Pannelli solari. Un affare solo cinese – Un grande business dietro i pannelli solari

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Taglio dei fondi PANNELLI SOLARI UN AFFARE SOLO CINESE Un grande business dietro i pannelli solari Le polemiche sul taglio ai fondi pubblici per le rinnovabili sono il tentativo di mantenere un vorticoso giro di denaro di MARLOWE Su qualche quotidiano compaiono da giorni paginate a cura di consorzi di produttori di “energia pulita”, che attaccano duramente … (…) il governo per aver ridotto dal 31 maggio i generosissimi incentivi pubblici per chi installa pannelli solari. Si va da denunce di tipo ambientalista -il governo schiavo delle lobby del petrolio, del gas e del carbone, insomma «l’amico Pu-tin», a minacce sui posti di lavoro a rischio, a preavvisi senza molti complimenti di ritorsioni elettorali indirizzate personalmente al Cavaliere. Siamo abbastanza certi che queste grida di dolore troveranno riscontro in qualche talk show santoriano. E magari qualcuno penserà che oltre ad avere un centrodestra burino che taglia i fondi alla cultura, lo abbiamo pure retrogrado ed inquinatore, non documentato sulla green economy di Obama, nemico dei consumatori. Invece, attenti alla trappola.

A denunciarla per prima è stata mesi fa l’Autorità per l’energia elettrica ed il gas, allora presieduta da Alessandro Ortis, un manager non particolarmente vicino al centrodestra e poi sostituito dal governo (non per questo motivo, ovviamente). «L’Italia – disse Ortis – è divenuto il paese più prodigo d’Europa in fatto di incentivi». Più o meno ciò che ripete da tempo Giulio Tremonti, che definì gli sgravi energetici «un gigantesco bancomat al quale si è preso l’abitudine di attingere indiscriminatamente». E siccome questi sgravi sono sì pubblici, ma vengono poi spalmati sulle bollette di ogni famiglia con normale e non green contatore della luce, ecco che il bancomat lo paghiamo tutti noi, inconsapevolmente e senza che nessuno ci abbia chiesto il permesso. La seconda denuncia è freschissima, datata 8 marzo, del Gestore dei servizi energetici, un’altra autorità che si occupa proprio delle energie rinnovabili. Il Gse ha rivelato che al 28 febbraio i megawatt installati di energia fotovoltaica – i pannelli solari – sono ormai pari a 7.201. Ad un passo dall’obiettivo che il piano energetico nazionale concordato con l’Unione europea fissa per i12020. Di più. La quota è sette volte quella del 2009. Che succede? Siamo diventati tutti verdi? O tutti furbi? E perché le aziende si lamentano? Vediamo altre cifre. Nel 2011 gli incentivi ammonteranno a 5,7 miliardi, cioè 1’11 per cento della bolletta energetica nazionale prevista in 51,7 miliardi. Ma con i 7 mila o poco più di megawatt installati si copre solo il 2 per cento del consumo di elettricità del Paese. La sproporzione tra i costi per i consumatori, ed i benefici per produttori, installatori e fruitori dei pannelli, è evidente. Anche perché per chi sta nel circuito l’incentivo può diventare doppio: ol *** tre agli sgravi, c’è infatti l’incasso per l’energia ceduta alla rete. Un business; anzi, una bolla speculativa. Ma non è finita qui. Chi produce infatti i pannelli solari? Leader di mercato non sono certo le aziende italiane, che caso mai beneficiano solo degli introiti di installazione. E le banche, che incassano gli interessi sui finanziamenti. Non ci vuole molta fantasia per scoprire chi ha fiutato l’affare e se ne è impadronito a livello mondiale: la Cina. Ecco i dati dell’Unione europea riferiti al 2009: su una produzione planetaria di 11,5 gigawatt (il 56 per cento in più dell’anno precedente), i cinesi hanno esportato pannelli per 4,4 gigawatt, il doppio rispetto al 2008, il 40 per cento del mercato globale. Nel 2010 arriveranno a coprire oltre la metà del totale. La domanda è: perché il governo dovrebbe incentivare, ed i consumatori italiani pagare in bolletta, questo vorticoso giro di denaro? Per migliorare l’ambiente? Ma allora perché ci si scaglia contro il nucleare, che comunque non parte mai? O magari c’è chi pensa che i pannelli siano quei pochi metri quadri che si mettono sul tetto o nell’orto per produrre l’elettricità di casa? Come abbiamo detto il vero business è ben altro: chilometri di impianti, 55 mila campi dichiarati al 2011, intere zone a verde o aree industriali riconvertite. Per non parlare delle pale eoliche, sulle quali ha da tempo messo le mani la criminalità organizzata. Come forse si appresta a fare anche sull’energia solare, visto che sta emergendo che buona parte dei pannelli dichiarati, e incentivati, esiste solo sulla carta. All’estero, a cominciare da Germania e Spagna, ci si è accorti della bolla e si sono via via ridotti gli incentivi. Altrettanto si accingono a fare Francia e Inghilterra. Ed è ciò che ha annunciato il governo italiano. L’obiezione è che si poteva programmare questa riduzione per tempo, per non mettere gli onesti alle prese con una corsa contro il tempo. Giusto. Ma abbiamo la sensazione che questi problemi riguardino una minoranza. E comunque lasciamo perdere l’ambiente, e soprattutto il risparmio energetico: che non si risparmia un bel nulla, anzi.

INFO Green economy I nodi principali del decreto legislativo sulle rinnovabili, approvato dal governo la scorsa settimana (in attuazione) riguardano il sistema degli incentivi e la questione legata all’installazione dei pannelli sui terreni agricoli. Dopo che dal testo è stato cancellato il tetto degli 8.000 megawatt per l’accesso agii incentivi, si è inserita la data del 31 maggio con l’entrata in esercizio per fermare la quota di aiuti. Un taglio retroattivo che incide sul precedente prowedimento del conto energia di agosto che offriva la possibilità di accedere agli incentivi fino a dicembre 2013 *** Chiarezza II ministro dell’Economia Giulio Tremonti definì gli sgravi energetici «un gigantesco bancomat al quale si è preso l’abitudine di attingere indiscriminatamente» ***

FONTE: http://rassegnastampa.mef.gov.it/mefeconomica/View.aspx?ID=2011031118120682-2