Operazione No ai “Parchi Fantasma”

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domenica, 23 aprile 2006

Pratesi condannato dalla corte dei conti

La Corte dei conti ha condannato il presidente del parco nazionale d’Abruzzo Fulco Pratesi a un risarcimento di oltre 88 mila euro più interessi e spese di giudizio. La decisione si riferisce alla gestione dissennata del Parco Nazionale D’Abruzzo.
Secondo quanto riferisce l’agenzia “il Velino” (www.il velino.it) il motivo della condanna fa riferimento a “un comportamento del tutto anomalo e inadeguato, con grave ed evidente violazione sia dei compiti e dei doveri di servizio palesemente trascurati, sia dei comuni, elementari e irrinunciabili canoni di correttezza amministrativa e di sana gestione”.
Secondo la sentenza della Corte, Pratesi è tenuto a rifondere 21mila euro per aver anticipato alcune indennità di fine rapporto attingendole a fondi accantonati dall’Ente e più di 67mila euro per aver impropriamente promosso sul campo un dipendente attribuendogli la qualifica e la retribuzione di dirigente.
Ha scritto l’Avvenire che la “La condanna appare tutto sommato mite dal momento che il Procuratore della Corte aveva chiesto a Pratesi un risarcimento di 188 mila euro e la chiamata in correità con l’ex direttore del Parco Franco Tassi, prima allontanato e poi licenziato per cinque capi di accusa, tra i quali l’aver preso in affitto a spese del parco un intero edificio di rappresentanza a Roma”.
La Corte rimprovera a Pratesi di non aver controllato l’operato del direttore generale Tassi, che si sarebbe dato ad una serie di spese pazze.
Un rapporto più dettagliato sulla gestione del Parco d’Abruzzo e sulla gestione delle aree protette italiane verrà presentato a Roma il 2 di marzo.
Si tratta del documento conclusivo dell’indagine conoscitiva che la commissione Ambiente della Camera ha dedicato alla gestione delle aree protette italiane.

 

 

Antonio Gaspari
da GWN n° 6 del 24-2-2004

 

 

Sacrificando Tassi si vuole evitare lo scandalo, ma i nodi stanno venendo al pettine 

E’ incredibile il modo in cui vengono trattate le persone all’interno del WWF.
Franco Tassi, già decano dei direttori dei Parchi Italiani, uno dei primi soci del WWF, idolo della cultura conservazionista italiana, è stato prima allontanato dalla direzione del Parco Nazionale d’Abruzzo, carica cha ricopriva dal 1969, e poi è stato licenziato e condannato.
Sulle sue responsabilità sembrano non esserci dubbi, ma appare strano come abbia potuto agire senza che nessuno sollevasse il benché minimo dubbio o avesse la benché minima riserva.
In un dossier pubblicato dal settimanale Tempi (n.11, 14 marzo 2002), e riportato nel volume “Dal Popolo di Seattle all’ecoterrorismo” (21mo Secolo
2003) risulta che la lista delle violazioni compiuta dall’accoppiata Tassi Pratesi è impressionante: Un diffuso sistema di assegnazione di funzioni superiori a tutto il personale, in palese violazione delle leggi vigenti.
Apertura di uffici periferici a Roma e a New York. Falsi in Bilancio, debiti miliardari, gestione privata dei fondi in dotazione al Parco.
La relazione sulla gestione del Parco d’Abruzzo stilata nel 1998 dalla Corte dei Conti denunciava già una “situazione di diffusa illegittimità”.
Insomma il vaso di Pandora è stato scoperchiato, forse Pratesi ed il WWF stanno cercando di chiuderlo in fretta.

 

 

Antonio Gaspari
da GWN n° 6 del 24-2-2004

 

 

Il “soldo” che ride 

L’«allegra» gestione del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise

 

 

Pubblichiamo l’articolo di Antonio Gaspari, in uscita sulla rivista “Tempi”, n. 11, 14-20 marzo ’02:

 

 

Franco Tassi, il decano dei direttori dei Parchi italiani, uno dei primi soci del WWF, un “idolo” della cultura conservazionista nazionale, è stato “rimosso” dalla direzione del Parco Nazionale D’Abruzzo, Carica che ricopriva dal 1969. Ad annunciare il licenziamento è stato Fulco Pratesi, Presidente del Parco e amico di lunga data di Tassi. Il direttore del Parco sarebbe stato licenziato perché avrebbe fatto registrare di nascosto una riunione del consiglio direttivo. La stampa ha riferito di “cimici e microspie”, anche se la registrazione sembra che fosse stata autorizzata da Pratesi. Sulla vicenda è in corso un’inchiesta della Procura della Repubblica.

 

 

Nel frattempo Tassi ha rilasciato a “La Stampa” dichiarazioni di fuoco: «Mi hanno accoltellato alle spalle mentre ero all’ospedale dopo un operazione a cuore aperto. Altro che microspie e servizi segreti, io sono stato colpito da spie, traditori e sicari che non volevano un direttore che si batta per la natura… Contro di me si sono sempre mossi grandi interessi: speculatori, pseudoambientalisti e il governo».

 

 

Pratesi che dice di avere il cuore spezzato da questa vicenda; ha detto che Tassi è: «un genio della natura, ha fatto la storia dei parchi in Italia ed è un uomo integerrimo. In realtà, non è solo una questione di “pulci”. La gestione di Fulco Pratesi e di Franco Tassi del Parco Nazionale d’Abruzzo nasconde non pochi interrogativi. Basta leggere la Relazione della Corte dei Conti depositata in Parlamento in dicembre 2001, circa la gestione del Parco Nazionale d’Abruzzo, per rimanere di stucco.

 

 

Gestione monocratica; conferimento di mansioni superiori in totale contrasto con le leggi vigenti; buchi miliardari nei bilanci; omessa risposta a specifici requisiti concernenti l’attività gestionale; mantenimento di uffici e sedi non previsti dalla legge; mancanza assoluta di trasparenza; consulenze sospette; gravi illegittimità ed irregolarità contabili perpetrate e difese con argomentazioni speciose e infondate. La lista delle violazioni è impressionante. Soprattutto colpisce come una precedente relazione della Corte dei Conti, consegnata nel novembre del 1998, aveva già sollevato urgenti e gravi interrogativi, e denunciato una “situazione di diffusa illegittimità”, senza che né il presidente Pratesi, né il direttore Tassi, avessero sentito la necessità di rispondere, facendo luce sulla “non chiara” gestione del Parco. Nel verbale del collegio dei revisori dei conti, numero 36 di quest’anno, si legge che Pratesi e Tassi, avrebbero violato 12 articoli di legge in materia di spese. Nella compilazione dei bilanci sarebbero stati violati i principi di: veridicità, correttezza, attendibilità, chiarezza e competenza finanziaria. Lo stesso verbale evidenzia che al 30 giugno del 2001 risulta un rosso in cassa di 5 miliardi e 300 milioni di lire; lo scoperto di conto corrente bancario è di 3 miliardi e 563 milioni.

 

 

Una situazione di irregolarità che la Corte dei Conti e la Ragioneria Generale dello Stato avevano segnalato al Ministero dell’Ambiente che, a sua volta, dal 1999 non ha approvato i bilanci, né consuntivi né preventivi, dell’Ente nazionale Parco d’Abruzzo. Per questa situazione nel 1999 è stata sollevata una richiesta di commissariamento dell’Ente Parco, che l’allora Ministro Edo Ronchi non ha preso in considerazione. Impressionante il numero e la gravità delle violazioni nella gestione del Parco.

 

 

Per legge il Ministero dell’Ambiente deve ricevere tutte le delibere del Consiglio direttivo e sottoporle a vigilanza di legittimità. Ma il Presidente e il direttore del Parco non hanno mai fatto pervenire un adeguato e comprovato rapporto delle loro decisioni, all’amministrazione vigilante, sostenendo che essendo atti monocratici sono svincolati dal visto di legittimità. Questo nonostante che la gestione monocratica per i Parchi Storici (Abruzzo, Stelvio e Gran Paradiso) non ha più leggitimazione legislativa da almeno dieci anni.

 

 

La Corte dei Conti ha scoperto che nel Parco c’?è un diffuso sistema di assegnazione di funzioni superiori a tutto il personale, in violazione alle leggi vigenti. In particolare i revisori dei conti hanno inviato una richiesta specifica alla Ragioneria Generale dello Stato quando hanno scoperto che al direttore del Parco, Franco Tassi viene riconosciuta una qualifica di Dirigente Generale dello Stato, equiparato cioè a un Presidente di Cassazione, e retribuito con una mensilità lorda di circa 18 milioni e mezzo di lire. La Ragioneria Generale dello Stato ha immediatamente risposto che secondo la legge si trattava di un’attribuzione assolutamente illegittima, e chiedeva che fosse ristabilita la giusta posizione ed eventualmente recuperate le somme indebitamente pagate. Successivamente il Consiglio di Stato ha chiesto il rimborso delle cifre non debite che, secondo calcoli di massima, si aggirerebbero intorno ai 700 milioni di lire.

 

 

Inoltre, gli stessi revisori hanno constatato che a tutt’oggi non c’è un contratto tra l’ente Parco e il direttore. Tutti i direttori di parchi sono contrattualizzati con contratti a due o cinque anni rinnovabili, ma sembra che Tassi pretendesse di non sottostare a tale obbligo e che gli fosse riconosciuto il diritto di mantenere la sua carica fino alla pensione senza essere soggetto alla legge. Il modo con cui il Tassi si è attribuito tale qualifica è stato riscontrato anche in una signora nell’amministrazione del Parco che è in funzione di dirigente. Un attribuzione di qualifica in totale contrasto con le leggi vigenti e per questo la Ragioneria Generale dello Stato ha chiesto il recupero delle somme indebitamente pagate.

 

 

Secondo la legge l’Ente Parco deve avere la sua sede nel luogo dove c’è la zona protetta, ma il Parco d’Abruzzo ha avuto per anni la sua sede centrale a Roma. Le autorità competenti hanno fatto pressioni affinché si mettesse fine a questa irregolarità, ma Tassi si è tanto opposto fino al punto che il Ministero dell’Ambiente ha accettato che la sede centrale fosse a Pescasseroli e che a Roma ci fosse solo un ufficio di rappresentanza. Nonostante le pressioni della Ragioneria Generale dello Stato, della Corte dei Conti e di quant’altri, la metà degli uffici del Parco sono ancora a Roma, il che significa che ogni volta che si deve tenere una riunione ci sono trasferte da pagare. Inoltre non è chiaro da dove vengono stornati i soldi per pagare l’ufficio di Roma. In un primo tempo l’Ente Parco aveva detto che era la Regione Lazio che provvedeva al pagamento delle spese, ma la Corte dei Conti che ha condotto le indagini e gli uffici della Regione hanno categoricamente smentito il fatto. La Corte dei Conti ha segnalato anche la presenza di un ufficio di rappresentanza del Parco d’Abruzzo a New York. Tale ufficio era presente anche sul sito Internet del Parco. Il Mistero ha provato a chiedere spiegazioni, ma né la presidenza e la direzione del Parco, né la Presidenza della Comunità del Parco, hanno saputo dare spiegazioni.

 

 

Nel settembre del 2001, il presidente del Collegio dei revisori dei conti, fa presente al Ministero che nella gestione del Parco risulta un falso in Bilancio. Le carte relative a questa situazione con relativa denuncia, sono state inviate alla Corte dei Conti dell’Aquila, la quale a sua volta si è rivolta alla Procura della Repubblica per le comunicazione di competenza al di là di quelli che sono i problemi di danno erariale.

 

 

Dai pochi e frammentari dati forniti dall’Ente Parco, risulta che c’è un debito bancario di 5 miliardi. Molti degli oneri assunti dal Parco non hanno giustificazione. Ci sono per esempio più di 400 milioni di spese legali, quando c’è un’intesa con l’Avvocatura generale dello Stato a cui gli Enti possono rivolgersi in caso di necessità. Decine di milioni spesi per alberghi e ristoranti, senza ragione apparente. Centinaia di milioni spesi per ritenute Irpef e versamenti previdenziali che risultano fuori bilancio. Versamenti inspiegabili, visto che nelle retribuzioni del personale tali spese sono automatiche.

 

 

Nonostante la grave situazione del Bilancio, le autorità competenti hanno scoperto che nel 2001 il Parco ha acquistato una Renault Espace, una Land Rover Pretender, una City car quadriciclo e una Audi A4 1800 a benzina. E dire che i 51 dipendenti dispongono già di 54 automezzi a disposizione? La Corte dei Conti ha inoltre bloccato la vendita di una Mercedes che era stata pagata con un assegno dell’Ente Parco e che avrebbe dovuto sostituire un’altra Mercedes acquistata nel 1998 e a disposizione del direttore Franco Tassi. Il quadriciclo elettrico è stato acquistato per poter accedere senza limitazioni nel centro storico di Roma. A questo punto il Ministero ha chiesto il regolamento delle autovetture, chi le usa, perché le usa, i libretti di bordo ecc. Presidenza e direttore del Parco hanno risposto che questa è burocrazia ottocentesca, non esiste un regolamento degli automezzi, non c’è un libretto di bordo e gli automezzi vengono consegnati e utilizzati dal personale.

 

 

Sconcerto e preoccupazione ha destato il tentativo di Tassi di costituirsi una sorta di “esercito privato” alle dipendenze del Parco.

 

 

Già nel 2000 la Ragioneria Generale dello Stato aveva più volte richiamato l’attenzione su come venivano elargite indennità di polizia (denaro più contributi previdenziali) ai dipendenti del Parco. Ma al Presidente ed al Direttore del parco non bastava che i dipendenti oltre alla mensilità usufruissero dell’indennità, ma che avessero una funzione riconosciuta per operare con maggior autorità sul territorio e di conseguenza che la Prefettura rilasciasse direttamente il porto d’armi a dipendenti del Parco.

 

 

In risposta a tale richiesta la Prefettura inviò una formale diffida a ciascuno dei dipendenti del parco, richiamando l’attenzione sul fatto che girare armati senza il regolare porto d’armi è reato penale. Dopo una diatriba durata diversi mesi il TAR del Lazio nel gennaio del 2001 respingeva la richiesta dell’Ente Parco perché: «Non infondatamente verrebbe ad essere riconosciuto un Corpo armato alle dipendenze di un ente pubblico, al di fuori di ogni controllo statuale, sia all’atto dell’assunzione che nel corso dell’espletamento del servizio».

 

 

Nel rispondere ad una interrogazione parlamentare riguardante la situazione dell’Ente Parco, il sottosegretario al Ministero dell’Ambiente Roberto Tortoli ha detto che: «nel Parco d’Abruzzo esistono specie più protette che sono il Presidente e il direttore del Parco».

 

 

Sarebbe un grave danno per la credibilità delle istituzioni, accontentarsi del licenziamento di Tassi.

 

 

È nel pieno diritto dei cittadini italiani, conoscere fino in fondo la verità su quanto è accaduto nella gestione del Parco d’Abruzzo.

 

 

Antonio Gaspari

FONTE: http://ecologistiparchireali.splinder.com/post/7848822