Nucleare: Le mille ipocrisie di Legambiente

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di Armando Pascale.

Secondo un articolo comparso su una prestigiosa rivista scientifica americana, una centrale a carbone disperde mediamente 100 volte più radiazioni di una centrale nucleare a parità di energia prodotta

Tra domenica 12 e lunedì 13 giugno i cittadini italiani sono chiamati alle urne per esprimersi sull’abrogazione di norme di legge. Tra i 4 quesiti che le italiche genti troveranno confezionate nella loro scheda colorata, quello sul nucleare è senza dubbio quello di maggior interesse politico strategico, essendo l’approvvigionamento energetico, uno dei punti deboli strutturali del sistema paese. Ma mentre lungo lo stivale si consumano gli ultimi sit-in in vista della consultazione referendaria, inveterato strumento di democrazia diretta, un’ancora più ipocrita pagliacciata si consuma nella silenziosa sede dei salotti dei potentati economici e delle lobby ambientaliste, e come spesso capita in questi casi, l’opinione pubblica ne rimane all’oscure, e quel che è ancora più grave, nei momenti più cruciali, quando è chiamata ad esprimersi in via immediata su scelte politiche attraverso uno strumento, quello referendario, che costituisce un unicum nel nostro ordinamento.

Alla vigilia della consultazione, il tam tam telematico (la nostra redazione ringrazia il blog di Piero Iannelli, ndr) fa registrare un nuovo inquietante scenario: Legambiente, lobby in prima linea nella difesa dell’ambiente e nell’attivismo anti-nucleare è direttamente coinvolta in progetti di produzione energetica altamente inquinanti, con la piena consapevolezza dei suoi vertici amministrativi. Per comprendere la torbida vicenda è necessario premettere che Legambiente, associazione di diritto privato, detiene importanti partecipazioni azionarie all’interno di Sorgenia S.p.a, uno dei principali operatori del mercato italiano nella produzione di energia elettrica e gas naturale. Essa opera nelle fasi dell’approvvigionamento (generazione elettrica, importazione di elettricità e di gas) e della vendita ai clienti finali. Inoltre, Sorgenia è uno dei pochi produttori italiani di elettricità, con un parco di generazione distribuito su tutto il territorio nazionale, che comprende anche diversi impianti da fonti rinnovabili: idroelettrici, eolici e fotovoltaici. L’azionista di maggioranza di Sorgenia s.p.a è Sorgenia holding (quota del 79.7%), società finanziaria facente capo al magnate Carlo De Benedetti. L’approvvigionamento di energia elettrica avviene attraverso l’importazione diretta dai paesi produttori e attraverso la produzione in impianti di proprietà o che fanno capo ad altre società del gruppo Sorgenia. Tra queste “altre” la più importante è la Tirreno power, acquisita nel 2003 e oggi controllata al 39%. In seguito all’acquisizione di Tirreno power, le centrali ancora formalmente in proprietà di questa furono sottoposte a significativi mutamenti impiantistici, che ne hanno permesso l’ammodernamento tecnologico in termini sia di efficienza sia di contenimento degli impatti ambientali. Il risultato finale è stato un potenziamento degli impianti, che ha portato in pochi anni a passare dagli iniziali 2.280 MW complessivi agli oltre 3.300 MW attuali. Di questi 2.400 MW sono rappresentati da unità operative a ciclo combinato a gas naturale, mentre la restante parte è alimentata a carbone (centrale di Vado Ligure, SV) e a olio combustibile (Torrevaldaliga Sud). I problemi principali riguarderebbero appunto la centrale a carbone di Vado. Secondo un articolo comparso su una prestigiosa rivista scientifica americana, una centrale a carbone disperde mediamente 100 volte più radiazioni di una centrale nucleare a parità di energia prodotta. Il risultato di questo autorevole studio viene riportato proprio sul blog di Legambiente la cui sezione ligure innalza barricate in favore della dismissione del carbone lamentandone gli effetti nocivi.

 

Ma se a Genova e La Spezia il “no” al carbone è veemente e perentorio, a Savona, Vado e Val Bormida l’azione di Legambiente non è stata altrettanto risoluta nel chiedere la dismissione di una centrale a carbone altamente inquinante. Sono anzi gli stessi portavoce dell’associazione a far sapere che “le emissioni di CO2 sono l’unico inquinante che Legambiente si degna di considerare”. L’ipocrisia è insomma lampante e disvela aspetti grotteschi. Legambiente pienamente cosciente delle potenzialità nocive del carbone, si piega alla malcelata sudditanza ai rapporti di patronato finanziario in difesa della centrale di Vado. Gli interessi economici più forti degli impegni statutari dunque, impegni che a suo tempo avevano portato Legambiente nel novero dei promotori del referendum contro l’energia nucleare del 1987. A meno di clamorose sorprese la centrale di Vado continuerà ad inondare il vicino centro abitato con quantità di radiazioni pari a circa 100/150 micro SV/anno, una quantità di circa quindici volte superiore a quella prevista per le centrali nucleari site in prossimità di centri abitati, dalla legge che tra domenica e lunedi passerà sotto le forche caudine degli elettori. E difatti a Vado si registrano percentuali di cancro abnormi, di gran lunga superiori alla media nazionale.

A puntare il dito indicatore verso la connivenza tra Legambiente e Sorgenia fu Sgarbi, il quale si scagliò duramente contro i promotori “delle pale che non girano e dei chilometri quadrati di pannelli fotovoltaici che non funzionano”. Le dichiarazioni diedero adito ad una querelle con il governatore della Regione Puglia Nichi Vendola, leader indiscusso della nuova sinistra ambientalista ed ecologista, il quale, strumentalizzando talune distorsioni mediatiche, non perse tempo nel querelare Sgarbi.

Ma le mille ipocrisie di Legambiente non finiscono qui. L’evento “festa del mare” tenutosi in Sardegna e patrocinato dalla locale sezione di Legambiente, è stato finanziato dal colosso energetico tedesco E.ON, il quale lo scorso inverno è stato responsabile della dispersione di tonnellate di olio combustibile nel nord dell’isola. In quell’occasione Legambiente stigmatizzò l’accaduto e il presidente della sezione Sardegna dell’associazione invitava i cittadini a mangiare pesce senza attendere i risultati effettuati dalle ASL.

Legambiente è un influente gruppo di pressione nel nostro sistema politico, vicino ad ambienti di centro-sinistra e propugnatore delle energie alternative, ma da queste vicende sommariamente elencate, la credibilità e l’immagine dell’ente escono fortemente ridimensionate. La ciliegina sulla torta è infatti rappresentata dal non proprio trasparente inserimento di Legambiente nel business del fotovoltaico, attraverso i contatti, tra Ermete Realacci, deputato PD e presidente onorario di Legambiente e un gruppo di imprenditori composto, tra gli altri, da Diego Della Valle, Carlo De Benedetti ed Alessandro Profumo. Insomma ancora una volta si ripropone l’emergere della “strana coppia” Legambiente-Sorgenia, seppur nell’ambiente più ovattato di una piccola fondazione facente capo a Realacci.

FONTE:  http://ildemocratico.com/2011/06/10/nucleare-le-mille-ipocrisie-di-legambiente/