Rockefeller: internet e’ il pericolo nazionale numero uno

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PrisonPlanet 25 Marzo 2009

Secondo il pronipote dei Rockefeller John Davidson detto Jay, nipote del banchiere David ed ex Presidente della Commissione sui Servizi di Intelligence del Senato, internet rappresenta una grave minaccia alla sicurezza nazionale. E Rockefeller non è il solo a crederlo. La sua convinzione che la rete rappresenti il pericolo numero uno per la sicurezza nazionale è condivisa dal precedente direttore del National Intelligence Mike McConnell e da quello attuale, l’ammiraglio Dennis C. Blair.

“Viene quasi da chiedersi se davvero non sarebbe stato meglio se noi non avessimo mai inventato internet” rifletteva Rockefeller durante la seduta per la conferma della nomina di Gary Locke, candidato da Obama al Ministero del Commercio. E poi ha buttato lì una cifra quantomeno dubbia di tre milioni di cyber-attacchi lanciati quotidianamente contro il Ministero della Difesa. “Tutti sono attaccati, e tutti possono farlo. La gente dice ok, sono la Cina o la Russia, ma potrebbe esserci dietro un ragazzino  della Lettonia”.

Le osservazioni di Rockefeller mostrano uno sbalorditivo grado di ignoranza – e, se non è ignoranza, si tratta di sfacciata propaganda. A partire dagli attacchi dell’11 settembre del 2001, il governo ha alimentato un livello ansiogeno nei confronti dei cyber-attacchi e del cosiddetto cyber-terrorismo, una minaccia virtuale di fatto non esistente se non nelle menti degli esperti di sicurezza e dei politici. Dal 2001 infatti, la cronaca non registra un solo allarme di terrorismo informatico.

“Attacchi informatici alle componenti critiche delle infrastrutture nazionali non sono del tutto inusuali, ma non sono condotti da terroristi e non mirano ad infliggere quel genere di danni che definiremmo cyber-terrorismo” scrive Gabriel Weimann, autore di “Terror on the Internet”. “Gli armamenti nucleari e il resto dei sistemi militari particolarmente sensibili, così come i sistemi informatici della CIA e dell’FBI, sono totalmente isolati, il che li rende inaccessibili alle manovre di hackers esterni. I sistemi privati sono tendenzialmente meno protetti, ma comunque molto difficili da attaccare, e gli ossessionanti racconti sulla loro vulnerabilità sono per la maggior parte apocrifi”.

“Il timore del cyber-terrorismo ha origine dalla combinazione di forze psicologiche, politiche ed economiche” continua Weimann “Da un punto di vista psicologico, dietro il termine cyber-terrorismo si nascondono due delle maggiori paure moderne. Una è quella della morte casuale e violenta, l’altra è la sfiducia e l’angoscia nei confronti della tecnologia”.

“Come dice la favola, il cielo non sta precipitando, e le armi informatiche sembrano dotate di un potenziale limitato in relazione ad un attacco alla sicurezza nazionale o in vista dell’intimidazione dei cittadini” osserva James Lewis del Centro per gli Studi Strategici Internazionali, spiegando che una minaccia del genere è gonfiata. Aggiunge che “una rapida rassegna suggerisce che, se ci sono molte reti informatiche decisamente vulnerabili agli attacchi, non si può dire lo stesso di poche infrastrutture di importanza critica”. In altre parole, l’esempio di Rockefeller su un bambino lettone che si diverte col suo portatile a minacciare la sicurezza nazionale è poco più che propaganda sensazionalistica.

I cosiddetti cyber-terroristi non sono una reale minaccia per il governo. La Cina e l’Australia hanno recentemente imposto una censura draconiana alla libertà di navigazione in rete. Il Brasile, la Danimarca, il Canada, la Finlandia, l’Irlanda, l’Italia, Israele, il Regno Unito, gli Stati Uniti e altri Paesi hanno anch’essi, in teoria, previsto misure censorie per l’uso di internet. Nel corso degli ultimi anni, gli inviti pressanti a limitare l’uso del mezzo attraverso l’azione legislativa o del potere esecutivo sono aumentati (per maggiori dettagli, consultare La Censura in Internet: Uno Studio Comparativo).

Ma la verità è che, allo stato attuale, la reale minaccia alla libertà di navigazione è rappresentata dalle corporations di Information Technology e dagli Internet Service Providers (IPS),  non dal governo.

Come Alex Jones ha spiegato lo scorso giugno, i providers provvedono ad imporre limiti e controlli al trasferimento di dati e di traffico attraverso i loro networks e ad impedire l’accesso a siti ben specificati.  Per esempio, è stato appurato che, nel 2005, la AOL Time-Warner era impegnata a bloccare l’accesso a tutti i siti negli Stati Uniti riconducibili a lui. Altri esempi di aperta censura vedono il server Tiscali nel Regno Unito impedire agli utenti di accedere al materiale relativo agli attentati del 7 luglio, la costante ed usuale censura operata da Google sulle informazioni relative all’11 settembre e sui filmati dello stesso Alex Jones sul popolare sito di Youtube. E molti altri se ne potrebbero aggiungere (vedi anche Censurare la Rete: Una Raccolta di Links Essenziali su Infowars).

L’ammonimento di Jay Rockefeller sul cyber-terrorismo, minaccia perlopiù virtuale, rivela piuttosto il crescente nervosismo e l’apprensione del governo per il mezzo in quanto tale, tanto più che l’uso di internet cresce a passi da gigante, qualificandosi come una fonte di informazione diversa e interattiva. In molte occasioni, nel corso degli anni passati, siti web alternativi hanno pubblicato articoli che raccontavano le malefatte del governo, articoli che i media ufficiali hanno generalmente ignorato. Durante il mandato di Bush, internet ha costituito una risorsa vitale per la conoscenza degli avvenimenti, dalla tortura e la mortificazione delle libertà civili alle invasioni e alle occupazioni di Iraq e Afghanistan, tutte informazioni che i media tradizionali erano incapaci o contrari a fornire.

Ad esempio, all’inizio di questo mese Infowars è uscito con un pezzo sul Centro di Analisi dell’Informazione del Missouri ed i suoi tentativi di dipingere i Libertari e i sostenitori di Ron Paul come terroristi. Solo in seguito la storia è stata ripresa dal resto dei media (senza che Alex Jones o Infowars ricevessero alcuna menzione).

Più il mercato dei media tradizionali perde colpi – come si evince dai numerosi quotidiani di questi tempi sulla via del fallimento – spingendo sempre più persone a rivolgersi ad internet per avere notizie ed informazioni, più il governo adotterà tattiche finalizzate ad alimentare la paura, al fine di presentare la rete come un rifugio di terroristi, pedofili e altri criminali.

Sembra che l’amministrazione Obama stia cercando di ridimensionare questa manovra. La scorsa settimana CNet “ha scoperto il prospetto di una proposta presentata dai senatori Jay Rockefeller (democratico, West Virginia) e Olympia Snowe (repubblicana, Maine) per creare un’Ufficio del Consigliere nazionale sulla Cyber-sicurezza, come parte dell’Esecutivo del Presidente. L’ufficio avrebbe il potere di disconnettere da internet, se ritenuti a rischio, quei networks informatici di importanza critica”. Allo stesso tempo, la manovra porrebbe il Consigliere della Casa Bianca per la Cyber-sicurezza nella posizione di poter coordinare gli sforzi informatici all’interno della comunità dell’intelligence e nell’ambito delle agenzie informatiche civili.

Kurt Nimmo

Traduzione per EFFEDIEFFE.com a cura di Milena Spigaglia

Fonte > PrisonPlanet | 23 Marzo

FONTE:http://www.effedieffe.com/index.php?option=com_content&task=view&id=6886&Itemid=152