altra voce di ricavo, il certificato verde, che chi produce green riceve dallo Stato e può vendere a chi produce con tecnologie inquinanti». In poche parole funziona così: nell’ambito dei trattati internazionali sulla riduzione dei gas serra (a partire da Kyoto), i Paesi sono tenuti a ridurre o mantenere costanti le emissioni. Così, se la società “A” produce elettricità con tecnologie eco, per esempio con l’eolico o l’idroelettrico, ha diritto a “buoni” (regolarmente quotati e negoziabili alla Borsa elettrica) che possono essere ceduti a società energetiche “B” che nei cicli produttivi rilasciano gas serra. Tutto questo allo scopo di incentivare le energie rinnovabili e frenare la crescita complessiva delle emissioni. Per le società eoliche non si tratta di un incasso secondario: il «biglietto verde» pesa infatti per i due terzi dei ricavi complessivi.

INVESTIMENTO A TERMINE – Il parco eolico è nuovo di zecca, le strutture di controllo e trasmissione, molto avanzate, odorano ancora di calce. Ma senza incentivi, che fine faranno pale, cavi e strumenti? «Il progetto è programmato nell’arco di quindici-venti anni, tenuto ovviamente conto del business plan e dell’attuale regime di incentivazione – spiega Musso – Del resto, dopo questo periodo torri e pale eoliche soffriranno di obsolescenza». Avranno cioè terminato la loro vita al servizio della collettività. E quindi? «Andranno smantellate. Oppure sostituite». Sempre che l’incentivo non sia finito in soffitta.
27 ottobre 2010(ultima modifica: 28 ottobre 2010)

FONTE: http://www.corriere.it/economia/10_ottobre_27/parco-eolico-mistretta_82e056ea-e201-11df-9076-00144f02aabc.shtml